Berlusconi: sull’articolo 18 non si cambia

18/02/2002





Nel piano Italia-Gb interventi �radicali� per la flessibilit� del lavoro: pi� formazione, partecipazione e responsabilit� individuale
Berlusconi: sull’articolo 18 non si cambia
Per Blair �regole meno rigide per creare occupazione e garantire equit� – Meglio norme leggere e accordi quadro al posto dei contratti
ROMA – �Manteniamo le nostre posizioni�. Non aggiunge altro il premier, Silvio Berlusconi, al termine della conferenza stampa con il primo ministro britannico, Tony Blair. A chi lo incalza sulla proposta dei centristi di stralciare l’articolo 18, non offre altri commenti se non quello di ribadire che la rotta del Governo non � cambiata. Ed � questa conferma che, in un certo senso, conclude la giornata di ieri e rafforza il senso del vertice italo-inglese centrato soprattutto su politiche del lavoro flessibili. Il documento firmato ieri dai due primi ministri (a cui stanno pensando di aderire anche l’Olanda e la Grecia) propone un modello di mercato del lavoro fondato su un punto chiave: il connubio tra formazione e flessibilit�, per creare pi� posti di lavoro, di qualit�. Una strategia non fine a se stessa ma che trova nell’occupazione e nel suo sviluppo lo strumento principale per combattere l’emarginazione sociale e le diseguaglianze. �Oggi – ha detto durante la conferenza stampa Tony Blair – abbiamo un mondo diverso. Occorre pi� lavoro per una societ� pi� giusta e pi� istruzione per una societ� pi� equa�. L’occupazione � un elemento chiave sul doppio versante: quello macroeconomico per garantire la sostenibilit� dei sistemi previdenziali e di welfare, quello microeconomico perch� il lavoro retribuito � la via maestra per uscire dalla povert�. Cambia il lavoro, non si torna indietro. Se questo � il traguardo finale, il documento sviluppa i vari passaggi e le premesse per raggiungerlo. Innanzitutto, c’� un modello di occupazione (�a lungo termine presso un unico datore di lavoro�) che sta �scomparendo� per essere sostituito da quello di una vita lavorativa fatta di lavori diversi, che richiedono capacit� differenti. � questa la sfida che aspetta l’Europa al varco: ed � innanzitutto al vertice di Barcellona che va raccolta con la definizione di priorit�, per dare �nuova forza al processo di riforme strutturali�. Il rischio, accentuato dall’incerto scenario economico, � che si torni indietro �a politiche tradizionali di sovvenzionamento e di tutela dei posti di lavoro�. Il pericolo, cio�, � quello di lasciare che un eccesso di regolamentazione riporti l’Europa a mercati del lavoro �sclerotici�, quelli della disoccupazione anni ’80 e inizi ’90. I giovani tra flessibilit� e formazione. La sfida si gioca sul �non facile equilibrio� tra bisogno di flessibilit� delle aziende e la necessit� di sicurezza e occupabilit� dei lavoratori. Sul primo, in particolare, si suggerisce agli Stati Ue di introdurre nuove norme e incentivi per adattarsi ai cambiamenti strutturali. La via maestra di quest’adattamento � soprattutto l’orario di lavoro. �Le parti sociali dovrebbero concordare iniziative su un orario di lavoro pi� flessibile, la riduzione degli straordinari, l’aumento del part-time (anche per favorire l’ingresso di donne e anziani), la formazione continua�. Importanza centrale per l’accesso al mercato � anche la creazione di servizi per l’impiego, pubblici e privati, efficienti. Dal sussidio all’occupabilit�. Durante la conferenza stampa � stato l’elemento che Tony Blair ha pi� enfatizzato: la formazione, la qualificazione e, quindi, l’occupabilit� – ha ricordato – giocano un ruolo di primo piano nella sfida europea di creazione di posti di lavoro di qualit�. Nel documento si punta molto sull’aggiornamento continuo prevedendo anche incentivi fiscali per le imprese che sviluppino al loro interno percorsi formativi. Si affaccia, cos�, un sistema alternativo alle tutele tradizionali, quello dell’occupabilit�. �Anzich� dare importanza, come in passato, alle norme che tendono a tutelare il posto di lavoro, ora si tende a promuovere l’occupabilit�. Cio� la possibilit� di trovare un posto attraverso l’apprendimento e la formazione�. E cos� che �dal tradizionale supporto passivo ai disoccupati, si deve passare a incentivi condizionati che favoriscano l’ingresso o il rientro sul mercato del lavoro�. Riforma del salario e incentivi regionali. In questa riformulazione degli incentivi fiscali per l’occupazione, il documento individua in particolare un target, �le persone a basso potenziale di reddito�, dove si concentra disoccupazione e scarsa partecipazione al mercato del lavoro. �L’onere fiscale dovrebbe essere ridotto in particolare per i bassi salari�. Ridurre il carico di oneri sociali e fiscali ha anche un altro obiettivo: quello di "aiutare" un sistema di contrattazione salariale decentrato �con retribuzioni pi� in linea con la produttivit�. La riforma del sistema fiscale e degli incentivi al lavoro �pu� aiutare anche nell’affrontare i problemi regionali�, si tratterebbe di un aiuto �direttamente mirato all’occupazione, senza produrre effetti distorsivi�. Nuovi contratti e partecipazione. L’Europa non dovrebbe dimenticare la partecipazione all’impresa, cio� �un maggior coinvolgimento dei lavoratori� come uno degli strumenti per adattare il tessuto aziendale e il lavoro al cambiamento. Ma anche le leggi e la contrattazione collettiva dovrebbero seguire il ritmo pi� incalzante di un mercato del lavoro pi� moderno e flessibile e soprattutto lasciare pi� spazio alla �responsabilit� individuale�. Soft law, cio� meno regole obbligatorie e invece un sistema basato sul benchmarking delle migliori pratiche, e accordi quadro (anzich� contratti collettivi) sono tasselli di un processo di flessibilit� non solo del lavoro ma anche delle regole del mercato. Un mercato senza confini, in cui si tolgano ostacoli alla mobilit� dei cittadini-lavoratori dell’Ue, anche per sopperire alla carenza di manodopera qualificata su cui �le parti sociali� dovrebbe dare risposte. Infine, un richiamo alla creazione di condizioni �altamente favorevoli� per consentire alle piccole e medie imprese di svilupparsi: un obiettivo che si traduce nello slogan "Think small first", ossia "Innanzitutto pensiamo piccolo".
Lina Palmerini

Sabato 16 Febbraio 2002