Billè: «A gennaio l’effetto molla scuoterà i listini»

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 15
            Billè: «A gennaio l’effetto molla scuoterà i listini»
            VINCENZO CHIERCHIA
            MILANO • Riflettori accesi sul dopo-accordo bloccaprezzi nella grande distribuzione. Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, mette le mani avanti e parla esplicitamente di «effetto molla» a gennaio sui listini. L’accordo tra ministero Attività produttive e catene della grande distribuzione «è un passo avanti, che però non va enfatizzato — avverte Billè —, bisogna capire che avere un autunno meno caldo sul fronte dei prezzi non significa cancellare la possibilità di un inverno ancora più caldo. Nel settore si è innovato dal punto di vista legislativo ma non infrastrutturale, manca la consapevolezza che il settore della distribuzione è un’infrastruttura per il Paese». Le imprese di marca, dal canto loro, ribadiscono l’adesione all’accordo congela-listini, ma in maniera parziale e fino a fine anno, da gennaio se ne riparlerà, ma non ci saranno nuovi blocchi.
            Una nota di Centromarca ribadisce che l’adesione delle imprese avviene su base volontaria (si prevede che sarà del’80%) ma non riguarda chi produce alimentari freschi e deperibili (tra cui i salumi) perché subisce frequenti variazioni di prezzo delle materie prime. «Il blocco dei listini resta un provvedimento eccezionale.
            Sarà difficile mantenerlo a fine scadenza a causa della fortissima competizione sul mercato, della violenta pressione sui conti delle aziende e della situazione critica del mercato» rileva Ernesto Illy, presidente di Centromarca.
            «Si è poi innescata una spirale perversa — aggiunge — una rincorsa al prezzo più basso che disorienta i consumatori, falcidia la qualità dei prodotti e mette a rischio la capacità delle imprese per investire in ricerca e innovazione».
            Per il presidente di Centromarca (220 gruppi industriali, cui fa capo una quota del 55% dei beni di largo consumo) il vero banco di prova è rappresentato oggi dal rilancio dei consumi e dal rapporto con il consumatore.
            «I prezzi dei prodotti di marca sono in discesa da tempo — sottolinea Illy — e le imprese faranno tutti gli sforzi possibili per arginare i rincari. ma è impossibile sottovalutare la dinamica dei mercati internazionali e le risorse necessarie per fare sviluppo. Semmai serve un grande patto con le catene distributive per rilanciare i consumi. È preoccupante il fatto che i tagli di prezzo, ormai, non sollecitino più la domanda finale. Le imprese però devono continuare a investire e si ritrovano ad esempio con costi dell’investimento pubblicitario aumentati quest’anno dell’8% almeno. Sarebbe opportuna anche una svolta creativa che comunichi ai consumatori valori nuovi e forti, e rilanci la propensione ad acquisti orientati a una qualità fortemente percepita».
            L’industria di marca sta "soffrendo". I dati AcNielsen, sia pure parziali e provvisori sul 2004, indicano che per i prodotti di marca la quota di mercato è in discesa, mentre le preferenze del consumatore si sono appunto spostate verso marche commerciali (private label) e primi prezzi. «È sotto pressione una struttura produttiva che costituisce un elemento rilevante del made in Italy — rileva Illy —. L’industria di marca è stata sempre all’avanguardia nella qualità e nella promozione di brand globali e ad alto valore. Questa è l’ora di un dialogo forte con la distribuzione per rilanciare il mercato ed eliminare oneri e inefficienze lungo la filiera».