Billè: «Ben venga un nuovo confronto a tutto campo»

24/01/2002





Billè: «Ben venga un nuovo confronto a tutto campo»
ROMA – Un pressante invito a riprendere su basi tutte nuove il confronto tra Governo e sindacati è venuto da Sergio Billè. Il presidente dei commercianti ieri ha sollecitato l’Esecutivo a una nuova iniziativa di dialogo, a suo avviso «non solo auspicabile, ma decisamente opportuna». È necessario, ha detto, «che si strilli di meno e si discuta di più, non solo di welfare e di articolo 18, ma di tutto l’assetto della nostra economia e sulle possibilità di farla uscire nel più breve tempo possibile dalla fase di stallo in cui ora si trova». Nessun cedimento ai sindacati, si è affrettato a sottolineare il presidnete di Confcommercio. «Abbiamo chiesto al Governo – ha specificato – che si esperiscano tutti i tentativi possibili per riaprire un dialogo partito con il piede sbagliato e forse chiuso troppo bruscamente». Elementi nuovi che facciano credere possibile un nuovo tentativo non mancano. Billè ne ha ricordati tre: la disponibilità dichiarata del Governo, la discussione sulle deleghe, la possibilità che l’economia italiana possa uscire dalle difficoltà prima e meglio delle altre. Tutto, ha ricordato Billè, è nato da un «difetto di comunicazione», perché la gente crede che con le modifiche dell’articolo 18 ci sia libertà di licenziamento. Non è così, ma, ha detto, la frittata è stata fatta e il sindacato si è ricomopattato e cercare di ridividerlo sarebbe difficile. Non si tratta solo di un’opzione, è una necessità agli occhi del presidente dei commercianti, che ricorda come per il 2002 il pil crescerà al massimo dell’1,2%, il che vuole dire «ground zero per lo sviluppo». Di qui la necessità di confrontarsi «senza eliminare i possibili terreni di scontro, ma inserendoli in un quadro più ampio di confronto che riguardi tutta la nostra economia, la sua possibilità di sviluppo a tempi brevi, la tempistica di realizzazione delle nuove infrastrutture, la riforma fiscale». Billè si è tolto un sassolino dalla scarpa ricordando come l’abbaglio preso dal Governo è partito dall’avviso comune sui contratti a termine, non firmato da Confcommercio. Chiudere con la concertazione forse è stato giusto, ha detto, era uno «strumento arrugginito, che è servito al sindacato per impedire la modernizzazione dell’economia», ma è bene sostituirla «con altri strumenti che abbiano una loro logica corretta di percorso e di confronto».

Giovedí 24 Gennaio 2002