Berlusconi: sulle pensioni tireremo dritto.

02/10/2003






02.10.2003
Berlusconi: sulle pensioni tireremo dritto

di 
Felicia Masocco


 Il tavolo sulle pensioni si è concluso così come si era aperto, la cronaca è quella di un fallimento ampiamente previsto. La riforma «è inderogabile» ha ripetuto Berlusconi ai sindacati, verrà varata domani, lunedì arriverà all’Ecofin, «è un punto di arrivo, non di partenza», ha voluto chiarire il premier. Come dire, un seguito del “confronto” non è previsto. Ultima beffa, le parti sociali riceveranno il testo definitivo via fax poco prima della sua approvazione. Il ministro Maroni ha confermato che i dipendenti pubblici restano esclusi dagli incentivi; quanto all’«apertura» sulla decontribuzione sbandierata ai quattro venti dal leghista titolare del Welfare, si è rivelata anch’essa un bluff. Maroni ha infatti chiesto ai sindacati «un’alternativa applicabile a tutti», «aspettiamo un vostro documento», ha dichiarato facendo finta di ignorare che una proposta di Cgil, Cisl e Uil esiste già, è la fiscalizzazione degli oneri impropri, ed è nelle mani del ministro dallo scorso aprile. Tutto come prima, peggio di prima se possibile. E i sindacati confermano lo sciopero generale per il 24 ottobre.
Lo scetticismo di Cgil, Cisl e Uil era ben riposto, un confronto su obiettivi certi anzi «blindati» si è rivelato una perdita di tempo e non è un caso che Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta abbiano disertato palazzo Chigi. Il primo ha preferito incontrare i lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera; il secondo è rimasto a Roma per una iniziativa di Confindustria dedicata alla ricerca. Le due confederazioni sono state rappresentate da Morena Piccinini (Cgil) e Pierpaolo Baretta (Cisl) entrambi responsabili dei problemi previdenziali. È stato invece presente il leader della Uil, Luigi Angeletti «la questione è troppo importante per lasciarla nella mani del governo», avrebbe spiegato ai suoi collaboratori. Le proposte dei sindacati non hanno trovato alcuna accoglienza: non la richiesta di un ritiro della riforma, formulata dalla Cgil, né la richiesta di non decidere domani, avanzata dalla Cisl. All’ipotesi di dare una chance al dialogo il governo ha risposto «niet».

Più sicumera che sicurezza: Berlusconi è infatti molto, ma molto ottimista sul futuro, ieri in un botta e risposta con Angeletti ha mostrato di non avere dubbio alcuno su chi gestirà la riforma delle pensioni imperniata sulla data del 2008: «Nel 2006 ci sono le elezioni – ha fatto notare il leader della Uil- non possiamo prevedere chi le vincerà». «No -ha replicato il premier- lo possiamo prevedere…».

I duetti (un altro teatrino ha avuto protagonisti “due medici” uno che vuole intervenire, l’altro no) non stemperano la gravità dell’intervento sulla previdenza. Né lo ammorbidisce l’annuncio di Maroni di una verifica entro il 2007, «un contentino» per Morena Piccinini, e l’ennesima dichiarazione di disponibilità del ministro emersa in serata durante l’incontro con le imprese: il governo sarebbe disposto a ragionare su come rendere graduale la riforma come chiesto dal cartello delle piccole e medie imprese e anche da qualche sigla sindacale. I cinque anni di contributi in più (da 35 a 40) andrebbero a regime non più nel 2008, ma nel 2016. Nel 2008 si comincerebbe con 36 anni di contributi, nel 2010 ce ne vorranno 37 e così via. Proposta un po’ fumosa, che non riguarderebbe tutta la platea dei lavoratori, ma una parte soltanto. Si attendono sviluppi e, se è lecito una maggiore chiarezza visto che – ieri Savino Pezzotta lo ha ricordato – «ogni giorno ce n’è una».

«Il ricorso allo sciopero sarebbe stato rimandato se il governo avesse rimandato le decisioni che vuole assumere entro il 3 ottobre», ha aggiunto il leader della Cisl. E per quello della Cgil Berlusconi usa lo «scalpo dei lavoratori italiani» per farsi perdonare l’incapacità di far quadrare i conti pubblici. Riguardo poi al fatto, ventilato dal ministro Tremonti, che la riforma Dini avrebbe portato il Paese alla bancarotta nel 2050, Epifani ha osservato: «Nel 2050 non ci saranno problemi di equilibrio previdenziale, c’è la cosiddetta gobba di cui abbiamo parlato per primi noi quando Tremonti non era, per fortuna del Paese, ancora ministro. Noi sappiamo come va la dinamica, non c’è bisogno che qualcuno ce la spieghi. Tanto è vero che nella riforma Dini abbiamo anche introdotto i correttivi e i tempi per aggiustare questa prospettiva».
Il primo appuntamento di mobilitazione è per sabato pomeriggio in occasione della manifestazione promossa dal Ces che proterà a Roma centinaia di migliaia di lavoratori.