Billé: “Consumi sottozero”

09/04/2001

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Billé: "Consumi sottozero"
Berlusconi: "Ghe pensi mi…"

"Voglio un capo dello Stato eletto, con i poteri del premier"

STEFANO MARRONI


ROMA – L’appello di Sergio Billè è breve e chiaro. La politica del centrosinistra – è il messaggio – a noi commercianti ci ha rovinato. «I consumi sono sottozero». Il centrodestra ci salverà? Silvio Berlusconi sorride, si alza e va al microfono: «Alle tue domande – dice – c’è una risposta sola. È in milanese, ma la capirete: "Ghe pensi mi…". O "Faso tutto mi", se preferite il veneto. Mi chiameranno "Venezia", ora. Ma pazienza… ».
Inizia così, lo show di Silvio Berlusconi alla Confcommercio. E va avanti per un’ora e mezza, tra riforme e tasse, "ornato pubblico" e cantieri «che mi girerò in tua blu»: troppo, perché la pur volenterosa platea possa reggere solo con il miraggio dei cannoli che Billé serba per il finale. E di necessità, per tenere su l’attenzione, il Cavaliere improvvisa da vero uomo di spettacolo, fa quiz sul programma del Polo, si affida a una lunghissima sequenza di battute. Ricamando persino sul tema della "megalomania", dopo il ripetersi di ironie a sfondo psichiatrico che hanno accolto i suoi paragoni con Napoleone e Giustiniano: «Uno ha detto: "Ti sei dimenticato di Mosè". E c’è chi l’ha rimproverato ricordano che le leggi le ha fatte Dio". Ma le dodici tavole le abbiamo anche noi. Mosè, in fondo, era solo un passatavole. E noi vogliamo fare di più».
Sa di giocare in casa, Berlusconi, e ne approfitta. Gigioneggia, rispiega che in realtà non si è mai definito l’unto del Signore «perché semmai a noi è il popolo a ungerci , se ci va bene». E sentenzia anche sulle virtù benefiche per la sinistra di una sconfitta che dà per certa, e indurrà D’Alema e compagni – si augura – «ad approdare finalmente alla socialdemocrazia».
Parla senza neppure un appunto, il Cavaliere. Conosce a memoria le «soluzioni traumatiche» che occorrono – dice – per rimettere in moto un’Italia che la sinistra ha tenuto al palo, lasciando dietro di sé conti sballati e «pozzi avvelenati». E siccome un test sul pubblico gli rivela che solo in pochi sanno le sue cinque "missioni" – cambiare la pubblica amministrazione, cambiare l’architettura istituzionale, garantire la certezza del diritto, ammodernare le infrastrutture, far decollare il Sud – sciorina punto per punto "missioni" e "priorità". Assicurando tra l’altro che il conflitto di interessi non esiste anche perché «in realtà il presidente del Consiglio non ha potere alcuno». E l’unico modo per rimediare «è l’elezione diretta di un capo dello Stato che sia anche capo del governo».
A proposito di grandi opere, Berlusconi ricorda che «senza grandi politiche non ci sono grandi architetture» ed esalta Barcellona «che è diversa da quella che ricordavo quando ci passavo davanti da turistaoperatore, e non da presidenteturista». Poi plana sulle tasse, e sulla capacità «magica» del mercato di piegare l’egoismo privato a strumento di ricchezza pubblica: «Io sono stato fortunato nella vita – ricorda – riuscendo a realizzarmi, dando alla mia famiglia benessere e ricchezza. Un uomo che ha superato momenti che pensava non gli concedessero altri spazi di vita, e ha deciso di dare un significato a quello che resta della sua avventura umana: alleviare le condizioni di vita di tanta gente che è costretta a vivere ad un livello che non è di dignità. Parlo di "lui" – traduce, tornando alla prima persona – ma sono io…».
Ai commercianti che temono un suo penchant per Confindustria, Berlusconi manda a dire che la nuova Tremonti sarà più versatile, «e la potrete utilizzare tutti per l’arredamento del negozio, i banconi, ogni cosa». E giura che la recente prudenza fisco non vuol dire «un’inversione a U: il nostro programma non è cambiato di una virgola dal tax day, nel ‘98. Noi vorremmo fare l’anno delle tasse, adesso…». E giù l’elenco dei balzelli da ridurre o da abolire, dalla tassa di successione all’Irap «che all’estero nessuno capisce cos’è». La folla applaude, Bille se lo mangia con gli occhi, anche se i bene informati raccontano che a Via del Plebiscito ha perso punti, nella corsa per un ministero. E il Cavaliere li benedice tutti: «Vi nomino sul campo tutti missionari. Raccontate queste cose a chi oggi non c’è».