Berlusconi prende tempo sui comitati per il no

24/01/2003



Venerdí 24 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO
Berlusconi prende tempo sui comitati per il no

Marzano, Gasparri e Alemanno fanno quadrato con Maroni – Passa in commissione la riforma Biagi del lavoro


ROMA – «Non ho ancora discusso di questo tema in Consiglio dei ministri. Vorrei prima parlarne in quella sede», ha detto il premier a chi ieri gli chiedeva come il Governo si schiererà sul referendum di Rifondazione che punta all’estensione dell’articolo 18 anche alle piccole imprese. L’annuncio del ministro del Welfare, Roberto Maroni, («stiamo valutando la possibilità, come Governo o ministero, di costituire comitati per il no») resta quindi in stand by. Non solo perché si attende il responso dei legali, che la prossima settimana daranno una risposta a Maroni, ma anche perché la decisione del Governo non è ancora maturata. Vale, intanto, il dato politico: mettere in difficoltà l’opposizione schierandosi su una convinta campagna per il no. Come ha fatto ieri Maurizio Gasparri: «Sarà divertente vedere i comizi per il no di Fassino e di Cofferati». Il ministro di An rimane prudente sulla proposta di Maroni («sarà valutata»), ma ne sottoscrive in pieno il significato politico, «dobbiamo portare la gente a votare no». Comitati per il no? «Se necessario faremo anche questo», ha detto il ministro Antonio Marzano, mentre un altro ministro di An, Gianni Alemanno, lancia l’ipotesi di una riforma subito: «Bisognerà impegnarsi sino in fondo per contrastare il referendum. Ma prima va verificato se può essere fatta una riforma dello Statuto». Insomma, la fuga in avanti di Maroni raccoglie consensi. E ieri il ministro leghista ha ribadito che comunque nel suo ruolo istituzionale o da «cittadino» parteciperà ai comitati per il no. Una posizione che ieri, se possibile, è diventata ancora più netta per la polemica con Giorgio Cremaschi della Fiom («la proposta di fare comitati del no del Governo è un atto di regime», ha detto il sindacalista). «Non vorrei rispondere agli insulti, ma questo modo di trattare chi la persa diversamente che appartiene a regimi stalinisti», ha replicato Maroni che ha ribadito: «Stiamo verificando se dal punto di vista legale un Governo o un ministero possa costituire i comitati per il no. Se non sarà possibile, aderirò come comune cittadino». La Cisl di Savino Pezzotta «non aderirà ai comitati politici per il no». A dirlo ieri è stato il segretario generale che non schiera la sua organizzazione. «Ci pronunceremo solo immediatamente prima della consultazione elettorale». Nella Margherita resta il no di Francesco Rutelli: «Se passasse sarebbe molto peggio per le piccole imprese e i lavoratori. Non si può applicare l’articolo 18 in una famiglia di tre persone con un negozio così come alla Pirelli. In questo Paese c’è il diritto al lavoro ma le imprese non sono tutte uguali e a ogni situazione si deve dare una risposta diversa». Ieri intanto il Senato ha dato il "penultimo" sì alla riforma del mercato del lavoro: la prossima settimana il Ddl andrà in Aula e a metà febbraio dovrebbe già essere legge. «La riforma sarà operativa a luglio, prima dell’inizio del semestre italiano di presidenza Ue», ha detto il sottosegretario Sacconi.
LI.P.