Bernardino contro i «padroni rossi»

21/09/2007
    venerdì 21 settembre 2007

    Pagina 25 – Economia

    Personaggio
    Ha portato in Italia i supermercati

    Bernardino contro
    i “padroni rossi”

      Partito da Milano con Brunelli e Rockefeller ha creato
      il modello di riferimento della grande distribuzione

        Valeria Sacchi

        A gli amici che negli ultimi anni gli chiedevano a chi avrebbe ceduto la Esselunga – che avvicinandosi al traguardo degli ottant’anni aveva virtualmente messo in vendita – dopo qualche minuto di silenzio Bernardino Caprotti rispondeva con una esclusione:"Mai ai gruppi del private equity perché rovinano le aziende". E allora a chi? "Non ai francesi" – pausa – I migliori sono inglesi e americani".

        Sugli italiani nessuna domanda, tutti conoscevano il braccio di ferro con le Coop che, per decenni, gli avevano chiuso qualsiasi spazio sotto il Po. E per raccontare questa storia – documentata in un libro, “Falce e carrello”, che verrà distribuito gratuitamente nei suoi supermercati – oggi Caprotti, a 82 anni, ha deciso di incontrare i giornalisti e rispondere alle domande.

        Nel suo caso si tratta di una "prima" assoluta, perché nei 50 anni di carriera come imprenditore della grande distribuzione egli non ha mai concesso interviste e ha custodito in modo geloso qualsiasi notizia riguardante il gruppo. Del resto, anche personalmente ha sempre mantenuto un profilo riservato, non mondano. Uomo di poche parole, freddo, egli si scioglie solo sulle cose che veramente lo interessano. Come appunto la Esselunga, sua grandissima – forse esclusiva – passione. Alla quale ha sacrificato tre anni or sono il figlio Giuseppe che, dopo essere stato amministratore delegato della società, venne licenziato per ragioni mai rese pubbliche.

        Per "lei", la Grande Esse, pochi anni dopo l’inizio dell’avventura aveva rotto i rapporti anche con il socio e amico fraterno Marco Brunelli, col quale aveva deciso di tentare questa nuova attività lontana dalle tradizioni familiari, Marco figlio di antiquario e antiquario a sua volta, Bernandino erede coi fratelli di una dinastia tessile. Nel progetto essi avevano coinvolto Nelson Rockefeller che, proprietario di supermercati americani, poteva fornire il necessario know-how.

        Quando, avviata l’attività (il primo supermercato, primo anche in Italia, aprì i battenti a Milano nel 1957 in viale Regina Giovanna), Rockefeller decise di uscire dall’investimento, la sua quota venne acquistata da Caprotti e l’amicizia con Brunelli saltò per aria.

        Nessuno capì come andarono le cose, ognuno dei due amici accusò l’altro di averlo voluto imbrogliare. Bernardino, sostenne qualcuno, riuscì a volare a New York qualche ora prima di Marco. Una cosa è certa, la frattura fu sanguinosa.

        Perduta la Esselunga, Brunelli non si diede comunque per vinto e, dopo aver creato per la Sme le catene Gs e Unes, fu il primo a dare l’avvio ai grandi ipermercati situati nei centri commerciali fuori città. Oggi la sua Finiper, nel cui capitale è presente Carrefour, gestisce 25 ipermercati, raggruppa i marchi Iper, Unes, Ristò e Botanic e sta costruendo, intorno al centro commerciale già attivo al Portello (ex Alfa Romeo), un vasto quartiere residenziale.

        A sua volta, negli ultimi anni, Caprotti ha investito nell’immobiliare, comprando grandi aree edificabili nella cintura di Milano e in città. Insomma, benché divisi da quasi mezzo secolo, i due ex amici danno l’impressione di rincorrersi ancora l’un l’altro.

        Come padrone, Bernardino è un padrone all’antica, rigidissimo col personale che per anni l’ha temuto(convinto che da un momento all’altro potesse arrivare in incognito per controllare) e in perenne antitesi con il sindacato (tra gli esempi cui si ispira, l’americana Wall Mart). Ma rigido anche con sé stesso. Narra la leggenda – che leggenda non era – che per molti anni cominciasse a lavorare alle sei del mattino per scegliere lui stesso le carni e controllare in prima persona le merci.

        Grandissimo lavoratore non fu però all’antica nell’impostare e plasmare la sua formula di supermercato che, ancora oggi, evolve e non è superata. Egli non solo fu artefice del primo supermercato d’Italia, dei primi esperimenti di private label, della spesa ordinata sul web ma, nel passaggio dalla lira all’euro, si mise subito dalla parte del consumatore e fu tra i primi, se non il primo, a introdurre una efficace politica di "calmiere" dei prezzi. Non a caso, molte signore romane invidiano alle milanesi la Esselunga.

        Stamani sapremo se, oltre alla disputa con le Coop, Bernardino dirà qualcosa sui piani di vendita del gruppo, dal quale ha già scorporato la parte immobiliare. Il libro, comunque vadano le cose, gli sarà utile per prevenire i soliti lamenti sulla "italianità" in caso di cessione allo straniero.

        Proprio le Coop, ovvio, vorrebbero annettersi il suo gioiello, ma forse per le massaie – e la concorrenza – lo straniero è meglio.