Berlusconi: dialogo con i sindacati; ok da Cisl e Uil, altolà dalla Cgil

14/06/2001

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Berlusconi: dialogo con i sindacati
ok da Cisl e Uil, altolà dalla Cgil

Il premier: "Riforme, ma salvando la coesione sociale"

VITTORIA SIVO


ROMA – Governare e modernizzare l’Italia non contro, ma con i sindacati, in nome di un «dialogo sociale» che fa parte della Costituzione materiale. Capovolgendo l’approccio che nel ‘94 lo portò allo scontro con Cgil, Cisl e Uil, Berlusconi si impegna con i sindacati a «lavorare tutti insieme per trasformare l’Italia». Ma i destinari del messaggio, ancora una volta, si spaccano: Cisl e Uil hanno parole di apprezzamento, mentre il commento di Cgil è tutto in chiave negativa.
L’occasione di questa prima presa di contatto fra nuovo governo e sindacati è il congresso della Cisl in corso a Roma, al quale il premier si dice molto dispiaciuto di non poter intervenire perché impegnato a Bruxelles. Affida dunque il suo saluto ad una lettera ai «cari amici» cislini, implicitamente rivolta a tutte e tre le Confederazioni.
«L’Europa, la moneta unica, la globalizzazione dei mercati – scrive il presidente del Consiglio – ci impongono, se non vogliamo perdere competitività e sviluppo, una lunga e probabilmente difficile stagione di riforme, dal mercato del lavoro al welfare, dalla scuola all’intera architettura dello Stato». Berlusconi definisce come «una grande rivoluzione» la modernizzazione necessaria all’Italia a tutti i livelli, ma vuole rassicurare i sindacati sul fatto che ciò dovrà avvenire «salvaguardando, anzi accentuando sempre più il valore ineludibile della coesione sociale», intesa come capacità di distribuire ricchezza non attraverso l’assistenza ma con il lavoro, come fattore di equità, come responsabilità e partecipazione, come sostenibilità sociale e come «ampliamento dei diritti di accoglienza nel pieno rispetto delle nostre leggi».
Oltre i confini italiani ed europei, il messaggio parla dei troppi diritti negati e della troppa povertà nel mondo; problema che si affronterà a Genova nel vertice del G8, in vista del quale Berlusconi intende ascoltare le parti sociali. L’impegno con cui si chiude la lettera è di «lavorare tutti insieme con il comune obiettivo di trasformare l’Italia in un paese veramente moderno, efficiente e solidale», in cui i sindacati «non siano pregiudizialmente antagonisti al governo».
Sono orientamenti che la Cisl, per bocca del suo segretario generale Savino Pezzotta, giudica «molto apprezzabili e interessanti», naturalmente da verificare alle prova dei fatti. E’ importante che Berlusconi riconosca il ruolo del sindacato, consideri la coesione come elemento della competitività e si dica disponibile al dialogo. Anche il leader della Uil Luigi Angeletti accoglie «molto positivamente» il messaggio del presidente del Consiglio, i cui contenuti «ci convincono e ci trovano concordi». L’augurio è che le scelte politiche siano coerenti con le parole.
La risposta della Cgil somiglia invece ad una porta sbattuta in faccia. Se ne incarica il segretario confederale Giuseppe Casadio, il quale contesta «che in Italia ci sia bisogno della rivoluzione, come enfaticamente e, temo, strumentalmente, dice il presidente del Consiglio. Tanto meno sui terreni che indica». Quanto al dialogo sociale, il sindacalista osserva che Belusconi «non fa altro che constatare una situazione di fatto, perché il dialogo sociale ce lo siamo conquistati», quindi sarebbe grave se il presidente del Consiglio dicesse il contrario. Al sindacalista della Cgil non va bene nemmeno l’annuncio che il premier vedrà le parti sociali in vista del G8: questo è un diritto che i sindacati nel mondo «si sono già conquistati», dunque «è una pratica già avviata».

Altri sindacati, come la Cisal, apprezzano la mano tesa di Berlusconi e l’Ugl propone 60 giorni di pace sociale per dar tempo al governo di preparare le riforme.