Berlusconi: non posso riformare le pensioni

07/10/2002







(Del 5/10/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
«SAREBBE COMODO DISCUTERE CON UN LEADER UNICO DELL´ULIVO»
Berlusconi: non posso riformare le pensioni
Il primo ministro replica al presidente del Senato: «Ora mancano le condizioni politiche, ma i cambiamenti saranno ineludibili» E attacca gli avversari: «Con questa opposizione difficile dialogare»

ROMA
Per quanto larga sia la sua maggioranza in Parlamento, Silvio Berlusconi non se la sente di prendere di petto la riforma previdenziale. «Mancano le condizioni politiche», ha ripetuto ieri, senza approfondire troppo la natura dell´ostacolo. Ma basta poco a capire che non si riferiva certo all´opposizione dove, per usare le sue stesse parole, «ci sono dieci supposti leader che si contraddicono e si fanno la guerra l´un l´altro». L´impedimento a una riforma va cercato nella Casa delle libertà, dove è sufficiente pronunciare la parola «pensioni» per far insorgere l´anima sociale di An e la base popolare della Lega. Solo gli ex-Dc sarebbero disposti a ragionarne, ma proprio per questo il premier diffida. Dunque «non è il momento», ha ripetuto Berlusconi tre volte. Meglio rinviare ogni ambizione riformatrice. Per esempio, al giorno in cui Bruxelles ci obbligherà a decidere. Se si dà retta al premier, pochi mesi fa l´Europa era già sul punto di lanciare l´ultimatum. «Al Consiglio europeo di Barcellona», ha svelato il capo del governo, «stava maturando una certa decisione… Ma poi ci fu il veto della Francia, la solita sinistra francese che alle elezioni, tutti sanno, è stata punita». Adesso a Parigi regna incontrastato Chirac, Jospin appartiene ai ricordi; per cui, prevede il premier, «l´Europa ritornerà a occuparsi di questo tema» che riguarda un po´ tutti nel Vecchio Continente. Dinanzi a una decisione comune dei Quindici, l´Italia non potrà più tirarsi indietro (come già avvenne per la moneta unica). «A un certo punto ci siederemo a un tavolo con le parti sociali, presentando loro l´evidenza dei numeri». E quel giorno, finalmente, il premier illustrerà «agli italiani cosa si deve fare perché non accada che nel 2010 o nel 2020 i nostri giovani si vedano sottratto dal sistema previdenziale il 90 per cento di ciò che guadagnano». La sua ricetta è quella nota: innalzare l´età pensionabile. Gli industriali non si fidano delle promesse? Temono che Berlusconi voglia solo confonderli? «Nessuno è più consapevole di me di quali siano i conti dello Stato», s´infervora il premier, «e dio avesse voluto che fosse stata varata la mia riforma del `94… Ora ci troveremmo in condizioni diverse». Il problema, scandisce, «è ineludibile». Senonché, con una Finanziaria da portare a casa, un´economia che ristagna, i consumi che languono, meglio prendersela comoda. Non è l´unico compromesso imposto da quella che il Cavaliere, quasi a volerne prendere le distanze, definisce «la realtà politica italiana». La versione finale della legge finanziaria sarà il risultato di un faticoso tira-e-molla con le parti sociali. La settimana prossima è già fissato un «redde rationem» con Confindustria. La notizia di ieri è che se ne aggiungerà un altro con regioni, province e comuni. Obiettivo del governo è placare l´ira dei governatori uniti nella lotta, non importa se targati Polo o Ulivo. Qualche concessione sarà inevitabile, anche se Berlusconi ha già messo le mani avanti: «Io insisto nel confermare che abbiamo delle opzioni, possiamo sceglierne l´una o l´altra, ma che i numeri sono quelli». Ghigo, Bassolino e Storace non si facciano faccia troppe illusioni, dunque, perché tra quanti avanzano richieste al governo sono gli ultimi della fila: «Abbiamo ereditato un certo bilancio dalle precedenti amministrazioni dello Stato», apre la lista il premier, «e non possiamo non tenerne conto. Quindi dobbiamo rispettare gli impegni nei confronti dell´Europa di Maastricht. Poi ci sono gli altri impegni che ci siamo assunti in luglio con le parti sociali firmando il Patto per l´Italia. Senza dimenticare quanto avevamo promesso con il Contratto gli elettori prima del 13 maggio…». Riuscirà il Cavaliere ad accontentare tutti?
Per sua fortuna, la crisi dell´Ulivo ha spostato in parte altrove i riflettori. Berlusconi ha ostentato ieri un certo fair-play: «Non voglio parlare dell´opposizione, da presidente del Consiglio me ne sono sempre astenuto». Però poi, per non deludere i cronisti, ha finito per sbilanciarsi: «Sì, credo che poter parlare con un leader di tutta l´opposizione sarebbe di una comodità assoluta. Invece vedete…». Non ha detto chi gradirebbe come grande avversario. Certo non quello delle passate elezioni («Ogni giorno ha il suo Rutelli», l´ha congedato sprezzante). Gli sarebbe piaciuto assai che da sinistra «qualcuno avesse avuto il coraggio di contraddire chi ha sostenuto che al governo c´è un´organizzazione criminale». Invece tutti hanno taciuto, perfino D´Alema. Per cui, agli occhi del Cavaliere, l´uno o l´altro pari sono.
Ugo Magri