BILLA STANDA: SCIOPERO NAZIONALE SABATO 12 MARZO CONTRO RIDUZIONE PERSONALE E DISDETTA CONTRATTO INTEGRATIVO

10/03/2005

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

10 marzo 2005

BILLA STANDA: SCIOPERO NAZIONALE SABATO 12 MARZO CONTRO RIDUZIONE PERSONALE E DISDETTA CONTRATTO INTEGRATIVO

Sabato 12 marzo i lavoratori dei negozi Billa Standa saranno in sciopero nazionale per l’intera giornata.

Lo sciopero è stato deciso dal coordinamento nazionale Filcams Fisascat Uiltucs del gruppo in risposta alla rottura della trattativa, da parte dell’azienda, sugli esuberi e sulla disdetta unilaterale del contratto integrativo.

Altre otto ore di sciopero sono a disposizione dei territori.

L’abbandono della trattativa da parte dell’azienda – «il tempo del confronto è scaduto» hanno dichiarato i suoi dirigenti alzandosi dal tavolo – è contemporaneo alla richiesta di messa in mobilità per 411 lavoratori (350 nei negozi Standa e 61 nei negozi Billa) occupati in 67 filiali.

L’organico complessivo è di 5.490 lavoratori.

In precedenza l’azienda aveva già disdettato il contratto integrativo, applicato ai lavoratori dei negozi Standa, pretendendo di sostituirlo con il meno oneroso contratto Billa.

Billa Standa, gruppo di negozi food di proprietà del gruppo tedesco Rewe, deriva dalla divisione dell’attività food dall’attività non food dell’ex gruppo Standa. Il gruppo Rewe acquistò la parte food di Standa nel 2002 attraverso Billa AG Italia.

La trattativa sindacale sugli esuberi e la disdetta del contratto integrativo si è rivelata subito molto dura poiché di fronte alla richiesta di Filcams Fisascat Uiltucs di aprire un negoziato «a tutto campo», a partire dal piano industriale e dal problema occupazione per utilizzare, con il concorso del ministero del Lavoro, tutti gli ammortizzatori possibili, la direzione ha risposto «rifiutando la logica del negoziato».

Lo sciopero di sabato 12, le successive otto ore e quanto il coordinamento nazionale deciderà di mettere in campo «sarà – dicono i sindacati – per impedire che l’azienda metta in atto in piena libertà il suo piano di recupero costi, posto interamente a carico dell’occupazione e dei salari dei lavoratori».