Billè attacca il credito

06/10/2003

    domenica 5 Ottobre 2003

    il caso

    L’OFFENSIVA DELLA CONFCOMMERCIO DOPO LE ACCUSE AI NEGOZIANTI SUL CARO-PREZZI

    Billè attacca il credito
    «Tassi e costi abnormi»

    Vanni Cornero

    LE banche e il sistema finanziario dovrebbero cominciare a farsi un serio esame di coscienza». E ancora: «Sono necessari più provvedimenti per le famiglie e meno per le imprese, lo dico proprio io che sono un imprenditore». Dopo essere stato messo recentemente alla sbarra dalle associazioni dei consumatori per le impennate dei prezzi al consumo il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, contrattacca a tutto campo, da Napoli, in occasione della tavola rotonda «Banca e impresa». Gli obiettivi delle sue stoccate sono gli istituti di credito, che Billè accusa di aver fatto scattare abnormi aumenti dei costi. «Tra agosto del 2002 ed agosto del 2003 i servizi finanziari praticati dalle banche sono aumentati mediamente dell’11% a fronte di un’inflazione del 2,8% – accusa il presidente della Confcommercio -. A questo punto le banche devono spiegarci a cosa è servito il processo di concentrazione e di ottimizzazione della loro produttività, se poi l’utenza deve sopportare aumenti di questa entità».
    Secondo i dati presentati da Billè dal ‘95 ad oggi i servizi bancari sono aumentati del 46% mentre quelli di bancoposta del 120%. Inoltre, nel Mezzogiorno, a marzo i tassi a breve hanno superato il 10%. Una situazione che potrebbe mandare a picco buona parte del nostro sistema di imprese e che il leader dell’organizzazione dei commercianti chiede venga salvata introducendo sostanziali modifiche agli accordi di Basilea 2 e, per la concessione dei prestiti, modelli di valutazione molto più ampi di quelli basati sui tradizionali indici di bilancio. Ma, Billè ammette d’altra parte che «salvare quella parte di sistema imprenditoriale che non ce la fa più, perchè ha prodotti troppo vecchi, potrebbe non essere una scelta oculata».
    E allora? «Quello che va fatto – spiega il numero uno della Confcommercio – è eliminare le vistose anomalie che si riscontrano soprattutto nei tassi attivi a breve. Nessuno vuol costringere le banche a produrre bilanci in rosso, perchè questo andrebbe contro ogni logica di mercato, ma qualche sforzo almeno per ridurre questi più che consistenti margini di profitto, andrebbe certamente fatto. Se gli altri Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, regolassero i rapporti tra banche e piccole aziende come li regoliamo noi almeno la metà del loro sistema imprenditoriale sarebbe già colato a picco».
    Poi il numero uno della Confcommercio aggiusta il tiro sulla necessità di rilanciare i consumi, una necessità su cui le organizzazioni dei Commercianti hanno continuamente insistito durante le roventi polemiche sugli aumenti dei prezzi che hanno costellato agosto e settembre, reagendo alle accuse di essere loro ad infiammare il carovita: «Cominciamo a dare maggiore potere d’acquisto alle famiglie – dice Billè – perchè, mentre fino a poco tempo fa in Italia avevamo famiglie che consumavano più della media europea, adesso sono costrette a consumare meno, perchè si è indebolito il loro potere d’acquisto. Quindi, in questo momento sono necessari più provvedimenti per le famiglie e meno per le imprese. E a dirlo sono proprio io che faccio l’imprenditore».
    Ma se per Billè in Italia c’è chi continua a viaggiare in scompartimenti di prima classe (le banche) e chi, a causa della crisi, deve accontentarsi di viaggiare in terza se non addirittura su carri merci (le famiglie e le imprese) il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, replica ricordando l’operazione-trasparenza lanciata dall’associazione bancaria. L’operazione è in pratica guidata dallo stesso Zadra, attraverso il consorzio «Patti Chiari», di cui è presidente del comitato direttivo. «Con questo strumento – spiega Zadra – faremo in modo di rendere più facile confrontare le offerte dei vari istituti, il che potrà anche contribuire a ridurre i costi».