Big stranieri a caccia di affari in Italia

13/12/2004

    domenica 12 dicembre 2004

      sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 17

      STRATEGIE DI BUSINESS • Tutte le principali realtà d’Oltralpe stanno crescendo approfittando della debolezza del sistema nazionale
      Big stranieri a caccia di affari in Italia
      Tra le grandi catene alberghiere la quota estera supera il 50%

        VINCENZO CHIERCHIA
        LAURA DOMINICI

          MILANO • L’industria turistica italiana sconta una cronica debolezza sul piano internazionale, nessun gruppo è tra le principali realtà, come rileva un’analisi Trademark. Al tempo stesso i big stranieri si fanno strada, anche se a fatica, rispetto alle potenzialità del Paese.

          Alberghi e residence. Delle 40 principali catene alberghiere attive in Italia, che insieme rappresentano, secondo Databank, il 7% del numero di camere e il 13,5% del fatturato, la metà oggi sono straniere, con un’offerta di 44mila camere contro le 30mila circa delle compagnie italiane (sul totale del mercato la quota dei gruppi è molto bassa). Al primo posto (tra i consorzi) c’è Best Western, che prevede di gestire 200 alberghi entro i prossimi tre anni (ora sono 142). Hilton sta completando un’operazione da 110 milioni con Acqua Marcia a Venezia, punta sul franchising (in Sicilia il primo contratto), con il brand Scandic è approdato in Puglia e studia Roma. È invece in stand by il progetto Costa Smeralda del finanziere americano Tom Barrack, a capo del Gruppo Colony Capital proprietario degli hotel sardi della Starwood (operazione da 300 milioni), la Sardegna ha congelato gli interventi lungo le coste. Marriott ha raggiunto quota 12 alberghi (2.313 camere) con le aperture di Roma, Napoli e Capri per 200 milioni di investimento (e si prepara a sbarcare in Calabria). Ai 39 complessi Srs si sono aggiunti dall’autunno un albergo a Milano e tre a Roma. Tra le novità italiane di Starwood c’è il lancio del brand W Hotels: Milano e Roma le città candidate, mentre per gli altri marchi la compagnia mira ad aprire in Sicilia e a Malpensa e Fiumicino. Radisson esordirà a Roma nel 2005 con l’Es Hotel.

            Il gruppo francese Accor (39 hotel) aprirà nel prossimo biennio 10 alberghi (200 milioni di investimento). Entro il 2006 la catena spagnola Ac10 Hotels inaugurerà 13 strutture in varie città (il piano vale 160 milioni). Ai 5 complessi della spagnola Sol Meliá si aggiungerà un 5 stelle lusso a Roma entro il 2005. Dopo l’acquisizione del Laguna Palace a Mestre, l’iberica Nh Hoteles (ha il 20% di Jolly hotel) aggiungerà altri cinque alberghi grazie alla partnership con il gruppo immobiliare Danieli. Nell’ambito dei piani seguiti di Sviluppo Italia stanno investendo in Sicilia (oltre 100 milioni) il gruppo inglese Forte e la spagnola Sotogrande (ci sono 12 altri operatori interessati a investire, ma i fondi Cipe sono esauriti).

            Nel settore residence marcia la francese Pierre & vacances, che dopo aver rilevato le strutture di Valtur Casa ha investito in Sicilia (Cefalù) e Roma (business residence), e punta su Firenze, Milano, Bologna e Napoli. Al gruppo svizzero Hotelplan (Migros) fa capo Interhome (20mila appartamenti in 15 Paesi, di cui 3.500 in Italia), mentre il gruppo americano Cendant gestisce la Cuendet Italia (dimore di charme).

            Tour operator. La presenza estera vale il 10% del mercato (4,6 miliardi). Spopolano gli svizzeri: Hotelplan ha rilevato Turisanda e Kuoni la Gastaldi. La tedesca Dertour ha acquisito Atitour, e all’inglese First Choice fa capo Viaggi del Turchese.

              Online. Il colosso tedesco Tui, dopo l’uscita da Alpitour, tornerà sul mercato italiano dal mese prossimo con un portale online collegato ae attività del vettore low cost Hapag Lloyd. Tutti stranieri i Gds (ossia le piattaforme Internet di prenotazione turistica): Amadeus, quotato a Madrid è controllato dai vettori aerei, Galileo Sigma fa capo a Cendant, Sabre è controllata da Sabre holding (quotata a Wall Street) e Worldspan è del fondo Citigroup. Estere anche le principali web agency, da Lastminute.com a eDreams e a Expedia, che insieme hanno una quota del 3% del mercato dei viaggi organizzati (contro il 7,5% del Nord Europa e il 17 degli Usa), pari a circa 150 milioni di euro. Tra i nuovi ingressi stranieri c’è Opodo, web agency contollata da Amadeus.

                Crociere. Dopo il passaggio della Costa Crociere (che recentemente ha acquisito la tedesca Seetours) al gigante americano Carnival, anche il 79,63% della Grandi Navi Veloci è andato all’estero, al gruppo Permira (private equity).

                  Agenzie. La banca d’affari Barclays è entrata nel capitale di Bluvacanze (network di 320 punti vendita). Nei viaggi d’affari UvetAmerican express studia nuove acquisizioni; Carlson-Wagonlit (AccorCarlson) tratta da mesi con Bopa. TQ3 (gruppo Tui) ha siglato un’intesa con Cisalpina (200 agenzie).

                    Gli operatori. «Investire in Italia nel settore alberghiero resta ancora molto difficile» commenta Sergio Iorio, presidente Aica e top manager Accor. «Nel settore residence l’Italia è un mercato anomalo, lontano dagli standard europei, i grandi investitori restano alla finestra, invece ci sarebbe bisogno di capitali freschi» aggiunge Emilio Valdameri, presidente di Rescasa. «La competitività dell’Italia va rilanciata, l’attrazione di investimenti è un elemento chiave — sottolinea Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo. — I grandi interventi danno spinta all’industria turistica italiana». «Occorre fornire continuità al contratto di localizzazione che ha dimostrato di poter offrire agli investitori esteri in Italia certezze su tempi e risorse — rilancia Massimo Caputi, top manager di Sviluppo Italia. — Nei Paesi europei nostri concorrenti l’attrazione degli investimenti esteri è un tema prioritario nell’azione di Governo. Anche il nostro Paese deve puntare a rilanciare la competitività sul mercato degli investimenti esteri, puntando sul turismo come settore trainante». «Occore ammodernare anche i contratti di gestione — conclude Bernabò Bocca, presidente di Confturismo — per rilanciare l’interesse dei grandi gruppi».