Berlusconi attacca i sindacati “Mettono i padri contro i figli”

15/03/2002


 
VENERDÌ, 15 MARZO 2002
 
Pagina 11 – Economia
 
"Ho cercato in ogni modo di trovare un accordo per un´Italia più competitiva"
 
Berlusconi attacca i sindacati "Mettono i padri contro i figli"
 
Il presidente: ormai ogni occasione è buona per fare festa
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

ROMA – Da un lato il governo che «ha cercato in tutti i modi di trovare un accordo con i sindacati» e che vuole un´Italia «più competitiva», con «libertà di crescere per le imprese» e «libertà di trovare lavoro per i giovani». Dall´altro i sindacati che «non vogliono fare passi avanti per estendere le tutele e modernizzare il mercato del lavoro» e che proclamano scioperi «dei padri contro i figli». E´ Silvio Berlusconi ad assumere direttamente le difese delle modifiche all´art.18 dello Statuto dei lavoratori. Le parole del premier, nella conferenza stampa appena terminato il Consiglio dei ministri e poco prima della partenza per il vertice europeo di Barcellona, sono un affondo contro la Cgil in particolare, ma anche contro Cisl e Uil, l´una perché ha scelto di scendere in piazza «solo per ragioni politiche», le altre per aver fatto dell´art.18 «una questione di bandiera»; una replica serrata, colpo su colpo, alle critiche durissime che all´operato del governo sono venute dai sindacati, ormai pronti alo sciopero generale, e dall´opposizione.
Come chi si prepara ad una lunga battaglia e a contrastare l´offensiva sindacale, il presidente del Consiglio vuole rassicurare l´opinione pubblica sulla portata del provvedimento. Il nuovo testo della delega sul mercato del lavoro, che poco prima il ministro del Welfare Roberto Maroni ha illustrato, «è a favore dell´occupazione dei giovani, soprattutto di quelli del Sud», quindi chi sciopera contro queste norme, sciopera contro di loro. Quanto agli attuali occupati e pensionati, non viene tolto né toccato alcun diritto, «nessuno subirà una diminuzione delle proprie garanzie». E «non c´è libertà di licenziare, come mentendo è stato detto».
Della rottura con i sindacati il governo prende atto con «dolore», dopo aver fatto tutto il possibile per trovare un´intesa. «Abbiamo sentito i loro pareri – ha detto Berlusconi ripercorrendo le tappe della vicenda – abbiamo chiesto se avevano altre proposte da farci per togliere questo blocco conservatore che sclerotizza il mercato del lavoro» e ci rende inadempienti in Europa, a abbiamo anche invitato le parti sociali a trovare un accordo fra di loro e che noi avremmoi cambiato la delega, facendo nostra una loro eventuale intesa. Ci è stato risposto che era impossibile». Dai sindacati «non è venuto nessun suggerimento concreto».
A questo punto il governo si è assunto "con dolore" le sue responsabilità e nella maggioranza, sulla decisione di andare avanti, «c´è assoluta compattezza» (a riprova di questa tenuta della coalizione, a fianco di Berlusconi nella conferenza stampa siedono i ministri Maroni, Giovanardi, Marzano e Gasparri). Comunque è amaro constatare come il governo venga attaccato proprio per l´impegno ad eliminare «le ingiustizie fra chi è iper-garantito e chi non ha alcuna tutela».
Con l´occasione il presidente del Consiglio fa un bilancio dei primi nove mesi di attività, «abbiamo fatto miracoli e lavorato come nessun governo nella storia della Repubblica», mantenendo addirittura in anticipo le promesse fatte su pensioni, lavoro, infrastrutture, sicurezza, anche se il contratto stipulato con gli italiani avrà una scadenza più lunga, con i cinque anni della legislatura. Più tardi da Barcellona, il premier eviterà di replicare alle accuse di Cofferati e, a proposito della manifestazione organizzata dai sindacati europei nella città catalana alla quale ha partecipato anche il segretario generale della Cgil, ironizzerà sui «professionisti del girotondo che si spostano e che hanno trovato un modo nuovo per passare il tempo e per campare la vita», «ogni occasione è buona per far festa».