Big brother e i media in prima linea – di G.Barlozzetti

15/04/2003

ItaliaOggi (Marketing)
Numero
089, pag. 17 del 15/4/2003
di Guido Barlozzetti


Diario della (tele) guerra.

Big brother e i media in prima linea

La domanda ormai ricorrente è ´Quando finirà la guerra?’. Magari è già finita, in questa paludosa informazione che non ha più una linea maestra da seguire ma cerca di mettere insieme i pezzi di un mosaico tutto da decifrare. E oscilla senza requie, a seconda delle notizie che arrivano e dei periscopi dislocati sul territorio, tra l’eccitazione e la depressione, la gioia e lo scoramento. C’è chi ormai non resiste alla tentazione epigrafica della certificazione a futura memoria. Time replica la copertina che sancì la fine della seconda guerra mondiale e sovrappone al volto di Saddam la X della cancellazione che segnò quello di Hitler. E, poi va a chiudersi, felicemente, una delle sottotrame che hanno tenuto in apprensione il pubblico occidentale e, soprattutto, quello degli States. Sono stati liberati finalmente i Pow, i Prisoners of War. Li vediamo scendere dallo scivolo posteriore di un elicottero. Sorridono ai soldati che li attendono e, prima di caricarli su un bus, li prendono a pacche sulle spalle e a ´give me five’. Sembrano i reclusi del Grande Fratello che escono dalla Casa, restituiti alla libertà. O gli umani riconsegnati dagli alieni alla conclusione di Incontri ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg. Prosegue anche la sitcom sui marines. I reporter embedded li seguono ovunque e mandano in onda la messa per la Domenica delle Palme, nella versione per i cattolici e in quella per i protestanti. Si conferma anche che i media sono più importanti e affidabili degli eserciti. Qualche giorno fa il ministro degli interni iracheno si era consegnato a una troupe della Zdf. Adesso, la prima a entrare a Tikrit, ultima roccaforte dell’(ex) armata di Saddam, è la troupe di Brent Sadler della Cnn che scorazza per la città otto ore prima che appaiano i soldati Usa.