Berlusconi: sul lavoro non possiamo stare fermi

31/05/2002







(Del 31/5/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
NEL POMERIGGIO A PALAZZO CHIGI L´ATTESO INCONTRO TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI
Berlusconi: sul lavoro non possiamo stare fermi
Cofferati: «Stralcio oppure scioperiamo». Scricchiola il fronte sindacale

ROMA
Attraversato il Rubicone, Silvio Berlusconi sembra deciso ormai ad arrivare fino a Roma. Con la convocazione di imprese e sindacati per oggi pomeriggio ha riaperto il dialogo sociale, ma non sembra più disposto ad aspettare ancora o, peggio, a subire i veti della Cgil, che si prepara ad un secondo sciopero generale senza una retromarcia del governo sull´articolo 18. Per Berlusconi, insomma, quello di oggi sarà l´ultimo tentativo. «Non possiamo restare così, non possiamo stare fermi» ha confidato ieri il premier ai suoi più stretti collaboratori. «Le casse dello stato non reggono a certe spese. I diritti non possono essere per gli uni in un modo e per gli altri in un altro modo» ha spiegato Berlusconi facendo riferimento all´articolo 18, che resterà sul tavolo del confronto, sebbene non si sappia ancora in quale veste. Non appare scoraggiato dalle nuove minacce di Cofferati, quando afferma che «bisogna arrivare a una soluzione che convenga a tutti», ma più che fiducia quella del premier sembra una speranza: «L´Europa ci chiede di aumentare di cinque anni l´età pensionabile… Bisogna andare avanti, non possiamo restare lì. Certo, se poi uno deve fare una bandiera perché gli serve….». Alle agenzie di stampa che lo attendevano all´uscita dalla Farnesina, Berlusconi ha ribadito il concetto: «Andiamo all´incontro con la massima buona volontà, ma avendo chiaro in testa il traguardo dell´ammodernamento dello Stato». Oggi si capirà se, per tagliare quel traguardo, l´automobile delle riforme tenterà di lasciare per strada la Cgil, l´unico dei tre sindacati confederali che sembra aver già chiuso la porta ad ogni margine di trattativa. La Cisl è più morbida. La Uil anche, almeno in apparenza. «Senza stralci e cancellazioni sia nella delega, sia in eventuali disegni di legge, dell´intenzione negativa del governo sull´articolo 18 e sull’arbitrato non ci sarà nessuna disponibilità della Cgil a negoziare sul mercato del lavoro» ha tuonato ieri Cofferati. «Lo considereremmo non solo un atto di rottura del quale il governo si prenderà la responsabilità del caso, ma anche materia sulla quale produrre iniziative e risposta di lotta» ha aggiunto il segretario della Cgil. Cofferati non demorde dalla linea dura: «Torneremo a proporre a Cisl e Uil di contrastare questa eventuale intenzione del governo con un programma di iniziative che deve comprendere come atto forte anche un eventuale secondo sciopero generale» ha detto ieri. Cisl e Uil, oggetto in queste ore di particolari attenzioni da parte dei centristi della maggioranza, lo seguiranno? In molti, ed innanzitutto il governo, lo ritengono improbabile. Intanto tra le tre sigle non ci sarà concertazione di strategia prima dell´incontro di oggi con il governo, la riunione unitaria ci sarà solo dopo, e questo è già un segnale. Pezzotta, poi, sulla questione dello sciopero ha già tirato il freno. «Se le nostre controparti non si irrigidissero su alcune posizioni non si arriverebbe allo sciopero» ha detto ieri il segretario della Cisl in modo altrettanto esplicito. «Lo sciopero è sempre una decisione difficile» ha aggiunto, e prima di arrivare a tanto la Cisl vuole «sperimentare tutte le possibilità di dialogo. C´è da parte nostra la volontà di risolvere le questioni» che saranno affrontate oggi a Palazzo Chigi, dal mercato del lavoro alla riforma del fisco e della previdenza, «ma la stessa volontà deve essere dimostrata dal governo e dalle rappresentanze imprenditoriali» ha detto Pezzotta. Nè ultimatum, nè pregiudizi, come chiede il governo, solo «la volontà di capire le nuove proposte e di chiedere la modifica di alcune posizioni». Anche Angeletti evita prese di posizione nette. «Auspichiamo dal governo una nuova proposta sull´articolo 18» si è limitato a dire ieri il segretario della Uil, sottolineando che anche lui andrà all´incontro «con l´idea di risolvere i problemi». Anche alla Confindustria, in questo quadro, conviene aspettare. «Domani ci auguriamo che si apra finalmente un tavolo in cui le parti dovranno sedersi con responsabilità e con la voglia di affrontare finalmente, una volta per tutte, nel merito le riforme di cui il paese ha bisogno» ha detto il presidente Antonio D´Amato. «Domani vedremo» ha aggiunto, «vedremo quello che c´è sul tavolo. Io credo che le trattative bisogna farle stando seduti al tavolo. Anticiparle sui giornali o attraverso dibattiti mediatici non aiuta a fare le riforme vere che richiedono invece impegno e analisi. Quando vedremo le proposte esprimeremo le nostre valutazioni». Le parole del ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, lo rassicurano: «Sul tavolo c´è tutto, ci sono tutte le questioni del libro bianco, della riforma del mercato del lavoro». Quindi anche l´articolo 18.

Mario Sensini