Bertinotti: «Passi indietro? A Epifani dico no»

14/09/2007
    venerdì 14 settembre 2007

    Pagina 3 – Politica

    «Passi indietro? A Epifani dico no»

      Bertinotti replica al segretario della Cgil che aveva chiesto di non ingerirsi nel duro dibattito nel sindacato

        di Andrea Carugati / Roma

        IL «PASSO INDIETRO» chiesto da Guglielmo Epifani ai partiti (in primis Rifondazione)sulla vicenda Fiom non convince il presidente della Camera. Fausto Bertinotti dice di «non capire questo discorso del passo indietro». Pur giudicando «fondata una parte del ragionamento» del segretario Cgil, a partire dal principio che i lavoratori debbano «esprimersi liberamente» e che «la politica deve ascoltare il loro responso», Bertinotti sostiene che «ammutolire la dialettica democratica, sindacale e politica, non faccia bene neanche alla libera espressione dei lavoratori: i lavoratori sappiano cosa pensano tutti e poi decidano in proprio». «L’autonomia del sindacato si difende perché, come diceva Di Vittorio, sa essere autonomi dai padroni, dal governo e dai partiti. Non perché i padroni, il governo e i partiti smettono di esistere», ricorda Bertinotti, da ex sindacalista, a Epifani La controreplica del numero uno di Corso Italia è telegrafica: «Non rispondo al presidente della Camera. Il mio era un altro tipo di invito…».

        Lo scambio di opinioni dà la misura del clima a sinistra dopo il no della Fiom al protocollo sul welfare firmato a luglio da governo e parti sociali. Un clima reso ancora più acceso per la successione, a distanza di una decina di giorni, dei risultati del referendum tra i lavoratori sull’accordo e della manifestazione della sinistra radicale del 20 ottobre. Alfonso Gianni, sottosegretario allo Sviluppo Economico e uomo vicinissimo a Bertinotti dice: «Rispetteremo profondamente il risultato del referendum, ma andrà valutato in tutte le sue parti, compresa quella minoritaria, e non penso che sarà un plebiscito. Il referendum e la manifestazione sono due episodi distinti, perché la manifestazione ha ambizioni più grandi, e cioè accentuare il carattere sociale della politica del governo di cui l’accordo di luglio è solo una parte. E poi i due episodi possono andare nella stessa direzione: una partecipazione popolare alle vicende politiche del Paese». Quanto a Epifani, dice Gianni: «La sua richiesta nei confronti di Rifondazione mi pare impropria e un po’ assurda: chi fa parte del governo avrà pure il diritto di dire qualcosa su un accordo firmato dal governo. E poi la traduzione in legge spetta al Parlamento, che non agisce su input del sindacato: dunque bisogna che tutte le autonomie vengano rispettate, non ha alcun senso chiedere al Prc di fare dei passi indietro. Ciò detto, non vogliamo influire sul referendum, non faremo propaganda». Prosegue Gianni, con una punta polemica: «Forse Epifani sottovaluta il significato del no della Fiom, che non è eterodiretto ma sul merito e non è difficile da capire: nelle fabbriche metalmeccaniche c’è stato un maggiore ricambio generazionale, c’è molta attenzione al tema del precariato e poca soggezione nei confronti delle forze politiche. Dunque chi ha firmato quell’accordo rifletta, invece di prendersela con questo o quello». Intanto i dissidenti Cannavò e Turigliatto, al grido «C’è chi dice no», lanciano una campagna nei luoghi di lavoro e ribadiscono il loro no al protocollo anche in Parlamento. E dall’ultrasinistra Ferrando accusa il Prc di «diserzione». Gianni, però, dice di «non vedere rischi di restare scoperti a sinistra, e non mi pare che nel merito il fronte Cobas-dissidenti dica molto». E tuttavia «con la radicalità dei movimenti una dialettica c’è e va vissuta per intero». Quanto al 20 ottobre, «non saremo noi a organizzare la manifestazione, ma il gruppo dirigente del partito ci sarà. Ci mancherebbe altro…», dice Gianni. E il carattere antigovernativo? «Di manifestazioni a favore del governo ne ho viste solo nei regimi, ma questo non vuol dire che sarà “contro” il governo, ma “per” alcuni contenuti».

        A favore delle parole di Epifani il ministro del Lavoro Damiano, che consiglia a tutti di «attendere l’esito del referendum» e di «non contraddire la volontà che i lavoratori esprimeranno». Convinti del sì al referendum anche Tiziano Treu e il ministro Livia Turco. Così anche il presidente del Senato Franco Marini: «Non drammatizzo il no della Fiom. Io ho un giudizio positivo sull’accordo, sarà molto importante il referendum». Fabio Mussi invita i compagni della sinistra radicale a evitare il 20 ottobre la «marcia degli incazzati» e a non dare «una spallata al governo». E Gavino Angius: «Comunque la si voglia girare, la manifestazione del 20 ottobre è sbagliata».