Bersani: la manovra è iniqua solo Berlusconi non paga nulla

03/06/2010

«Berlusconi non mette le mani nelle sue tasche, perché redditi come i suoi non vengono nemmeno sfiorati dalla manovra». Per Pier Luigi Bersani l’ultimo decreto Tremonti ha un’anima nera: l’iniquità sociale. In effetti quei 54 articoli sono un distillato di misure che si scaricano sui deboli: invalidi, pensionati, dipendenti pubblici, insegnanti: tutti ci perdono. E non solo: con i tagli agli enti locali a soffrire saranno le politiche per il sociale: dunque, sempre loro. E i ricchi? Per loro solo «misure-civetta», tanto per avere qualche titolo sui giornali: nessun prelievo sul patrimonio, nessuna misura sulle rendite. Giulio Tremonti assicura che loro pagheranno con la lotta all’evasione. Pensavamo che pagare le tasse fosse un dovere, non una elargizione dovuta all’emergenza.
CIFRE
L’addizionale del10%prevista sulle stock option è limitata da tali e tanti «paletti» che si riduce a colpire 10mila unità, perun gettito complessivo di 10 milioni di euro. Grandi manager privati, banchieri e capitani d’industria si salvano. Bello schiaffo ai professori di scuola media che aspettavano lo scatto di anzianità, che vedranno ridursi il reddito di quasi il 7%. Nel complesso gli automatismi della scuola contribuiranno per 320 milioni, mentre il taglio dei precari comporterà un risparmio di 100 milioni. Il turn-over messo sotto controllo garantirà quest’anno8milioni (quanto costano le ultime assunzioni in deroga della protezione Civile), ma a regime frutterà 200 milioni. Sull’altro fronte i dirigenti e gli alti funzionari dello Stato, gli emolumenti milionari della casta dell’apparato pubblico, che contribuiscono alla manovra da quasi 25 miliardi con poche briciole. Appena 72mila euro arriverà dai 2ministri e 7sottosegretari colpiti. Dai dirigenti pubblici circa 28 milioni, dagli scatti di magistrati e professori universitari si punta a rastrellare 87 milioni. Due milioni si risparmieranno dalle poltrone degli enti soppressi o accorpati. Chiaro che si tratta di semplici segnali: piccole sforbiciate su stipendi già molto alti. E i ricchi del privato? CALDEROLI
Oggi la propaganda leghista va all’attacco degli stipendi d’oro della Rai. «A fronte di questi sacrifici – dichiara il ministro leghista- dobbiamo chiederne anche al concessionario del servizio radiotelevisivo pubblico, ossia alla Rai. Non esistono al mondo liquidazioni come quella di Santoro o stipendi da favola pagati per “stare in panchina” e non lavorare ». Vero, non esiste al mondo. Ci aveva già pensato Romano Prodi, proponendo prima un tetto a tutti gli emolumenti, poi limitato solo ai dirigenti. ma su tutte le misure si è scatenato il no dell’allora opposizio ne, Carroccio incluso. Stessa cosa vale per la disposizione sul numero di consiglieri nelle società pubbliche, già limitato da Prodi a 3 o massimo 5, e poi tornati a lievitare con il governo Berlusconi. Oggi Tremonti ripesca la vecchia norma: ma se non fosse stata eliminata forse qualche risparmio di spesa si sarebbe già raggiunto. Probabilmente non ci sarebbe
stato bisogno di chiedere sacrifici agli impiegati e alle loro famiglie. «Hanno smantellato gran parte dei tagli alla politica della finanziaria 2007 – spiega Giulio Santagata, che per Prodi preparò il pacchetto di risparmi – Se avessero dato corso a quelle norme ora il Paese starebbe molto meglio». Si è speso e non si è fatta lotta all’evasione per due anni. E adesso devono correre ai ripari i cittadini meno abbienti.