Bersani attacca gli evasori: Confartigianato lo fischia

15/06/2007
    venerdì 15 giugno 2007

      Pagina 7 – Economia

        Bersani attacca gli evasori fiscali
        e si prende i fischi della Confartigianato

          Coraggioso discorso del ministro che difende la politica del governo. Alla fine scatta l’applauso. C’è pure Berlusconi: ho pagato 43 milioni di tasse

            di Felicia Masocco / Roma

            La miglior difesa è l’attacco per gli artigiani, che ieri hanno alzato gli scudi a protezione del settore che ritengono sia sotto assedio, accerchiato dal fisco, dalle accuse di evasione, dalle liberalizzazioni, dalla spesa pubblica, dalla burocrazia. Strali all’indirizzo del governo dall’assemblea annuale di Confartigianato che ha accolto con fischi Pierluigi Bersani e mugugnato durante il suo intervento, almeno fino a quando il ministro dello Sviluppo economico non ha detto che sui contestatissimi studi di settore «qualcosa non è andato», che ci sono state incomprensioni, e comunque «non possono essere ritenuti né una minimum tax, né uno strumento di accertamento automatico. Chi considera questi parametri iniqui – ha continuato Bersani – non si adegui». Scatta l’applauso, è musica per le orecchie degli artigiani che con il presidente Giorgio Guerrini hanno alzato barricate contro i nuovi indici, «rischiano di innescare accertamenti e presunzioni di colpevolezza che somigliano troppo alla riedizione di quella famigerata minimum tax».

            Il giorno dopo la stima record di imponibile Iva non dichiarato (e conseguente evasione fiscale) che l’Agenzia delle entrate calcola in 270 miliardi, i lavoratori autonomi non ci stanno ad essere additati, «scovate i furbi altrove, si cerchino quelli che le tasse non le hanno mai pagate, che occultano redditi miliardari nei paradisi fiscali», arringa Guerrini. Silvio Berlusconi è in sala, accolto da un’ovazione commenta che anche gli artigiani hanno «sfiduciato» Prodi e si unisce al coro di chi si lamenta per le tasse: «Non lo dica a me. Stamattina ho staccato un assegno da 43 milioni, è ciò che pago quest’anno al fisco», dice a uno degli associati a Confartigianato che lo attorniavano.

            L’accoglienza che gli è stata riservata non ha intimorito Bersani, accusato tra l’altro, di aver fatto liberalizzazioni ad uso e consumo dei media: in pratica ha liberalizzato servizi che vanno a toccare proprio le categorie artigiane, mentre – è l’accusa di Guerrini – solo interventi timidi o inesistenti contro il capitalismo protetto da tariffa». Insomma, liberalizzare va bene, ma a casa degli altri. Quanto agli studi di settore, Guerrini annuncia che senza una convocazione al ministero dell’Economia Confartigianato è pronta a saltare la scadenza di luglio e a pagare con la maggiorazione ad agosto.

            «Hai un bel coraggio a venire qui», gridano dalla platea. «Le critiche vanno sempre ascoltate- replica Bersani- anche quando sembrano ingenerose. Comunque il coraggio non mi manca, sono figlio di un meccanico e non rinuncio mai al confronto, anche se difficile». Apertura al dialogo, disponibilità a fare autocritica, l’annuncio che la prossima finanziaria non sarà «di lacrime e sangue». Ma sul fronte della lotta all’evasione nessun cedimento. «Parliamone, ma è colossale» afferma Bersani, per questo i contribuenti «onesti» sono costretti a pagare «aliquote inaccettabili». Sulle tasse «si lamentano tutti, ovunque vado». Del resto siamo il paese che spende 140 mila miliardi di vecchie lire tutti gli anni per l’interesse sul debito. «Abbiamo una spesa pubblica non superiore alla media europea, anche se è inefficiente finché si vuole. Abbiamo – ha continuato – una pressione fiscale molto alta per ragione del debito e perché abbiamo un’evasione e un’elusione colossali che costringono gli onesti a pagare delle aliquote inaccettabili».

            Allargare la «fedeltà fiscale», solo così si può alleggerire il peso fiscale. «Purtroppo quando metti degli adempimenti per colpire l’evasione, devono essere fatti anche dagli onesti e questi – ha concluso – si arrabbiano». «Non si può dire che ho ragione solo io e che tutti gli altri hanno torto. Nessun paese – ha poi concluso – sta in piedi così». La platea a questo punto applaude. Lasciata la sala il ministro ha confessato che le contestazioni le aveva messe nel conto. «Di questi tempi certe occasioni non mancano mai di toni alti, ma alla fine è stata un’occasione per intendersi meglio».