Biagi e la scorta, il giallo delle cinque email

01/07/2002

29 giugno 2002



Biagi e la scorta, il giallo delle cinque email

Spuntano appelli a Casini e Parisi con accuse a Cofferati. I pm: ne abbiamo tre, ma non si parla del leader Cgil

        DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
        BOLOGNA - Sono uscite adesso, più di tre mesi dopo la sua morte. Attraverso canali non chiari, con una tempistica secondo molti sospetta. Un giallo. Un caso politico che investe di nuovo il governo, ma che soprattutto chiama pesantemente in causa Sergio Cofferati. Un dramma umano. Sono cinque urla. Le urla di paura, di disperazione, di un uomo che si sentiva abbandonato dallo Stato e che vanamente per mesi ha denunciato la sua solitudine. Le grida di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dai terroristi il 19 marzo scorso a Bologna, mentre si accingeva a salire in casa, hanno la forma di cinque email . Sono indirizzate al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, al ministro del Lavoro Roberto Maroni. Al sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, al prefetto di Bologna Sergio Iovino e al direttore di Confindustria Stefano Parisi.

        IL DISCHETTO - Ancora da chiarire i canali attraverso i quali queste email sono state divulgate. Il primo ad entrare in possesso del floppy disk che conteneva le missive di Biagi è stato il direttore del quindicinale bolognese Zero in condotta . Si chiama Valerio Monteventi ed è consigliere comunale di Rifondazione comunista. Qualcuno lo aveva avvisato in aprile che stavano arrivando: venti giorni fa ne è entrato in possesso. Ha verificato il contenuto. Prima di pubblicarle, Monteventi ha informato il quotidiano Repubblica , concordando un’uscita contemporanea. Cosa avvenuta ieri. Sono cinque email , scritte da Biagi tra luglio e settembre 2001, nei mesi in cui le autorità gli stavano per revocare la tutela a Roma, Milano, Bologna e Modena, le città che frequentava per lavoro. Nelle missive, l’economista informava le autorità delle minacce ricevute e chiedeva, implorava, che gli lasciassero la protezione.

        LA FAMIGLIA – Tanti i misteri. Le zone d’ombra. A cominciare da chi ha fornito il floppy disk alla rivista bolognese. Monteventi ha affermato di aver ricevuto il materiale da «una persona molto vicina alla famiglia Biagi, un vecchio amico del professore assassinato, che ha così voluto esprimere il suo sdegno per il modo in cui lo Stato ha abbandonato il docente». Monteventi ha anche aggiunto di aver avuto dalla famiglia Biagi il via libera alla pubblicazione. A sua volta, però, la vedova del docente, Marina Orlandi, ha ieri fatto sapere di non essere in alcun modo coinvolta nella diffusione del materiale.

        LE INDAGINI – Anche la Procura, che sta indagando sulla mancata scorta a Biagi, è stata presa in contropiede. Il procuratore Enrico De Nicola, che ha fatto sequestrare il floppy, ha escluso che le email provengano dagli inquirenti: «Questo materiale è una novità». Delle cinque email pubblicate, i magistrati bolognesi ne conoscevano due, quelle a Maroni e Iovino, consegnate dal prefetto. La Procura ha inoltre trovato nel computer di casa Biagi una missiva a Casini, ma è diversa da quella divulgata ieri. L’entourage di Casini fa sapere che il presidente della Camera ha ricevuto una solo lettera da Biagi, quella resa nota ieri. Secondo gli inquirenti, che hanno comunque sottolineato che «il materiale al vaglio è numeroso», non è da escludere che sia stato lo stesso giuslavorista a consegnare ad un amico le email , dicendogli di divulgarle nel caso gli fosse successo qualcosa.

        LE MANIPOLAZIONI – Poi c’è il caso Cofferati. Il nome del leader della Cgil, che Biagi accusa di «minacce» e di «volermi criminalizzare», non compare nella lettera a Parisi pubblicata da Zero in condotta , mentre c’è in quella divulgata da Repubblica . Il direttore del quindicinale bolognese la spiega così: «Chi mi ha dato il floppy disk ha tolto il nome di Cofferati per non farne un caso politico. Poi però Parisi, quando ha saputo della email , ha detto che nella lettera da lui ricevuta c’era anche quel passaggio». E di Cofferati, Biagi parla anche nella lettera a Casini. Altri lati non chiari. Come mai Parisi, che fu interrogato dai magistrati bolognesi nell’indagine sulla mancata scorta, non riferì della lettera ricevuta da Biagi? E ancora: chi è quella «persona assolutamente attendibile» che, come scrive il docente assassinato a Parisi, gli riferì delle «minacce di Cofferati»?

F. Alb.