Berlusconi: penalizzeremo chi va in pensione a 58 anni

12/05/2003
      11 MAGGIO 2003

       
       
      Pagina 24 – Economia
       
       
      Il premier interviene alla Confcommercio: "Non si può pensare di lasciare il lavoro a quell´età"
      Berlusconi: penalizzeremo chi va in pensione a 58 anni

      "Sì alla riforma Ue. La crescita 2003? Sotto l´1%"
      "Abolire l´Irap è un impegno d´onore". Confindustria: bene le promesse di sgravi
      I sindacati reagiscono duramente e in modo compatto: non si parli di disincentivi

      LUISA GRION


      ROMA – Cinquantotto anni sono troppo pochi per andare in pensione: bisogna lavorare più a lungo. E gli italiani saranno spinti a farlo grazie ad un sistema d´incentivi e disincentivi che il governo intende mettere a punto coordinandoli con gli altri paesi europei. Magari approfittando del semestre di presidenza Ue. Quanto alla riduzione delle tasse l´intenzione è buona, ma si farà «quello che si potrà» perché Tremonti obbliga a fare i conti con le esigenze di bilancio. Sono questi i messaggi che ieri Berlusconi ha affidato alla platea dei commercianti guidati da Sergio Billè, corsi ad ascoltare le sue ricette per rilanciare consumi ed economia.
      L´economia, insomma, non va. Berlusconi ieri pur chiedendo ai commercianti di essere ottimisti («il prossimo anno arriva la ripresa») ha ammesso che per quanto riguarda il 2003 la situazione è critica. «Dobbiamo prendere atto del ristagno – ha detto il premier – c´è uno sviluppo assolutamente contenuto sotto l´1 per cento». Per questo alla richiesta di Confcommercio di abbassare le tasse Berlusconi ha risposto che – per quanto riguarda la seconda tappa della riforma fiscale – «stiamo facendo i conti. Insisto con Tremonti per fare qualche piccolo passo avanti. Vedremo cosa potremo fare e in quale direzione». «L´Irap comunque – ha promesso – sarà abolita entro la fine della legislatura. E´ un impegno d´onore». Linea alla quale plaude Confindustria: «Più si accelerano gli sgravi alle imprese, prima l´economia si riprenderà».
      In attesa di vedere cosa si può fare sul fisco, però, si farà qualcosa sulla previdenza. «La riforma delle pensioni è importante – ha detto Berlusconi – la porteremo avanti con incentivi e disincentivi. C´è un problema con il quale l´Europa non può non confrontarsi: quello dell´invecchiamento. L´Ue non può pensare che si possa andare in pensione a 58 anni e farsi mantenere, dagli altri cittadini che lavorano, fino a 80 anni. Il peso economico sarebbe insostenibile». L´idea, già lanciata dal premier, è sempre quella di una Maastricht della previdenza (c´è un progetto degli economisti Cazzola e Brunetta presentata al governo) che porti ad un livellamento verso l´alto dell´età pensionabile. «Alla fine del prossimo semestre europeo verremo fuori con una regolamentazione» ha promesso il premier. Di fatto l´idea di ritoccare la previdenza, magari entro la fine dell´anno quando scadrà la presidenza italiana alla Ue, trova il fuoco di sbarramento dei sindacati. «Più che parlare ai convegni, il governo parli con noi» ha detto il leader della Cisl Pezzotta, sottolineando che nei piani dei sindacati non c´è affatto l´idea di ricorrere a disincentivi. Stessa linea per la Uil di Angeletti («se il governo ha cambiato opinione ce lo dicesse, non intendiamo essere portati a spasso») e per la Cgil («non si usi il semestre europeo per atti di forza»).
      Previdenza a parte, basteranno le promesse del premier a rincuorare i commercianti in crisi di vendite? Sergio Billè, presidente della Confcomercio di richieste – al governo – ne aveva presentate ben dieci. Dai pacchetti di deducibilità fiscale per chi acquista beni durevoli – mobili, elettronica e quant´altro – ad incentivi al consumo con contributi in conto interessi.