Biggeri: il sommerso fino al 40%

13/06/2005
    sabato 11 giugno 2005

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      Biggeri: il sommerso fino al 40%

        Il boom dei servizi in nero Giovani, immigrati illegali, disoccupati, autonomi: è l’ identikit del lavoratore « in nero » .
        Ma il pianeta del « sommerso » è popolato non solo da persone, anche da aziende completamente sconosciute al fisco, non si trova circoscritto al Meridione ma è un male comune dell’ intero Paese.
        «È un dato diffuso a tutte le regioni italiane » ha spiegato il presidente dell’ Istat, Luigi Biggeri, riproponendo all’ Università Cattolica di Milano i contenuti del rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese nel 2004.
        Il sommerso « non si può riferire solo alle persone non regolarizzate » ma è da collegare « a singoli settori di attività economiche » .
        Secondo Biggeri « è prevalente in agricoltura, nel settore alberghiero e in tutti i servizi alle imprese e alle famiglie » . Nessuna regione esclusa, nemmeno la Lombardia, il cosiddetto motore dell’ economia nazionale che da sola conta il 20% del Pil italiano. Il presidente dell’ Istat, che ha identificato punte del sommerso fino al 40% in alcuni settori dell’ economia tricolore, ha spiegato che, in Lombardia « il sommerso prevale a Lodi e in provincia dove sono molto sviluppati i servizi alle imprese » . Anche l’ ultimo rapporto Ocse è stato un campanello d’ allarme per
        l’ economia italiana: se è vero che negli ultimi cinque anni l’ occupazione è cresciuta del 4,6% (meglio in Europa hanno fatto solo Spagna e Irlanda), altrettanto vero è che soltanto il 56% della popolazione in età lavorativa ha un’ occupazione. E che gran parte della crescita dell’ occupazione è dovuta all’ esplosione dei contratti temporanei mentre a pesare sul mercato del lavoro è l’ alta percentuale dei lavoratori in nero.
        « Far emergere l’ economia sommersa – avvisano gli analisti dell’ Ocse – permetterebbe lo sviluppo di un mercato più equo e consentirebbe di allargare la base imponibile » . Secondo l’ organizzazione il gettito effettivo dei contributi sociali è del 20% inferiore al gettito potenziale, una cifra paragonabile a quella stimata per la Turchia e molto al di sopra della media delle nazioni più industrializzate.
        «Se non poniamo mano alle riforme strutturali e ci limitiamo a qualche cosmetica sulla contabilità pubblica non ne usciamo» ha detto il presidente della Commissione attività produttive della Camera, Bruno Tabacci.

      A.Ja.