Berlusconi: italiani spendete, non abbiate paura

24/09/2002







(Del 24/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INFRANGE UN TABU´ E INVITA A GUARDARE IL FUTURO CON PIU´ OTTIMISMO
Berlusconi: italiani spendete, non abbiate paura
«Gli stipendi non caleranno. Il debito è risibile: venderemo il patrimonio»

        Ugo Magri
        inviato a COPENHAGEN

        «Agli italiani dico: state sereni, tanto i vostri stipendi non diminuiscono, al massimo guadagnerete come l’anno scorso. Dunque, potete continuare a spendere tranquillamente. Spendete e non risparmiate, perché se tutti cominciassimo a risparmiare e a non spendere, poi ci potrebbe essere per davvero una contrazione…». Mai prima d’ora un capo del governo ci aveva esortati ad essere più cicale e meno formiche. Ieri Silvio Berlusconi, a margine di un summit euro-asiatico, ha infranto il tabù. Con l’economia che «cresce meno di quanto ci aspettavamo», ha esaltato le propensioni al consumo: «Famiglie e imprenditori debbono a fare quello che avrebbero fatto se non ci fossero tutte queste lamentazioni dei giornali, se gli scrittori di economia e i politici non dicessero queste cose». E’ colpa dei catastrofisti se la gente, allarmata, si tiene i soldi in tasca. «Mamma mia, quanti mal di stomaco inutili che provocano… Questo significa che poi si consuma di meno, si vende di meno, si produce di meno, secondo le profezie che si avverano da sole». La medicina suggerita dal premier: «Non leggere tutte queste storie, lasciare che siano gli esperti del settore a strapparsi i capelli.
        NIENTE LACRIME E SANGUE. «Il deficit c’è», riconosce Berlusconi, «e reagiremo con opportune misure. Ma non è nulla di cui valga la pena preoccuparsi». Sotto lo sguardo apprensivo del portavoce Paolo Bonaiuti, il premier ha sviluppato «un piccolo ragionamento che mi darà molti guai». Eccolo: facciamo finta che lo Stato sia una famiglia con 300 milioni di debiti. «Noi vogliamo ridurli a 295. Ma se per caso invece che 295 fossero 300 milioni e 300 mila lire, qualcuno può sostenere che cambia qualcosa? Sarebbe assurdo. Il problema del nostro deficit sta esattamente in questi termini». Certo, «dobbiamo rappresentare ai nostri partner europei una tendenza continuativa alla riduzione del debito, e lo faremo. Come? Vendendo dei patrimoni, perché non abbiamo altro modo. Ma non diciamo storie sostenendo che si tratta di cosa grave. E’ cosa ri-si-bi-le», sottolinea il premier scandendo le sillabe, «di cui non preoccuparsi, come non ci preoccuperemmo se si passasse da trecento milioni a trecento milioni e trecentomila lire».
        I PREZZI SALGONO… «Sì, ma quanto l’anno scorso», protesta il premier. «Per tutti gli impiegati pubblici nei contratti abbiamo stabilito che c’è l’adeguamento, al massimo perderanno gli interessi di tre mesi». Gli domandano i cronisti: l’inflazione programmata resterà all’1,4 per cento? «Sì», conferma Berlusconi, trasformandosi in un fiume in piena: «Ve lo ricordate o no quando eravamo al 20 per cento di inflazione? Adesso ci lamentiamo perché è al 2,6. Però io allora pagavo alle banche ogni quattro mesi il 23 per cento di interessi passivi. Adesso è andare sul burro! Per me, abituato a mari tempestosi, è come navigare non in un lago ma in una piscina».
        …LE BORSE SCENDONO. Berlusconi spiega il fenomeno così: «I mercati finanziari hanno vita autonoma. Sono altra cosa rispetto all’economia reale». Prendi il caso di Enel ed Eni: «Non possono dirmi "devi privatizzare", e poi quando io dico "privatizzerò" lamentarsi perché la Borsa va giù. Devono dirmi cosa vogliono. Che privatizzi o che non privatizzi? La realtà è cosa diversa da tutte le bubbole che agitano i politici», mette in guardia il Cavaliere. Un corrispondente straniero gli chiede se ha intenzione di vendere entro l’anno le quote di Enel ed Eni conservandone il controllo: «Dipende, è una delle possibilità che il governo esaminerà, dovendo presentare un bilancio che si collochi entro certe cifre. Quindi è chiaro che da qualche parte si dovrà operare. Tanto più che i commentatori liberisti sui giornali da mesi e da anni insistono che lo Stato deve cedere le aziende….».