“Biagi 2″ I sindacati critici sulla riforma: realizzata a metà

14/03/2005
    sabato 12 marzo 2005

      sezione: DOSSIER MARCO BIAGI- pagina 17

      I sindacati critici sulla riforma: realizzata a metà

      S.U.

      MILANO • L’analisi è critica, il giudizio severo. Ai sindacati l’attuazione della riforma del lavoro non piace. E se la valutazione negativa è scontata per la Cgil, lo è un po’ meno per la Cisl che nella legge, sia pur qualche riserva, aveva creduto subito e in parte anche per la Uil.
      « Quello che sta accadendo — dice Raffaele Bonanni della Cisl— è esattamente il contrario di quello che avrebbe voluto Biagi. Lui — continua — avrebbe voluto un’attività contrattuale più intensa e una presenza del Governo meno ingombrante » .

      Bonanni critica soprattutto « l’eccesso di dirigismo del Governo » e aggiunge: « Bisognerebbe sfruttare molto meglio il rinvio della legge alla contrattazione per prestare meno il fianco a un Governo che di giorno tesse la tela per disfarla la notte » .
      L’altro punto su cui la Cisl auspica un maggiore impegno riguarda « la costruzione di tutele mirate per il mercato del lavoro, oltre che per il posto di lavoro » . E così quanto allo stato di attuazione della legge il quadro secondo la Cisl è poco confortante. « C’è stato — dice Bonanni — un doppio boicottaggio. Il primo da una parte del sindacato ( il riferimento è al Cgil, ndr) che ritiene la legge abrogabile » . Il secondo boicotaggio, paradossalmente, arriva proprio dal Governo che « interferendo » così pesantemente, secondo Bonanni, snatura lo spirito della legga.

      Meno a sorpresa, anzi coerente con le posizioni di sempre, la bocciatura della Cgil. « Noi — spiega Fulvio Fammoni, responsabile per il mercato del lavoro della Cgil — è noto che ci siamo dichiarati sempre contrari alla riforma per diversi motivi. Siamo cioè contrari alla logica seconda la quale si pensa di competere utilizzando l’abbassamento dei costi piuttosto che con l’innovazione e la ricerca » .

      L’altro elemento critico per Fammoni è la frammentazione in 49 modelli contrattuali. Ma — secondo la Cgil — la stroncatura più dura è quella che arriva dall’attuazione della legge. « Nei contratti le norme peggiori della legge 30 — dice Fammoni — non sono state recepite » . E « attenzione — aggiunge Fammoni — parlo di legge 30 e non di legge Biagi non a caso. Lo faccio per il rispetto che ho per la memoria del professore » . Lo scorso 24 febbraio la Cgil ha presentato la sua controproposta alla riforma. Cuore del documento « la riduzione dei 49 contratti a sette o otto forme di lavoro » .

      I toni si fanno più critici rispetto al passato anche per la Uil. « Noi avevamo da sempre manifestato la necessità — dice Fabio Canapa della Uil — che la legislazione venisse adeguata all’evoluzione della società. Siamo infatti convinti che è la società che deve orientare il diritto e non viceversa. Ecco perché avevamo valutato in modo positivo le novità introdotte con il pacchetto Treu e allo stesso modo — continua— eravamo stati critici nel constatare il rallentamento successivo. Da questo punto di vista la legge Biagi ci è sembrata assolutamente necessaria » .

        Ma una valutazione complessiva della riforma, secondo la Uil, non può non tenere conto del fatto che, così come era stato previsto dal Patto per l’Italia, per completare il quadro « manca — dice Canapa — l’individuazione dei diritti dei nuovi lavoratori, quindi il nuovo Statuto dei lavoratori e la riforma degli ammortizzatori » . In mancanza di questi due pilastri la situazione è sbilanciata « perché — continua — abbiamo avuto un aumento del precariato senza però una definizione dei diritti e delle tutele » .