Berlusconi: la riforma delle pensioni è ineludibile

04/10/2002


          riforme
          Roberto Ippolito

          (Del 4/10/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
          IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO RIAPRE IL DIBATTITO. BALDASSARRI: INNANZITUTTO SI DEVE ALZARE L´ETA´ DEL RITIRO DAL LAVORO
          Berlusconi: la riforma delle pensioni è ineludibile
          «Però bisogna fare i conti col Parlamento». Confindustria preme, «no» dei sindacati

          ROMA
          IL ritorno delle pensioni. Almeno come ipotesi, la riforma del sistema previdenziale è di nuovo in primo piano. E´ lo stesso presidente del consiglio Silvio Berlusconi a sostenere la necessità di un intervento: «Sono convinto che la riforma delle pensioni sia ineludibile». Ma è sempre Berlusconi a far presente che è quasi impossibile fare qualcosa: «Poi c´è la realtà politica del parlamento». Che significa questa sottolineatura? «Mi sembra chiaro…» risponde Berlusconi ai giornalisti. Insomma adesso il premier sembra rendersi conto contemporaneamente di quanto sia indispensabile introdurre correttivi alle pensioni, ma quanto sia arduo farlo anche per chi come lui dispone di un´ampia maggioranza parlamentare. Sono note le obiezioni della Lega e del Ccd ed è noto che da un anno è fermo in parlamento un disegno di legge delega del governo in carica per la previdenza. E comunque dai sindacati arriva subito un altolà a qualsiasi eventuale progetto per le pensioni. Berlusconi ripropone l´argomento dopo aver detto lunedì scorso con la presentazione della legge finanziaria, che il governo non si è occupato delle pensioni essendo al lavoro su questo tema l´Unione Europea. Un´affermazione che non è piaciuta al presidente della Confindustria Antonio D´Amato. Al termine di un incontro a Bruxelles con il presidente della Commissione europea Romano Prodi, D´Amato ha fatto presente che ogni paese deve sbrigare i suoi compiti a casa senza scaricarli sull´Unione: «Ognuno deve fare il suo lavoro a casa, i suoi homework come si dice in gergo e ognuno deve saper trovare le sue risorse strutturali e fondamentali». Il leader degli industriali, ricevuto in serata da Berlusconi dopo il giudizio negativo dato sulla finanziaria, chiede «da un lato di riqualificare la spesa corrente e dall´altro di intervenire su pensioni e sanità che sono i nodi fondamentali». Il no dei sindacati a toccare le pensioni è perentorio. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani imputa a Berlusconi di dire «ogni giorno una verità diversa» visto che per la riforma delle pensioni «ieri doveva pensarci l´Europa, oggi è ineludibile, domani chissà cos´altro». Il numero uno della Cisl Savino Pezzotta chiude la porta a qualsiasi modifica del sistema previdenziale: «La riforma delle pensioni è stata già fatta, non ci sono spazi per ulteriori interventi». Sono possibili soltanto «razionalizzazioni» ovvero «incentivi a restare a lavorare pur avendo raggiunto l´età pensionabile», ma non è accettata da Pezzotta alcuna discussione tesa a «cambiare il modello». «Non c´è nulla da discutere nel senso che non c´è nulla da cambiare» avverte il segretario della Uil Luigi Angeletti. E se il governo insiste nel puntare a una riforma? «Se insiste noi non siamo d´accordo e gli consigliamo di non insistere» afferma Angeletti.
          Berlusconi non indica comunque se si muoverà e cosa ha in mente di fare. Il viceministro dell´economia Mario Baldassarri, ospite del programma tv «Porta a porta» ricorda l´obiettivo già noto: l´innalzamento dell´età pensionabile. Per arrivare a questo risultato «abbiamo inserito nella finanziaria – dice Baldassarri – la possibilità di cumulare dopo 37 anni di contributi e con più di 58 anni di età il reddito di lavoro e il reddito da pensione». Il governo è impegnato anche ad attenuare la profonda insoddisfazione della Confindustria per la politica economica. Ancora ieri mattina da Bruxelles D´Amato ha fatto presente che gli industriali sono «molto preoccupati» per le «forti contraddizioni» della manovra finanziaria. E sollecitano «una rigorosa gestione delle flessibilità» concessa dalla Commissione Europea per il raggiungimento del pareggio di bilancio. Da questa premessa è partito l´incontro di ieri fra Berlusconi, affiancato dai ministri dell´economia e delle attività produttive Giulio Tremonti e Antonio Marzano, e D´Amato, accompagnato dal direttore generale Stefano Parisi. «Tutto è migliorabile, ma ci sono esigenze di bilancio che sono ineludibili» sostiene il capo del governo lamentando «una situazione pregressa che si sposa alla situazione economica mondiale». Il governo «ha fatto delle scelte sulla base di opzioni possibili» ma «non abbiamo nessuna difficoltà a spostarci su altre opzioni». Una modifica, molto singificativa, della finanzaria sta maturando alla camera. Tre deputati della maggioranza di centrodestra, i forzisti Luigi Vitali, Giovanni Marras e Gianantonio Arnoldi, stanno perfezionando un emendamento per trasformare il concordato fiscale in condono tombale. Secondo le loro stime il condono potrebbe fruttare 10 miliardi di euro, più della cifra attesa con il concordato. Ma il presidente della commissione attività produttive Bruno Tabacci, rappresentante dell´Udc e quindi anche lui esponente della maggioranza, obietta che compete al governo dichiarare se le difficoltà di bilancio impongono un condono.