Berlusconi frena sulle tasse: con la crisi niente tagli

14/01/2010

«Mi piacerebbe il quoziente familiare». Tremonti: non faremo follie. Bersani: giravolta irresponsabile «L’attuale situazione di crisi non permette alcuna possibilità di riduzione delle imposte». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, precisa tempi e modi della prossima riforma fiscale, che non saranno brevi, raffreddando anche l’ipotesi delle due aliquote per l’Irpef. «La riforma sarà un lavoro lungo e duro» ha detto Berlusconi mentre il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha annunciato l’avvio della riflessione sulla riforma in un seminario da tenere nei prossimi giorni a L’Aquila, conferma la massima prudenza. «Non possiamo fare stupidate o follie in una fase economica così complicata» ha detto il ministro ieri sera a Porta a Porta su RaiUno.
L’opposizione, con Pier Luigi Bersani, accusa il premier di aver fatto una «giravolta» sulle tasse e di «irresponsabilità nel modo di governare e comunicare l’agenda del Paese». Secondo Berlusconi, tuttavia, quelle che hanno attribuito all’esecutivo la volontà di ridurre le tasse «sono solo illazioni non vere», e poi, ha aggiunto il premier, «nessuno ha mai parlato di aliquote». Il che non vuol dire che la riforma non si farà.
Magari cominciando a lavorare sulla semplificazione, ha detto il premier, e, al limite, ad avvicinarsi gradualmente al quoziente familiare. «Mi auguro che un anno sia sufficiente, ma è un lavoro improbo e le conseguenze della crisi, che ci ha lasciato 8 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per gli interessi sul debito, mettono fuori discussione la possibilità di pensare a una riduzione delle tasse. La semplificazione— ha aggiunto Berlusconi — si impone. Gli stessi commercialisti si mettono le mani nei capelli quando devono interpretare le norme».
Per il resto, massima cautela. Anche sul quoziente familiare, una delle promesse fatte in campagna elettorale che l’opposizione accusa di aver disatteso. «Lo faremo, perché è un fatto di giustizia che un single che guadagna 100 debba pagare più tasse di un padre di famiglia che guadagna lo stesso ma ha una famiglia numerosa. È la direzione prima su cui ci muoveremo e su cui in futuro potremo convogliare una possibile riduzione delle imposte. Era un impegno elettorale, ma era anche legato direttamente alle condizioni di bilancio» ha detto Berlusconi.
Il ministro dell’Economia non aggiunge molto di più sui contenuti della riforma, ma anche lui smentisce che ci siano già carte pronte ed esperti al lavoro. A Porta a Porta ha criticato il meccanismo delle deduzioni dall’imponibile, troppo complesso, sostenendo che devono essere «le famiglie a decidere come utilizzare i soldi per far crescere e studiare i figli» (idea non troppo distante dal "bonus" fiscale per i figli) e dato ragione al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che vuole spostare il carico fiscale dal reddito ai consumi. Prudenza anche sull’armonizzazione delle tasse sulle rendite finanziarie, mentre Tremonti appoggia l’idea di colpire la speculazione finanziaria. Parlando, anzi, di un problema ancora irrisolto. «Dopo la crisi la strada maestra era una nuova Bretton Woods per dare nuove regole ai mercati. Si è scelta una scorciatoia e sono stati inventati organismi e strutture — dice il ministro — che non stanno facendo quello che ci si aspettava».