Bersani avverte la Fiom:il Pd accetterà il referendum

11/01/2011


ROMA – È stato un incontro senza asprezze quello di ieri tra gli emiliani Pier Luigi Bersani e Maurizio Landini, leader della Fiom. Ma sul punto critico le differenze sono emerse in tutta la loro valenza. «Il Pd – ha scandito il suo segretario – rispetterà pienamente l’esito del referendum di giovedì e venerdì tra i lavoratori di Mirafiori». Landini aveva appena bollato, anche davanti a Bersani, come «illegittima» la consultazione perché lesiva di diritti indisponibili. Ma la risposta è stata che, dopo il pronunciamento dei lavoratori, nessuno potrà disconoscerlo. Bersani si è ben guardato dall’invadere il campo dell’autonomia sindacale, ma il suo messaggio mostrava una chiara sintonia con quello della segretaria della Cgil Susanna Camusso, che nel confronto ben più aspro di domenica con Landini, aveva invitato la Fiom a firmare l’accordo in caso di vittoria dei sì. Questo potrebbe diventare nei prossimi giorni il discrimine sia della battaglia sindacale che di quella politica a sinistra: con Antonio Di Pietro, ma soprattutto con Nichi Vendola schieratissimo a sostegno della linea dura della Fiom.
Nell’incontro tra Bersani e Landini – che ha preceduto di un paio d’ore un altro incontro al Nazareno tra il leader Pd e i segretari di Fim e Uilm – ci sono state comunque anche valutazioni convergenti. «Il Pd è preoccupato come noi per la libertà sindacale» ha sintetizzato il leader Fiom. E Bersani ha assicurato che si batterà per modificare le regole della rappresentanza in modo da garantire, da un lato «l’esigibilità degli accordi» (vuol dire che una volta approvati dalla maggioranza dei lavoratori devono valere per tutti), dall’altro «i diritti sindacali di chi dissente» (vuol dire che le organizzazioni che non firmano non posssono essere esclusa dai sindacati interni).
All’incontro erano presenti per il Pd il responsabile economico Stefano Fassina e il responsabile del forum lavoro Emilio Gabaglio, per la Fiom anche il leader torinese Giorgio Airaudo. Un altro argomento che ha trovato gli interlocutori d’accordo è stato il giudizio negativo sul governo. «La sua latitanza sulla trattativa Fiat – ha detto Bersani – è stata totale, come del resto lo è sulle politiche industriali». A giudizio di Fassina, un governo diverso avrebbe potuto condurre il negoziato in modo da «favorire una conclusione unitaria anziché di rottura» e avrebbe anche dovuto «chiedere e ottenere maggiori chiarimenti sul programma di investimenti che la Fiat ha annunciato e che è ancora avvolto in una nebulosa».
Landini, uscendo dalla sede del Pd, ha sottolineato soprattutto il carattere «positivo» del confronto. Ovviamente non ci sarà adesione del Pd allo sciopero del 28 indetto dalla Fiom, anche perché questa è la regola che il Pd si è dato. E non ci sarà un pronunciamento ufficiale del partito sul sì o il no al referendum. Tuttavia, col passare dei giorni, il gruppo dirigente del Pd sta spostando sempre più l’accento sulla necessità dell’investimento torinese, come condizione per salvare migliaia di posti di lavoro e per rilanciare la manifattura italiana. Circostanza che il segretario della Fim, Giuseppe Farina, non ha mancato di sottolineare: «Rispetto a Pomigliano, quando ci fu maggiore freddezza sull’accordo, mi sembra che il Pd ora stia indicando con maggior forza la priorità dell’investimento Fiat a Torino». Nel colloquio con i segretari di Fim e Uil il punto di maggiore intesa è stato proprio questo: «Siamo assolutamente interessati a che gli investimenti nel settore auto si realizzino» ha ribadito Bersani. Ma ciò non ha impedito di commentare negativamente le ultime sortite di Marchionne, che hanno rafforzato l’ultimatum: o passa il sì il referendum, o la Fiat investirà fuori dall’Italia. Giudizi negativi condivisi dai rappresentanti di Fim e Uilm. Massimo D’Alema, in una manifestazione pubblica, è stato ancora più esplicito: «Mi lascia perplesso l’atteggiamento di Marchionne. Il clima di contrapposizione non giova al Paese, né a una grande azienda». E, se il Pd si prepara il giorno dopo il referendum e la prevedibile vittoria dei sì, a stare «dentro» il programma di investimenti Fiat, Bersani assicura che non rinuncerà comunque a porre la questione dei diritti sindacali e a sollecitare un’intesa tra le confederazioni su nuove regole per la rappresentanza. Il segretario del Pd ne parlerà giovedì nella relazione in direzione. E non c’è dubbio che il caso Fiat sarà tra i temi caldi, anche perché rischia di diventare discriminante per le alleanze future.