Berlusconi ha tradito le famiglie

05/11/2004

              venerdì 5 novembre 2004

              Berlusconi ha tradito le famiglie

              Indagine Acri: ceto medio più povero, non si risparmia più, paura del futuro

              Bianca Di Giovanni


              ROMA Un Paese «rattrappito», venato di «cupo pessimismo». È l’immagine delle famiglie italiane che emerge dal sondaggio svolto da Ipsos per conto dell’Acri in occasione della ottantesima giornata mondiale del risparmio, che si terrà oggi alla presenza del governatore Antonio Fazio e del ministro Domenico Siniscalco. Detto in estrema sintesi, quasi la metà del ceto medio (48%) non mette più un euro da parte, circa il 70% dei risparmiatori si rifugia negli immobili scappando dagli strumenti finanziari, più di una famiglia su tre (35%) denuncia difficoltà economiche, una su 5 si dice in gravi difficoltà, mentre una su quattro riesce a malapena a «galleggiare» spendendo tutto quello che guadagna. Sul futuro, poi, non c’è da farsi troppe illusioni: il 46% del campione intervistato si dichiara pessimista sugli andamenti economici, contro il 35% di ottimisti.

              Famiglie tradite lasciate senza risposte. A colpire al cuore la capacità di risparmio degli italiani sono state le crisi finanziarie, tanto che il crollo dell’«accumulo» si è registrato tra il 2002 e il 2003, con un ulteriore scossone fino all’anno in corso. Di fronte ai bond spazzatura i risparmiatori si sono ritrovati senza bussola, mentre in Parlamento la riforma del risparmio si è incagliata nelle secche dei veti incrociati. A questo punto «ogni ritardo accentua la sfiducia – avverte Giuseppe Guzzetti, presidente Acri – È passato un anno, ai risparmiatori sono state date buone parole, grandi solidarietà ma nel concreto bisogna tutelarli». Quanto al testo che racchiuda «il minimo comun denominatore» prospettato in questi giorni da Siniscalco, il vicepresidente Acri Antonio Patuelli precisa che l’associazione «non è né massimalista, né minimalista. È un fatto però che la riforma si è bloccata per il carico di materie che il testo conteneva e che avevano una connessione troppo labile al tema del risparmio». Come dire: snello è meglio. Gli fanno eco le parole disarmanti pronunciate in serata da Bruno Tabacci in Commissione proprio davanti a Siniscalco. «Se i poteri che sono fuori (dal Parlamento, ndr) sono più grandi di quelli che sono dentro, allora dobbiamo ammettere che non riusciamo ad andare avanti, non abbiamo più alibi». Più chiaro di così: si farà una finta riforma. In serata scende in campo anche Intesaconsumatori: «Anche le banche associate all’Acri e le Fondazioni bancarie – si legge in una nota – remano contro la riforma».

              L’anno prossimo si starà peggio: chi crede negli sgravi fiscali? Intanto il Paese è paralizzato dal pessimismo. Tornando al sondaggio Acri-Ipsos, il 44% delle famiglie pensa, invece, di risparmiare meno nei prossimi 12 mesi (erano il 29% nel 2001). Tenuto conto che l’indagine è stata effettuata nel mese di ottobre, non sembra aver colpito nel segno la propaganda berlusconiana sui futuri tagli fiscali. «Da un’altra ricerca statistica si rileva – osserva Ferdinando Pagnoncelli, presidente Ipsos – che nel caso di riduzione del carico fiscale il 36%-37% potrebbe consumare di più, mentre il resto destinerebbe le risorse al risparmio». La sfiducia riguarda anche l’economia italiana nel complesso. Il 51% degli intervistati ritiene che nei prossimi tre anni si assisterà a un peggioramento delle condizioni del Paese.

              Ceto medio tartassato. Non sono solo i numeri secchi a parlare nella ricerca Ipsos. Il profilo sociale dei gruppi con difficoltà al risparmio conferma molte delle opinioni espresse da più parti negli ultimi mesi. Se da un lato le famiglie in difficoltà sono molto più spesso appartenenti ad un ceto medio/basso (bassi titolo di studio, operai e pensionati, età medio/alta) e se dall’altro le famiglie senza difficoltà sono più presenti nei ceti medio/alti, è tuttavia proprio in questi ultimi (professionisti, lavoratori autonomi, impiegati e insegnanti) che si trova una concentrazione decisamente maggiore delle famiglie in discesa, di quelle famiglie cioè che perdono solidità economica e potere d’acquisto.

              La corsa verso la liquidità. Che tipi di investimenti si preferiscono? La «scottatura» dei bond brucia ancora. Così la percentuale di italiani che tiene i risparmi liquidi è salita quest’anno al 68% dal 57% del 2003. Cresce anche la quota dei fautori del ‘mattonè come investimento migliore per salvaguardare il proprio patrimonio (dal 59 al 70%).

              Giovani senza futuro. I pessimisti tra le generazioni più giovani sale al 71%. Molti ritengono che staranno peggio dei loro padri. Ma resiste una sola speranza: l’Europa.