Bersani: una manovra che non toglie nulla ai ricchi

29/07/2010

Siamo «alle Colonne d’Ercole della vicenda berlusconiana, ora si procede con navigazione a vista mentre il Paese chiede altro. Alla maggioranza chiedo: prendete atto della situazione, siate responsabili. Noi siamo disposti a una fase di transizione che consenta una corretta democrazia, a partire dalla legge elettorale e da alcune riforme economiche». Termina così, con un appello tutto politico, la dichiarazione di voto sulla fiducia alla manovra di Pier Luigi Bersani. Appello che fa subito registrare la reazione negativa di alcuni Democratici della minoranza, come Giorgio Tonini o Stefano Parisi. Il segretario del Pd si rivolge ai banchi semivuoti del centrodestra, mentre sul suo scranno Gianfranco Fini sembra una sfinge. La manovra sembra proprio la pietra tombale di questo Berlusconi quater: un Paese impoverito che paga il conto (con stipendi più bassi e meno servizi) alla crisi finanziaria, mentre i ricchi non pagano nulla. C’è libertà con questa iniquità? Questa è la domanda che Bersani rivolge agli ex della Casa delle cosiddette libertà (dei soliti noti). VOTO Di lì a poco, tuttavia, la maggioranza vota compatta con 329 sì contro i 275 no(i Democratici al completo). Dopodiché la Camera è passata al voto degli ordini del giorno. Oggi il varo definitivo del testo. Presente al voto anche il premier, che in seguito rassicura gli ambasciatori, vittime dei tagli della manovra. «Penso che prossimamente possiamo tornare su questa cosa e fare cambiamenti nella direzione da voi auspicata», dichiara. Insomma, serve una marcia indietro. Lo ammette persino Silvio Berlusconi. Il quale torna a parlare di necessità indotta dalla crisi internazionale, e di rischio Grecia se si fosse seguita la strada indicata dalle opposizioni. Un rischio che per la verità è ancora maggiore con la formula Tremonti, fatta di tagli lineari che colpiscono indiscriminatamente le famiglie italiane. Escluse, naturalmente, quelle che possono permettersi di pagare i servizi di tasca propria. «Il ministro ha detto: abbiamo fatto pagare i papaveri – ha attaccato Bersani in Aula –ma quali papaveri ci stiamo fumando? Avete colpito Insegnanti, poliziotti, infermieri, vigili del fuoco. Parliamo di quegli agricoltori he protestano contro gli evasori delle quote latte, cari amici della Lega? Chi sono questi papaveri? E i miliardari come il presidente del consiglio che non paga un euro per questa manovra, cosa sono mammole da proteggere?» . E tra i papaveri colpiti, ha insistito il leader Pd, ci sono anche «quelli che si sono visti allungare di un anno l’eta pensionabile, o quelli che si vedranno aumentare i costi i servizi e delle tariffe ». La manovra è anche recessiva proprio perché ingiusta. La ripresa si fermerà allo zero virgola, avverte Bersani, mettendo a rischio il risanamento dei conti. I 24miliardi della manovra, ha sottolineato, «noi
abbiamo detto di andarli a prendere da un’altra parte»: dalla rendita, dalle frequenze della Tv, da chi ha approfittato dello scudo fiscale. Ma non c’è stato nulla da fare