Berlusconi contro Cofferati rissa alla Camera, seduta sospesa

04/07/2002


GIOVEDÌ, 04 LUGLIO 2002
 
Pagina 3 – Interni
 
E al Senato il presidente annuncia: toglieremo il segreto dagli atti della commissione sulla scorta
 
Biagi, Berlusconi contro Cofferati rissa alla Camera, seduta sospesa
 
Il premier: non accuso la Cgil, ma hanno esasperato la
polemica
 
 
 
"Spero che il segretario della Cgil rifletterà sull´esasperazione dello scontro sociale"
"Ci sono espressioni, come ‘scellerato´ o ‘limaccioso´, che non sono da Paese civile"
 
GIANLUCA LUZI

ROMA – «Credo che in cuor suo, smaltita l´indignazione per qualche strumentalizzazione malevola, anche il segretario generale della Cgil, come tutti noi, avrà modo, rileggendo bene le ultime lettere di Marco Biagi, di riflettere "seriamente"sui danni profondi che una gestione "incautamente"…». Dai banchi del centrosinistra l´irrequietudine che ribolliva dall´inizio diventa protesta vibrante. «… "Incautamente" – prosegue Berlusconi fra le urla – esasperata dello scontro sociale può causare a tutto il paese e anche alla credibilità del suo sindacato». Per l´opposizione è troppo: solo pochi minuti prima il presidente del consiglio – alla richiesta che veniva dai banchi della sinistra di spiegare perché era stata tolta la scorta a Biagi – aveva ribaltato sul precedente governo dell´Ulivo la decisione: «L´atto amministrativo è stato assunto durante il governo Amato». E´ il caos. Il presidente della Camera interviene con estrema decisione e sospende la seduta chiamando i capigruppo. Non era mai accaduto mentre parla un presidente del consiglio.
L´attacco a Cofferati era previsto, soprattutto dopo le dimissioni di Scajola. Ma quando è risuonato nell´aula di Montecitorio è stato veramente duro: un´accusa esplicita di aver creato un clima pericoloso. In contrasto con il passaggio successivo in cui Berlusconi ha escluso qualsiasi accusa diretta alla Cgil. Già il primo attacco era stato violento e inequivocabile: Biagi «è stato barbaramente trucidato, dopo una lunga e aspra campagna di delegittimazione della sua persona, di squalifica morale delle sue posizioni, di denuncia di quello che è stato malevolmente definito il suo "collateralismo"con il governo e la Confindustria». Ma subito dopo Berlusconi ha picchiato con ancora più forza. «Ci sono espressioni e parole – ha detto infatti il capo del governo riferendosi a Cofferati – a partire dall´aggettivo "scellerato" o "limaccioso", che in un paese civile e democratico dovrebbero esserci risparmiate. Certe critiche oblique, figlie di una vecchia cultura del conflitto che non ha più niente a che vedere con la effettiva difesa delle condizioni e dei diritti dei lavoratori, suonano e possono essere percepite come "minacce", per usare la dolorosa e intimidita espressione del professor Biagi nella sua lettera al direttore generale della Confindustria. In un paese civile – ha detto ancora Berlusconi – esistono opinioni a confronto, non fedeltà o tradimenti da sanzionare con disprezzo ideologico». Nonostante tutto questo «è evidente – ha aggiunto Berlusconi come per compensare gli attacchi – che ogni accusa diretta alla Cgil per l´assassinio di Biagi è una cinica strumentalizzazione, oltre che una autentica sciocchezza».
E anche sulla scorta tolta a Biagi, Berlusconi ha prima attaccato e poi tentato di ricucire con l´opposizione, fino ad approvare – nella replica al Senato – la proposta di D´Alema di una commissione d´inchiesta: «In piena sincerità di cuore non sono contrario ad una commissione che accerti perchè non gli sono state date le scorte e perchè lo Stato non ha difeso uno suo servitore». Prima, alla Camera, rivolto al centrosinistra che rumoreggiava, aveva accusato: «Sapete benissimo che l´atto amministrativo che ha dato il via a cascata ad altri atti amministrativi in altre Prefetture è stato assunto dalla Prefettura di Roma vigente il governo Amato». Poi, di seguito, aveva aggiunto: «Non credo che sia stata colpa del presidente Amato o del suo governo, come non è stata colpa del governo successivo, perchè la procedura delle scorte che abbiamo ereditato dai governi precedenti non funzionava ed è merito del nostro governo averla modificata».
Dopo aver definito le dimissioni di Scajola «un gesto di dignità e di generosità che gli fa onore» e prima di sottolineare che «in una democrazia compiuta come la nostra il ministero dell´Interno non può essere né apparire un "potentato" al di sopra del controllo parlamentare», ma «un braccio operativo dell´esecutivo che lavora per la sicurezza dei cittadini e dello Stato», Berlusconi ha onorato la memoria di Biagi, definito «un eroe e un martire strappato dalla barbarie terroristica ai suoi affetti e alla sua famiglia» e anche «un protagonista di quel che si chiama "riformismo" e anche, aggiungo, "riformismo moderno"». Il Senato lo ha onorato con un minuto di silenzio. E proprio perché con le dimissioni di Scajola il governo «ha dato prova di sensibilità politica e di senso dello Stato», ora «tocca all´opposizione dimostrare analogo senso dello Stato e aiutare tutto il paese a uscire da una spirale di veleni e di conflitti. Tutti dobbiamo lavorare, senza riserve e secondi fini, per assicurare alla giustizia gli assassini di D´Antona e di Marco Biagi».