Berlusconi: il referendum sull´articolo 18 si farà

20/01/2003





(Del 18/1/2003 Sezione: interni Pag. 5)
IL PREMIER POLEMICO CON LA SINISTRA: «COME SI DICE A MILANO, HAI VOLUTO LA BICICLETTA, ORA PEDALA»
Berlusconi: il referendum sull´articolo 18 si farà
«Tremonti è stato molto bravo. Riforma pensioni solo nella pace sociale»


Ugo Magri

ROMA
Silvio Berlusconi lancia la palla nel campo dei magistrati. Io sono pronto al dialogo, manda a dire,

perfino ad accantonare i propositi di separazione delle carriere: tutto dipende da voi. Il premier si
aspetta una risposta stamane, alle inaugurazioni dell´anno giudiziario. Se saranno infuocate come
quelle di dodici mesi fa, è il suo messaggio, risulterà difficile intendersi sulle cose da fare.
L´Anm propone ai suoi associati di brandire polemicamente durante le cerimonie il libro della
Costituzione? Berlusconi freme, vorrebbe replicare, si trattiene: «Spero che questo riferimento alla
Costituzione possa far ricordare a qualcuno dei magistrati, poiché la stragrande maggioranza lo sa
benissimo, che secondo la nostra Costituzione i magistrati debbono amministrare la giustizia in nome
del popolo italiano e non in nome di una parte politica contro l´altra…». Il tono è guardingo perché la
posta in gioco altissima: il dialogo sulle riforme. Cui il Cavaliere, a quanto pare, tiene davvero.
UN PREMIER «COLORITO». Già l´altra sera, a cena coi fedelissimi, Berlusconi diceva di voler

mettere l´opposizione alla prova sull´ipotesi di premierato avanzata prima da Marcello Pera, presidente
del Senato, e poi da Gianfranco Fini. Ieri, tornando in aereo da Zagabria per un incontro internazionale,
ha riempito sull´argomento il taccuino dei cronisti. «Se Forza Italia e An rinunciassero al
semipresidenzialismo, allora lì ci sarebbe campo d´intesa su un premierato che non dev´essere però
scolorito». In pratica, il premier dev´essere dotato del potere di sostituire i ministri e sciogliere le Camere,
«altrimenti non cambia nulla» rispetto alla situazione attuale. Per far contento Bossi, Berlusconi vuol
anche metter fine al bicameralismo perfetto. Basta sovrapposizioni e gelosie tra i due rami del Parlamento,
ci vuole «una Camera che si occupa delle leggi statali, e un Senato federale che si dedichi alle autonomie».
DO UT DES. Secondo l´Ulivo, il conflitto d´interessi è precondizione per avviare il dialogo. Soltanto a

parlarne, al Cavaliere viene l´orticaria. «Nessuna precondizione», dice. Però, entro centri limiti, c´è ancora
un piccolo margine per trattare. «Ci sarà discussione in Parlamento sul testo Frattini e lì saremo disposti
ad accettare tutte le proposte che ci sembreranno positive». Niente blindatura, insomma, se può favorire
un´intesa a tutto campo. Perfino sulla previdenza.
PENSIONI? CON GIUDIZIO. Certo, «se si trovasse un consenso sarebbe opportuno riformare il sistema

previdenziale». Ce lo chiede l´Europa, e il capo del governo saprebbe pure da dove incominciare: «Penso
a un sistema molto forte di incentivi e disincentivi, in modo tale che sia conveniente restare al lavoro per
chi raggiunge una certa età». Però… «Però bisogna guardare anche alla pace sociale», sospira Berlusconi,
«non si possono fare le riforme in un clima difficile, con gli scioperi… Con realismo occorre vedere
cos´è possibile fare e quello che realista non è». Dipende, anche qui, dal contributo di D´Alema e Fassino.
Spiega il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti: «Non solo Berlusconi tiene aperto il dialogo con opposizione
e forze sociali, ma desidera che diventi concreto e costruttivo».
REFERENDUM INEVITABILE. Quello che il premier non vuol proprio concedere, è la legge anti-referendum

sull´articolo 18 chiesta dal segretario Ds Piero Fassino. «C´è stata una richiesta di voto popolare, la Corte
costituzionale ha giudicato ammissibile questo quesito. Credo che il referendum si debba fare».
Quindi, niente leggina. Un bel guaio per la sinistra, lo stuzzicano i cronisti: «Sì, penso di sì», prende slancio
il premier, «come si dice a Milano: hai voluto la bicicletta, ora pedala». E una volta vinto il referendum, come
spera, non si fermerà lì. «Ho in mente di utilizzare il tempo della legislatura per far capire a chi ha creduto
alla campagna della Cgil e degli altri sindacati che l´articolo 18 penalizza soprattutto, anzi soltanto i lavoratori».
E non è l´unica delusione data ieri a Fassino. Anche sulla Rai, per esempio, che il centrosinistra ha eletto a
metro di giudizio della libertà d´informazione.
BASTA MALCOSTUME RAI. E´ quello, se si dà retta al Cavaliere, «di una tivù pubblica che ospita

personaggi e trasmissioni i quali sferrano attacchi contro l´una o l´altra parte politica». Da quando a
Viale Mazzini s´è accampato il centrodestra, secondo Berlusconi questa pratica è ormai desueta.
Anziché proteste, si attenderebbe un grazie, poiché «all´opposizione dovrebbe stare a cuore soprattutto
che la tivù pubblica non attacchi nessuno. Dovrebbero essere gli oppositori per primi a felicitarsi di
questa ideologia liberale…». Inutile perder tempo, invece, nelle battaglie sul Consiglio di amministrazione:
un Cda a due non pregiudica l´efficienza dell´azienda: «So che non ci sono preoccupazioni sui conti Rai
e l´audience è competitiva con quella delle altre tivù» (che poi sarebbero le sue).
NIENTE MANOVRA-BIS. «La escludiamo», ha tagliato corto Berlusconi. Giovedì scorso s´era

personalmente informato con colui che meglio conosce i conti pubblici, Giulio Tremonti.
E il ministro dell´Economia aveva rassicurato il premier: no, fra tre mesi non servirà alcuna manovra,
anzi i numeri potrebbero essere perfino migliori del previsto. «L´ho trovato molto sereno», ha raccontato
ieri Berlusconi cantando le lodi del suo ministro e della sua finanza creativa: «Cosa avrebbe potuto fare di
più Tremonti? Con il buco nei conti pubblici che s´è trovato, è stato direi molto bravo. Grazie a dio, s´è
inventato la cessione di immobili e le cartolarizzazioni». Viva la fantasia, dunque, anche se non basta a
sottrarre l´Italia dalle ristrettezze. Ciò che il premier non riesce a mandar giù è l´eredità del debito pubblico,
«una montagna che preoccupa non solo per il futuro ma per l´immediato, poiché ci costringe a pagare un
costo esattamente doppio di quello medio negli altri paesi europei». Tra tante sventure ereditate, compare
un timido raggio di sole: «Per fortuna non c´è recessione».
Ugo Magri