Berlusconi contro Cofferati: ha fatto danni, rifletta

04/07/2002







Del 4/7/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
«L´ADDIO AL VIMINALE E´ IL GESTO D´ONORE DI UN GALANTUOMO». I DEPUTATI DEL CENTROSINISTRA INSORGONO PER LE CRITICHE ALLA CGIL
Berlusconi contro Cofferati: ha fatto danni, rifletta
Elogi a Scajola. «Chiedo all´opposizione senso dello Stato nella lotta alle Br»

ROMA
Nell´aula di Montecitorio, in un boato di proteste così forti che il presidente della Camera ha sospeso seduta e diretta tivù, Silvio Berlusconi ha spiegato nei seguenti termini le dimissioni di Claudio Scajola: sono state «il gesto d´onore di un galantuomo», perché «in questo governo chi riconosce di aver sbagliato si assume la responsabilità personale degli errori commessi». Ma ora, ha puntato l´indice il presidente del Consiglio, «tocca all´opposizione dimostrare analogo senso dello Stato. Tutti dobbiamo aiutare il Paese a uscire da una spirale di veleni e conflitti che sono fuori dal tempo, fuori dalla realtà e fuori dalla vera cultura civile degli italiani». Basta con «certe critiche oblique, figlie di una vecchia cultura del conflitto», ha tuonato il premier, «che suonano e possono essere percepite come "minacce"… ». A quel punto, non c´era nemmeno bisogno che Berlusconi facesse il nome di Sergio Cofferati per capire contro chi stava puntando i suoi cannoni. Tutti, nell´aula di Montecitorio, avevano perfettamente colto l´allusione alla «lunga e aspra campagna di delegittimazione condotta contro Marco Biagi, di squalifica morale delle sue posizioni, di denuncia di quello che è stato malevolmente definito il suo "collateralismo" con il governo e la Confindustria». Non a caso l´ala sinistra dell´emiciclo era in gran tumulto. Eppure il premier ha voluto ugualmente dar fuoco alle polveri: «Credo che in cuor suo, smaltita l´indignazione per qualche strumentalizzazione malevola, anche il segretario generale della Cgil avrà modo, rileggendo bene le ultime lettere di Marco Biagi, di riflettere seriamente sui danni profondi che una gestione incautamente esasperata dello scontro sociale può causare a tutto il Paese e anche alla credibilità del suo sindacato».
Prima che un boato sommergesse queste parole (e Pier Ferdinando Casini interrompesse i lavori della Camera), il Cavaliere ha fatto in tempo ad aggiungere: «Ci sono espressioni e parole, a partire dall´aggettivo "scellerato" o "limaccioso", che in un Paese civile e democratico dovrebbero esserci risparmiate». Solo quando gli animi si sono ricomposti, tanto da consentire che i giornalisti allontanati dalle tribune vi venissero riammessi, Berlusconi ha chiarito: «Ogni accusa diretta alla Cgil per l´assassinio di Biagi è una cinica strumentalizzazione, oltre che un´autentica sciocchezza. Così come – ha aggiunto – è cinico e sciocco imputare a questo governo di non aver difeso Biagi». Più tardi, in Senato, il premier s´è dichiarato favorevole a render pubblici i risultati della commissione Sorge che indagò sulla mancata scorta. Via libera anche alla commissione d´inchiesta proposta da Massimo D´Alema. Il discorso era stato messo nero su bianco nel primo pomeriggio. L´attacco a Cofferati, dunque, il premier l´aveva concepito a tavolino quale risposta politica alle dimissioni di Scajola. Perfino i più prudenti tra i suoi consiglieri sarebbero giunti alla sua conclusione che «non si può andare avanti con un signore capace solo di dire no, no e poi no». Nulla di premeditato, invece, nell´accusa rivolta a Giuliano Amato. Quando dai banchi della sinistra gli hanno ricordato che Biagi non ebbe la scorta, Berlusconi ha replicato d´istinto: «L´atto amministrativo da cui sono discese le decisioni sulle scorte è stato preso dalla prefettura di Roma, vigente il governo Amato». Oltre al suo predecessore, Berlusconi ha bastonato pure quello di Scajola: Enzo Bianco avrebbe dovuto dimettersi da ministro dopo una fuga di notizie che «impallinò» l´inchiesta sul delitto D´Antona (una provocazione, l´ha definita Bianco). Inutile dire che Berlusconi ha lungamente esaltato la figura di Marco Biagi, «uomo di centrosinistra» che però non aveva «paraocchi». Ma le parole più calde del premier sono state riservate a Claudio Scajola. Fino alla notte prima, il premier sperava ancora di salvargli la poltrona. Ignorava che, mentre lui e l´ormai ex ministro dell´Interno erano chiusi a colloquio, Alleanza nazionale rendeva visibile il proprio dissenso. Solo ieri mattina, con la lettura dei giornali, il premier s´è convinto che non c´era più nulla da fare. Ne ha preso atto verso l´ora di pranzo, elevando tuttavia Scajola agli altari di martire del berlusconismo: con le dimissioni, ha detto in aula, «si mette a disposizione della Repubblica e sono certo che non verrà meno il suo impegno politico e parlamentare». Magari nella veste di presidente dei deputati azzurri, in luogo di Elio Vito.

Ugo Magri