Bertinotti va al governo, la Fiom resta all’opposizione

15/04/2005

    venerdì 15 aprile 2005

      RICORSI. IL DERBY CREMASCHI-EPIFANI

        Bertinotti va al governo
        la Fiom resta all’opposizione

          Fausto Bertinotti al “programma Monti” preferisce, come si sa, il “programma Rinaldini”, segretario generale Fiom. Ma Bertinotti è anche uomo di mondo: ecco perché ha dato mandato ai suoi dentro la Cgil di non prendere ufficialmente posizione a favore del documento alternativo a quello di Epifani che il segretario nazionale della Fiom, il rifondarolo Giorgio Cremaschi, dovrebbe presentare al congresso della Cgil. Una novità non di poco conto, sia l’opposizione interna di Cremaschi, ove venisse sancita ufficialmente, sia la “neutralità” del Prc verso lo scontro interno che si profila in Cgil. Ma se il responsabile Lavoro Paolo Ferrero vede «una forte sintonia con la Cgil sulla prospettiva politica» ma anche «criticità sulle politiche contrattuali di molti suoi comparti, escluso Pubblico impiego e Fiom», il senatore Gigi Malabarba, leader di una minoranza interna, è scettico su quella che definisce «l’innaturale alleanza tra l’Unione con noi dentro e Montezemolo in nome della lotta alla rendita ma senza toccare i profitti». Gli preferisce di gran lunga «l’appoggio esterno al governo di centrosinistra e un nuovo asse con movimenti e Fiom» e prefigura «ottimi successi alla mozione Cremaschi, se non tra i dirigenti, almeno nella base».

            Proprio Cremaschi ha scritto per oggi, giorno dello sciopero dei metalmeccanici contro la crisi e per il contratto, un articolo su Liberazione, organo del Prc, in cui dirà tre cose: «Basta», al governo; «Stai facendo finta», a Montezemolo; e «Attenzione», rivolto al centrosinistra. Per Cremaschi lo sciopero di oggi avrà «un grande significato politico perché Confindustria, come il governo, non vuole fare i contratti». E subito dopo ribadisce le ragioni della sua, peraltro non ancora definitiva, decisione di presentare un documento alternativo a quello di Epifani, per il congresso: «Ci giocheremo tutto sul concetto di indipendenza, che è molto di più che autonomia, del sindacato dalla politica. Per me è inaccettabile riproporre l’idea cofferatiana del “governo amico”, chiunque governi, Unione in testa. Al mio amico Alfonso Gianni ho detto che, dopo il pacchetto Treu, sono pronto a scioperare anche contro il pacchetto Gianni, se sarà ministro». Proprio qui il cuore del dilemma, per il Prc. Da un lato l’esigenza di non perdere l’asse con l’area più antagonista e conflittuale del sindacato, Fiom e non solo, dall’altro l’aspirazione a governare. Nel futuro governo dell’Unione tutto si deve tenere, per Bertinotti: un nuovo patto sociale («tra produttori», direbbe Epifani) con Confindustria e la pressione dei movimenti. La necessità di colpire la rendita senza inasprire la pressione fiscale e quella di salvaguardare il welfare. Il recupero di potere d’acquisto di salari e pensioni, magari attraverso una compensazione ex post dello scarto tra inflazione reale e programmata, senza riproporre la scala mobile ma affossando politica dei redditi e concertazione. In nome della centralità del salario, antico totem Fiom, e dell’esaltazione del metodo del conflitto. E il ballon d’essai di Bertinotti – un ministero (l’Industria) per l’economista marxista Graziani – in realtà nasconde l’obiettivo di far rinascere il ministero della Programmazione, circoscrivendo i poteri del superministro all’Economia (Monti o chi per lui) e affidandolo alle cure del fidato Gianni. Obiettivo di certo socialdemocratico da mixare sapientemente con richieste ben più massimaliste. Per Ferrero, l’abolizione di leggi che hanno precarizzato il mercato del lavoro (Biagi e Bossi-Fini), la necessità del rilancio dell’intervento pubblico in economia (Fiat in testa), una politica fiscale equa, legge sulla democrazia sindacale, i punti cardine del programma economico di Rifondazione. Sulla carta con la Fiom «c’è piena sintonia» ma col Prc al governo la Fiom, in piazza, sarà più sola.