Berlusconi: Patto dedicato a Biagi

08/07/2002



Sabato 06 Luglio 2002

Berlusconi: Patto dedicato a Biagi
Confermata la politica dei redditi – Solo la Cgil non ha firmato
ROMA – Una trattativa nella notte, proseguita nella mattinata di ieri e, alla fine, a pochi minuti dal varo del Dpef, arriva l’accordo. Tutte le parti sociali, fatta eccezione per la Cgil, hanno siglato ieri il Patto per l’Italia, cioè il documento messo a punto dal Governo che contiene le riforme sul lavoro e articolo 18, fisco e Mezzogiorno. E, soprattutto, la conferma della politica dei redditi come sancita dall’accordo di luglio del ’93. Un risultato politico importante per l’Esecutivo che riesce, nello stesso giorno, ad approvare il Documento di programmazione economica e finanziaria dopo aver avuto l’adesione di Cisl, Uil e imprese sulle prossime linee di politica economica. Un traguardo che allontana, almeno per un po’, le polemiche politiche e sindacali sul caso Biagi. E al professore bolognese è stata dedicata la firma di ieri: «È la concretizzazione delle sue idee», ha detto Silvio Berlusconi. La giornata «fortunata» del premier. L’accordo è merito anche del premier spagnolo. Lo dice proprio Berlusconi che, entrando in Consiglio dei ministri, afferma di «aver seguito l’esempio di Aznar». Per il capo del Governo «con il Dpef si darà il via libera alla riduzione delle tasse più grande della storia della Repubblica. Ed è di buon auspicio che nello stesso giorno si sia stipulato questo patto per il lavoro. È una giornata fortunata in cui realizziamo gli impegni presi con gli elettori con il contratto con gli italiani». Berlusconi riassume con uno slogan l’accordo appena sottoscritto dalle parti sociali: «Più lavoro, meno tasse», sottolineando anche l’assenza del sindacato di Sergio Cofferati: «Siamo sereni, abbiamo lavorato bene con forze sociali responsabili. Spiace l’eccezione della Cgil ma credo che non si possa più affermare che questo Governo vuole aiutare i licenziamenti. L’articolo 18 non è stato toccato». Tasse e articolo 18: i due nodi risolti. Il Governo ma anche le parti firmatarie del Patto hanno tenuto a sottolineare soprattutto due punti: nessuna lesione di diritti dei lavoratori e la manovra di riduzione della pressione fiscale sui redditi medio-bassi. «La riforma dell’articolo 18 – ha spiegato il presidente del Consiglio – è una misura per incrementare l’occupazione e per favorire la crescita delle piccole e medie imprese. Chi dice il contrario lo fa per ragioni politiche che niente hanno a che fare con la tutela dei lavoratori. Le altre organizzazioni sindacali hanno siglato un accordo anche con chi non condivide la loro posizione politica». E sul fisco Berlusconi vanta un impegno mantenuto con gli elettori: «Avevamo promesso l’abbattimento della pressione fiscale». Si tratta di 5,5 miliardi di euro a partire dal 2003 come primo assaggio di una riforma fiscale da attuare nell’arco della legislatura. Niente tagli alla spesa sociale. L’altro snodo del negoziato è stato quello sulla spesa sociale. Secca la risposta del ministro Tremonti: «Il nostro obiettivo non è ridurre le prestazioni sociali ma gli sprechi, non tagliare la spesa, ma la bolla di speculazione». Sulla spesa sociale, a luglio, il Governo allestirà anche un’apposita sede di confronto: un risultato esibito da Cisl e Uil, insieme alla riduzione delle tasse. Ma proprio sul fisco si è andati vicini alla rottura. La trattativa «dietro le quinte», spunta la Margherita. Cisl e Uil sono state a un passo dalla rottura con il Governo. In mattinata sia Savino Pezzotta sia Luigi Angeletti hanno provato a rinviare tutto a settembre per le insufficienti garanzie sulla riforma fiscale. Il ragionamento dei due leader proposto al premier, in un colloquio telefonico mattutino, è stato più o meno questo: diamo un’adesione di massima al Patto ma senza firmare poi, per la sigla, se ne riparlerà con la Finanziaria, quando saranno più chiare le entità e i destinatari dell’operazione di riduzione delle tasse. A questo punto sono scattate le reazioni dei ministri e sottosegretari presenti: o firmate oggi, oppure il Governo andrà avanti da solo, intestandosi la riforma fiscale e approvando in Parlamento la riforma dell’articolo 18 nella versione originale. Insomma, sarà rottura su tutti i fronti. Il retropensiero dei negoziatori del Governo, esplicitato nelle trattative riservate, è stato quello che Angeletti e Pezzotta stessero tentando di dare una sponda politica alla Margherita: cioè non regalare il sostegno politico al Governo con la firma del Patto e, nello stesso tempo, portare a casa il risultato sull’attenuazione della riforma sull’articolo 18 e sulle riduzioni fiscali per i redditi medio-bassi. Sarebbe stata, così, anche meno esasperata la rottura con la Cgil. C’è voluta la forzatura di Fini e Maroni ma anche l’abilità di Gianni Letta per arrivare all’intesa. Un’abilità sottolineata anche dal premier che ha rivolto a Letta «un particolare ringraziamento al regista più importante e più autorevole». I tre capitoli del Patto. Il primo, la conferma della politica dei redditi e dell’accordo del luglio ’93 e le linee di riforma fiscale (vedere anche articoli a pag. 2). Il secondo capitolo è dedicato al lavoro, alla riforma dell’articolo 18 e agli ammortizzatori sociali (vedere anche articoli a pag. 5). In pratica, il Governo fissa una deroga di tre anni per le aziende che assumendo superano la soglia dei 15 addetti. Una norma che viene precisata, acquisendo gli emendamenti di Cisl e Uil, sia prevedendo un avviso comune delle parti al termine della sperimentazione sia definendo delle norme anti-elusive per le aziende. L’ultimo capitolo è dedicato al rilancio del Mezzogiorno, in particolare «sulle risorse aggiuntive il Governo si impegna nella Finanziaria a mantenere il flusso di nuovi fondi da destinare agli investimenti pubblici e agli incentivi in una percentuale del Pil almeno pari a quella media degli ultimi anni».

Lina Palmerini