Berlusconi: il nostro Pil è sottostimato

15/01/2003





Mercoledí 15 Gennaio 2003
I NODI DELLA CRESCITA
Berlusconi: il nostro Pil è sottostimato

Conti pubblici - Il premier punta alla rivalutazione: «In vista buone sorprese su deficit e debito» – Crescita 2002 a 1,5% non a 0,4%


ROMA – «C’è qualcosa da rivedere nel panel cui si fa riferimento per calcolare il Pil». E la revisione, che dovrebbe essere operata dall’Istat, porterebbe con sè quelle che il premier Silvio Berlusconi ha definito ieri «delle buone sorprese» per i conti pubblici. Il Pil 2002 – secondo le stime del Governo – in realtà non è cresciuto dello 0,4%, come attestano le più recenti rilevazioni, ma di una percentuale sicuramente maggiore, che potrebbe portare il risultato finale a quota 1,5 per cento. Il debito, di conseguenza, scenderebbe decisamente al di sotto del 107,7% del Pil (è l’ultima stima che incorpora anche l’effetto dello swap tra Tesoro e Banca d’Italia), mentre più limitato (lo 0,1-0,2%) dovrebbe essere l’impatto sul deficit (a quota 2,3-2,5%, secondo le più recenti stime). L’occasione per riproporre la mai sopita querelle sui criteri di calcolo del Pil è stata offerta ieri a Berlusconi dalla conferenza stampa al ministero delle Infrastrutture sulle grandi opere da lanciare nel 2003. Due gli indicatori principali che il premier ha evocato per dimostrare la sostanziale inattendibilità dell’attuale stima: l’incremento dell’1,5% dei consumi elettrici «in un anno non rigido», e l’aumento di 250 mila posti di lavoro nella grande industria. La conclusione è che «deve esservi qualcosa da verificare nel panel, soprattutto per quanto riguarda le imprese dei nuovi settori che non sono ancora entrati nel paniere». E, ad adiuvandum, potrebbe intervenire – secondo quanto si fa osservare in ambienti del ministero dell’Economia – una corretta valutazione dell’economia sommersa, che l’Istat stima nel 15 per cento. L’Istat «avrebbe dovuto operare una riclassificazione già nel 2000, poichè l’ultima revisione risale al 1995». È del tutto evidente che una rivalutazione, se pur in misura ridotta, di parte dell’economia sommersa propizierebbe un deciso incremento del Pil, abbattendo di conseguenza parte dello stock del debito. In discussione sono i criteri di calcolo dell’indice chiave, quello della produzione industriale. Come segnala l’Isae, la misurazione è operata convenzionalmente attraverso un indice a ponderazione fissa, il cui schema viene rivisto ogni cinque anni. Attualmente l’indice è "tarato" sul 1995. Nel 2003 si passerà alla nuova base (2000). Il problema nasce dal fatto che nei cinque anni che intercorrono tra una modifica dell’indice e l’altra, si rischia – come sottolinea l’Isae – di non cogliere «i mutamenti produttivi legati a fenomeni di natimortalità delle imprese. È presumibile che nel tempo aumenti il peso dei settori più dinamici, e che le nuove imprese siano a loro volta più dinamiche delle vecchie». Secondo l’economista Francesco Forte, che ha scritto in proposito un articolo sul «Foglio», l’aggiornamento potrebbe portare a una correzione complessiva del Pil pari al 3,3% in cinque anni, lo 0,66% in più di crescita media ogni dodici mesi. Non sarà forse la potente rivalutazione del Pil operata durante il Governo Craxi nel febbraio 1987, che portò a un incremento del 15,4% del Pil (il 17,4% al costo dei fattori) grazie soprattutto al "ricalcolo" dell’economia sommersa. Tuttavia, anche un incremento di dimensioni più ridotte, agendo sul denominatore, potrebbe risultare benefico per i conti pubblici. «Revisioni – osservano i tecnici dell’Istat – potrebbero esserci a febbraio sugli anni precedenti e sui dati trimestrali già elaborati per il 2002». La prossima scandenza da calendario è il 28 febbraio, quando l’Istat diffonderà la stima per il 2002, contestualmente alle revisioni per gli anni 2001, 2000 e 1999. L’annuncio di Berlusconi ha provocato l’immediata reazione dell’opposizione. Per Piero Fassino, segretario dei Ds, «non è truccando le cifre che si cambia la realtà». «Dal cilindro del premier – aggiunge Mario Lettieri della Margherita – è in arrivo l’ennesimo coniglio salvafaccia». Per il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani, «non si comprende perchè Berlusconi dica che occorra cambiare i metodi di rilevazione del Pil e quelli dei prezzi».
DINO PESOLE