Berlusconi: allungare l’età pensionabile

12/07/2002

Venerdí 12 Luglio 2002



Berlusconi: allungare l’età pensionabile
ROMA – Per un eventuale taglio delle pensioni di anzianità non c’è fretta, ma è certo che l’età pensionabile dovrà essere alzata. Silvio Berlusconi traccia una sorta di tabella di marcia per riformare la previdenza. Che ha come punto di partenza la delega già varata dal Governo: «Per ora abbiamo considerato che quelli che si sono prodotti sono i provvedimenti possibili nell’attualità. Poi vedremo». Ulteriori interventi strutturali, dunque, non sono esclusi. Anche se il premier non si sbilancia. E a chi gli chiede se è giunto il momento di intervenire sulle pensioni anticipate, si limita a rispondere: «Abbiamo tempo fino al 2006». Ma, anche in relazione agli impegni europei, Berlusconi non evita di indicare la strada da percorrere: «C’è Lisbona, c’è Barcellona, dobbiamo perciò pensare ad un allungamento dell’attività lavorativa. Ma nel tempo». Almeno a breve, dunque, non si aprirà un tavolo previdenziale con le parti sociali. A confermarlo è il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Nell’incontro fissato per il 16 luglio dal ministro Roberto Maroni con i sindacati dei pensionati si discuterà solo del monitoraggio degli aumenti delle pensioni minime». In questo modo Sacconi ha voluto anche rispondere indirettamente al sottosegretario all’Economia, Vito Tanzi, che poche ore prima aveva prospettato l’immediata apertura del confronto sulla previdenza: «Credo che il Governo voglia riaprire l’argomento delle pensioni». Anche perché, secondo Tanzi, sarebbe necessaria una correzione della spesa pensionistica, che non può continuare a crescere, cominciando dai «livelli alti». Una correzione che dovrebbe avere l’obiettivo «di alzare l’età prensionabile». Dichiarazioni che lasciavano immaginare la riapertura della partita sulle pensioni già il 16. Ma Sacconi ha sgomberato il campo dagli equivoci: «È comprensibile che il sottosegretario Tanzi non sappia molto dell’incontro di martedì prossimo cui parteciperanno rappresentanti del ministero del Lavoro e dei sindacati dei pensionati. Ben altra cosa è la riforma delle pensioni che, come è noto, è all’esame del Parlamento». Cisl e Uil hanno comunque confermato subito il loro no a un nuovo intervento sulle pensioni. Sulla previdenza «non c’è nulla da discutere, la riforma è stata già fatta», ha detto Luigi Angeletti. Savino Pezzotta ha ribadito di essere contrario a interventi sulle "anzianità", «all’annullamento del rapporto di lavoro e alla decontribuzione», aggiungendo di essere pronto a discutere «sul Tfr». Pezzotta ha poi respinto le accuse fatte da Berlusconi al "Costanzo show", di un boicottaggio da parte dei patronati degli aumenti delle pensioni minime. In Parlamento, intanto, sono cominciate le audizioni sul Dpef. Ieri alla commissione Bilancio della Camera è intervenuto il ministro Antonio Marzano, che ha rilanciato la proposta di arricchire i prodotti assicurativi in quei settori connotati da una forte valenza sociale quali, ad esempio, il lavoro e la sanità. In sostanza, secondo il ministro, le imprese di assicurazione attraverso le polizze dovrebbero avere una funzione «integrativa o suppletiva degli interventi delle pubbliche autorità» come nel caso di perdita di lavoro (soprattutto in riferimento ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese). Quanto alla sanità, Marzano ha citato le polizze "long term care" (quelle di assistenza a lungo termine) «sia per fornire indispensabili strumenti sanitari e di assistenza alle persone anziane di fronte all’allungamento delle attese di vita, sia per integrare le prestazioni sanitarie pubbliche». Il ministro ha poi sottolineato la priorità assegnata dal Governo al Mezzogiorno cui verrà garantita una spesa in conto capitale del 45 per cento. Un ruolo strategico, sempre secondo il ministro, è stato poi assegnato ai contratti di programma soprattutto per l’attrazione degli investimenti. Critiche al Dpef arrivano invece da Regioni e Comuni. In particolare, alla Conferenza delle Regioni non è affatto piaciuta l’invasione di competenze dell’Esecutivo sul fronte fiscale: «La questione del federalismo fiscale non pare ancora acquisita nei fatti dal Governo». I Governatori sottolineano come non sia possibile intervenire in maniera unilaterale, anche tenendo conto delle competenze regionale, su Irap e tassa automobilistica, e ribadiscono che tali manovre non debbano comportare perdite di gettito a livello regionale, anche in ragione nel nuovo contesto del Titolo V della Costituzione. Pertanto, «la prevista manovra finanziaria su Irap e tassa auto comporterà una ridefinizione delle aliquote del decreto legislativo 56/2000». Critica anche l’Anci, l’associazione dei Comuni: «il cammino che il Dpef prefigura vede nelle Regioni gli unici interlocutori da cui partirà l’applicazione concreta del nuovo assetto autonomistico dello Stato».

M.Rog.