Berlusconi rabbioso con Cofferati

04/07/2002




04.07.2002
Berlusconi rabbioso con Cofferati

di 
Marcella Ciarnelli


 Cambio in corsa, come in un Gran Premio. Silvio Berlusconi si è fermato al pit stop ed ha sostituito il ministro dell’Interno, come si fa con il pezzo di una macchina che crea dei problemi. L’uomo che Bossi solo l’altro giorno, al termine del vertice del Polo a casa di Berlusconi, riferiva che sarebbe stato difeso «a spada tratta dal governo» è stato liquidato proprio dagli esponenti della sua maggioranza che se la spada hanno usato è stato per farlo fuori.

In verità Claudio Scajola aveva capito che la sua poltrona al Viminale era a dir poco traballante. E che a minarla non era l’opposizione ma i nemici andavano cercati tra gli amici. Quindi lui alle dimissioni aveva continuato a pensarci anche dopo che il suo leader, il suo indiscusso capo gli aveva in qualche modo garantito la solidarietà della coalizione. Che si è volatilizzata davanti ai giornali di ieri mattina, in cui appariva chiaro che An e i centristi avevano non poche perplessità nel continuare a tenere Scajola al suo posto. E non è un caso che tra le prime reazioni positive alle dimissioni ci siano state quelle di Fini e La Russa.

Berlusconi non ha potuto che prendere atto della situazione. A volte anche a lui capita di non riuscire a controllare la situazione. Ed ha provveduto a sottoporre al Capo dello Stato, che gli aveva tenuto il fiato sul collo da quando l’intera vicenda aveva avuto inizio, il nome del nuovo ministro. Quello di Beppe Pisanu, tenuto fin qui in panchina a reggere un ministero come quello dell’Attuazione del programma di governo, giusto per dargli un incarico quando un anno fa, nella divisione dei dicasteri di peso si era scoperto che per il fedele compagno di tante battaglie non c’era rimasto nulla. È arrivato in ritardo alla Camera il presidente del Consiglio. Anche rispetto all’orario già slittato rispetto a quello fissato per il dibattito che in un primo momento doveva essere sulle esternazioni cipriote del ministro Scajola. Ed invece è stata l’occasione per comunicare il cambio di guida al Viminale, cosa peraltro, a dispetto di ogni regola era stata preannunciata ore prima dal coordinatore di Forza Italia, Roberto Antonione. Ancora prima che ufficialmente il Quirinale ne desse formale notizia. E che Casa delle libertà sarebbe se ognuno non potesse fare come vuole…

Scuro in volto, con alla sinistra il nuovo ministro e di fronte quello appena liquidato, tornato a sedersi tra i colleghi di partito, Silvio Berlusconi ha cominciato il suo discorso. Ad ascoltarlo governo al gran completo, compreso il ministro Tremonti che forse avrebbe fatto meglio a dedicarsi un po’ ai conti che non tornano. Sei cartelle scritte. Per annunciare le dimissioni di Scajola decise seguendo «l’etica degli uomini liberi: fai quel che devi, avvenga quel che può» e per invitare l’opposizione al dialogo e all’unità contro il terrorismo. Un paio di inserimenti a braccio che hanno scatenato il putiferio nell’Aula di Montecitorio, tanto da far decidere al presidente della Camera la sospensione della seduta che si svolgeva in diretta tv. «O i toni cambiano o chiedo la sospensione della diretta» ha detto Casini ai capigruppo.

Alla ripresa si è arrivati fino in fondo. Anche perché Berlusconi aveva esaurito nella prima parte del suo intervento i bassi attacchi che hanno suscitato l’indignazione dell’opposizione. Il tentativo di appropriarsi della figura del professor Bigi che lui stesso ha dovuto riconoscere essere quello di uno studioso disponibile a lavorare per le riforme, senza etichette. E poi quello di far cadere sul governo Amato la responsabilità di averne in qualche modo causata la morte poiché fu quell’esecutivo a revocarne la scorta. La giustificazione gliel’aveva sollecitata, con tutta la sinistra, Olga D’Antona, la vedova del professore assassinato tre anni fa. Una che ha pagato fino in fondo e che avrebbe meritato ben altra risposta di quel burocratico «signori della sinistra, sapete benissimo che l’atto amministrativo che ha dato il via a cascata ad altri atti amministrativi delle prefetture è stata assunta dalla prefettura di Roma vigente il governo Amato. Questo non vuol dire che sia stata colpa del presidente Amato, come non è stata del governo successivo ma della procedura delle scorte che non funzionava e che noi abbiamo modificato». Cancellate con poche parole la situazione che si era modificata, il nuovo incarico del professor Biagi, i suoi timori, il terrore per una fine che sentiva sempre più vicina. Tutte vicende che che il governo di centrosinistra non hanno nulla a che vedere e che sono responsabilità dell’esecutivo Berlusconi.

Non poteva mancare l’attacco a Sergio Cofferati. Lucido, fatto con la consapevolezza di minare quella richiesta di unità contro il nemico comune con cui aveva contrassegnato il suo intervento. Un premessa soft «ogni accusa diretta alla Cgil per l’assassinio di Biagi è una cinica strumentalizzazione» per poi andare all’attacco. «Credo – ha affermato Berlusconi- che in cuor suo, smaltita l’indignazione per qualche strumentalizzazione malevola, anche il segretario generale della Cgil avrà modo di riflettere, rileggendo bene le lettere di Biagi, di riflettere seriamente sui danni profondi che una gestione incautamente esasperata dello scontro sociale può causare a tutto il Paese e anche alla credibilità del suo sindacato. Ci sono espressioni e parole, a partire dall’aggettivo scellerato o limaccioso, che in un Paese civile e democratico dovrebbero esserci risparmiate». Parole dure. Reazione inevitabile. Caos. Poi una conclusione meno per ovvii motivi meno ringhiosa. Lo stesso discorso, epurato delle provocazioni, Berlusconi poi lo ha letto al Senato dopo che l’Aula aveva osservato un minuto di silenzio alla memoria di Biagi. Ed un segnale di apertura alla proposta avanzata da Massimo D’Alema nel suo intervento di poco prima alla Camera. «Io non sono contrario -ha detto Berlusconi- che ci sia una commissione che indaghi sul motivo per cui Marco Biagi non avesse la scorta e il motivo per cui lo Stato non ha difeso un suo servitore». Ha aggiunto anche che sarà desecretata la relazione Sorge sulla scorta a Biagi.

Partita chiusa, dunque, per il momento. Con l’allontanamento dello spettro del rimpasto. Ma solo per ora. Resta la prospettiva di nuovi aggiustamenti, anche in vista di un superamento dell’interim alla Farnesina e di una riconfigurazione della squadra dei sottosegretari: un passaggio che, anche secondo gli auspici di alcuni esponenti dell’esecutivo, potrebbe portare a nuovi cambiamenti in più di un ministero.