Berlusconi, invito ai sindacati “Riprendiamo subito il dialogo”

21/03/2002

1) Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il dialogo"
2) Il premier pensa ai funerali sabato "Non lascio il campo alla sinistra"

 
Pagina 13 – Interni
 
il GOVERNO
 
Berlusconi, invito ai sindacati "Riprendiamo subito il dialogo"
 
 
 
Il presidente vede anche D´Amato
 
GIANLUCA LUZI

ROMA – «Il governo ha fatto un invito alle parti sociali a riprendere immediatamente il dialogo». A metà mattina il presidente del consiglio Berlusconi interrompe per pochi minuti il Consiglio dei ministri e scende nella sala stampa gremita di Palazzo Chigi. Lasciate da parte le frasi duramente polemiche della sera prima sull´«odio che nutre la mano degli assassini», il premier si rivolge ai sindacati per convincerli a tornare al tavolo dei negoziati «ferme restando le rispettive posizioni» e l´intenzione del governo di proseguire sulla strada annunciata delle riforme del mercato del lavoro. «Scioccato e toccato» lo descriverà più tardi il premier il vicepresidente del Consiglio federale svizzero Couchepin. Accanto al premier siede, silenzioso, il ministro del Lavoro Maroni di cui l´economista ucciso dai terroristi era consulente. «Vuoi dire qualcosa?», gli chiede Berlusconi, ma il ministro fa solo un cenno di diniego con la testa.
Una breve dichiarazione, quella del capo del governo, senza domande da parte dei giornalisti. Preceduta da un intervento in Consiglio dei ministri in cui il premier ha annunciato il senso della dichiarazione in sala stampa: «Basta con le contrapposizioni muro contro muro. Diciamoci disposti a tornare al tavolo della trattativa. Abbiamo visto a cosa si arriva se si semina un clima di odio. Dobbiamo mostrare sobrietà e serietà. Per sconfiggere la violenza è importante dare esempi di unità e dialogo. Questo non significa che facciamo marcia indietro su questioni strategiche, ma se i sindacati vogliono parlare con noi, siamo disponibili». E su questa linea Berlusconi – che più tardi ha incontrato il presidente della Confindustria D´Amato – ha lanciato l´offerta di dialogo alle parti sociali. «Il governo – ha detto infatti il capo del governo – proprio in onore di Marco Biagi, uomo del dialogo e della mediazione, ha ritenuto di rivolgere alle parti sociali un invito formale a riprendere immediatamente il dialogo, ferme naturalmente le posizioni rispettive, ma al tavolo del negoziato. Questo è un atto di responsabilità del governo, che vuole naturalmente continuare nella sua politica di cambiamento e di riforma, in sintonia con quanto ci viene chiesto dall´Europa e confermato di recente nel Consiglio europeo di Barcellona».
Dopo aver ricordato che il Consiglio dei ministri ha osservato, in piedi, un minuto di silenzio e che a Biagi saranno accordati i funerali di Stato, Berlusconi ha parlato dell´economista del lavoro come di «un collaboratore validissimo, uno studioso di grande esperienza, un´intelligenza acuta, un uomo moderato». Di Biagi, ha aggiunto Berlusconi sottolineando il suo ruolo nella riforma del mercato del lavoro, «sentiamo particolarmente la sua mancanza, la avvertiremo, anche perchè il peso per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro, che lui aveva apportato, era stato un peso importante e determinante». Berlusconi ha ricordato che «era stato anche collaboratore del ministro Treu, con il quale ha firmato recentemente un libro proprio sul lavoro, era stato collaboratore della Cisl ed era un convito fautore dell´importanza del processo di integrazione europea».
 
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IL RETROSCENA
 
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Il premier pensa ai funerali sabato "Non lascio il campo alla sinistra"
 
 
 
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ROMA – Al fondo, confida chi ci ha parlato, Silvio Berlusconi non ha affatto cambiato idea. In privato, il presidente del Consiglio è ancora l´uomo che un´ora e mezzo dopo la morte di Marco Biagi ha dettato parole che hanno messo in imbarazzo la sua maggioranza, e indignato l´opposizione: è un uomo «choccato dal pensiero di dove possa arrivare, se si semina odio», un uomo convinto che le armi dei killer di Bologna non siano che «l´ultimo anello di un catena fatta di intimidazioni, di giudizi sommari, di processi in piazza e alla televisione». Del fatto, insomma, che non ci siano dubbi sul fatto che in ultima analisi sta tutto sulle spalle della sinistra politica e sindacale, il peso morale dell´ultima azione bierre.
Ma porta consiglio anche lui, la notte nervosa e di poco sonno che vede le luci accese fino a molto tardi, al Plebiscito. E così il giorno dopo è un´altra lingua quella che il presidente del Consiglio parla in pubblico. La lingua della moderazione, dell´«evitiamo il muro contro muro», del «riprendiamo il dialogo sociale» e del «mostriamo almeno noi senso di responsabilità» che invano anche a caldo, mercoledì notte, gli avevano raccomandato invano Gianfranco Fini e Gianni Letta. In una virata così repentina da consigliare al Cavaliere di non metterla a rischio con qualche parola di troppo, e dunque di disertare l´atteso appuntamento con i gruppi parlamentari di Forza Italia.
È il Berlusconi "politico", insomma, che prende il sopravvento, dopo aver preso nota dei rimproveri che affiorano in Consiglio dei ministri specialmente per bocca di Rocco Buttiglione, e forse anche delle parole dure di Luciano Violante e Franco Giordano che Pier Ferdinando Casini registra in conferenza dei capigruppo. Il premier vira di bordo: ma «non perché – assicura un ministro – qualcuno gli abbia tirato la giacca». Sul suo tavolo, adesso, c´è la necessità di gestire una fase difficile, di far calare la tensione ma «senza rinunciare a quanto noi consideriamo fondamentale». Di definire una tattica, «una volta chiarito di chi è la colpa».
Di questo soprattutto parla, Berlusconi, nella sequenza di incontri e telefonate che scandisce la sua giornata, con Storace e Tremonti, D´Amato e Fini, Follini e Letta e Bonaiuti e il vicepremier svizzero. Di come rimettere un cuneo tra la Cgil e le altre confederazioni, e di come non lasciare la piazza alla sinistra: «Perché non è giusto assimilare l´Ulivo al terrorismo – gli dice Maurizio Gasparri – ma noi abbiamo il diritto di dire chiaro al paese che non è per caso, se sparano a noi».
Così prende forma l´idea di trasformare in una grande manifestazione contro il terrorismo l´appuntamento – più festoso – che era già stato messo in cantiere per il 13 maggio, anniversario della vittoria elettorale, al vertice notturno della scorsa settimana: «Se loro portano a Roma un milione di persone – scommette il Cavaliere – noi ne portiamo quattro». E così si fa largo anche – sottotraccia – la speranza che gli accertamenti della procura di Bologna non si esauriscano in poche ore. Perché certo sarebbe «un duro colpo» per Sergio Cofferati, sussurra uno degli uomini di Berlusconi, se fossero i funerali di Stato di Biagi, sabato, a rubare la scena al suo corteo.
(s.marr.)