Bersani: «Voi imprese non siete mai contente»

29/10/2007
    sabato 27 ottobre 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

      Attacco di Bersani:
      «Voi imprese non siete mai contente»

        Il ministro duro con la piccola industria: se l’intesa sul fisco non va, torniamo indietro

          Bianca Di Giovannniinviata a Caserta

          BASTA «Se la riforma fiscale non va bene, nessuno ci obbliga, si torna indietro. In caso contrario si va avanti, ma allora dovete dire che funziona». È un vero aut-aut quello di Pier Luigi Bersani davanti alla platea della piccola impresa di Confindustria, riunita a Caserta per il tradizionale incontro annuale. Il ministro è scuro in volto e infastidito. Arriva al convegno e evita di stringere la mano al presidente Giuseppe Morandini. Il quale ha appena terminato il suo intervento: tutto all’insegna del "meno-tasse-più-fatti", tutto giocato sui toni "simil-berlusconiani" del "basta-basta-basta". Sentirselo dire dopo i 5 miliardi di sgravi fiscali varati l’anno scorso e dopo la semplificazione studiata quest’anno, per Bersani è davvero troppo. Così lui, abituato a veri "duelli confindustriali" (in passato si è preso anche i fischi, ma non ha mai rinunciato ad affrontare l’arena) inizia subito sfoderando le armi. La sala è muta. Tornare indietro significa tornare all’aliquota Ires al 33% rispetto al 27,5% introdotti in Finanziaria, significa perdere un taglio Irap di mezzo punto, significa dire addio al cosiddetto "forfettone" per i piccoli "marginali" (quelli con fatturato sotto i 30mila euro). Poco prima Morandini si era esercitato nei consueti confronti internazionali: in Italia il fisco è più pesante della Germania, della Francia, della Slovacchia, della Tunisia. Insomma, va malissimo. "Certo, ma nessuno mai aggiunge che l’Italia è anche il Paese con il debito pubblico più alto in Europa – nota Bersani – E anche con l’evasione più pesante". Ancora silenzio in sala. Proprio sull’evasione il ministro inchioda la platea: "Riconoscetelo, c’era un patto silenzioso che consentiva di non pagare le tasse – dichiara – Lo dico io che sono figlio di artigiano. Mio padre non pagava e si lamentava delle tasse. Lui non pagava, ma in cambio offriva un lavoro di 20 ore al giorno e magari qualche altra attenzione". Oggi il mondo è cambiato.Ma i confindustriali restano gli stessi: si lamentano. Anche quando – osserva Bersani – fanno utili da capogiro, come l’industria nautica. E’ la musica che deve cambiare. Così arriva l’appello con cui si chiude l’incontro: che Confindustria spinga perché si approvi entro l’anno la terza lenzuolata, attualmente bloccata dall’opposizione al Senato. "Lì dentro ci sono 55 articoli tra cui parecchie cose che possono aiutare la piccola impresa – spiega – Per esempio il massimo scoperto. Peccato che nessuno lo riconosca". Il fatto è che questo governo fa molte cose, ma è sommerso dal frastuono. "Come l’episodio del decreto in Senato – spiega il ministro – Tutti a dire che siamo caduti 7 volte. Beh, con 2 voti di differenza 7 su oltre 200 votazioni mi sembra un buon risultato. E scommetto che nessuno sa cosa c’è in quel decreto. Bene: 2 miliardi per i più poveri, tre miliardi di investimenti, 500 milioni per il piano casa. E questo governo non farebbe nulla?" Oggi tocca a Vincenzo Visco, che interverrà da Milano in teleconferenza. Quando si parla di tasse, meglio mantenere le distanze.