Bergamo, videosorveglianza ai privati

28/11/2001


Lombardia



Dopo l’annuncio della Regione di assegnare agli istituti di vigilanza incarichi in tema di sicurezza

Bergamo, videosorveglianza ai privati


La gestione affidata a un’agenzia. Il sindaco: nessuna confusione con la forza pubblica

      DAL NOSTRO INVIATO
      BERGAMO – Sicurezza. Di fronte all’escalation della nuova criminalità fino a che punto può farcela lo Stato con le sue sole forze? Una prima risposta è il modello-Milano: il progetto di un collegamento tra la centrale operativa della questura e undici istituti di vigilanza. Ma proprio in questi giorni nasce il modello-Bergamo: la videosorveglianza urbana affidata a un’agenzia privata. Diversi sistemi tecnologici, una uguale filosofia: sollevare qualche ponte levatoio tra pubblico e privato sul fronte della difesa dalla criminalità. Quella filosofia ribadita l’altro ieri anche dai vertici del Pirellone. In particolare nella città del Colleoni entro fine anno, al massimo inizi del 2002, vie e piazze saranno spiate 24 ore su 24 da decine di «occhi» elettronici realizzati dalla «Fidelitas», l’istituto che ha vinto l’appalto. E presto pure la custodia degli uffici giudiziari sarà affidato a vigilantes.
      «Nessuna confusione di ruoli – sottolinea il sindaco Cesare Veneziani, che del problema-sicurezza aveva fato il suo cavallo di battaglia elettorale -: l’intervento operativo resta competenza degli organismi istituzionali. Ma il supporto dei privati nel campo della sorveglianza consentirà di liberare sul territorio quelle forze di carabinieri, finanza, polizia di Stato e polizia municipale finora vincolate ai pur indispensabili impegni di guardia».
      A Bergamo il sistema di videosorveglianza urbana, già collaudato all’estero, specie in Gran Bretagna, si articolerà sulla rete di telecamere high-tech disposte in una sessantina di punti strategici, in centro e in periferia. E le immagini ad alta definizione, oltre che alla sede della Fidelitas, saranno trasmesse in contemporanea alle sale operative della questura, dei vigili urbani e dei carabinieri. «Vogliamo coinvolgere nel sistema anche i singoli cittadini – sottolinea il direttore della Fidelitas, Luigi Ferrara -, dotando i titolari dei negozi e i tassisti di pulsanti di chiamata satellitare. Insomma un "patto sociale" contro la criminalità». Preoccupano i nuovi impegni? «Il capo della polizia De Gennaro li aveva prefigurati oltre un anno fa e noi ora abbiamo ricevuto anche l’incarico del controllo di alcuni aeroporti. A Bergamo abbiamo 300 uomini, e siamo pronti ad adeguarli con corsi di formazione».
      Un più efficace presidio sul territorio cittadino è stato avviato da un paio d’anni: il «vigile di quartiere», un servizio che copre per ora 5 delle 7 circoscrizioni e che ha fornito già buoni risultati (nel primo semestre 2001 solo nella sesta circoscrizione, per esempio, 40 casi di recupero di refurtiva e 421 persone identificate). E’ stato necessario potenziare il corpo dei vigili, guidati dal comandante Riccardo Cargnelli, da 145 a 180 uomini, 2 miliardi e mezzo di costo per le casse municipali. «A questo punto – sottolinea il sindaco – ci si è però resi conto che occorreva un salto di qualità ricorrendo ad altre risorse».
      Anche sotto la pressione di un crescente allarme sociale, la videosorveglianza è stata rapidamente approvata dal Comitato provinciale per la sicurezza e fino a oggi di telecamere pronte per entrare in funzione – applicate sui lampioni o ai piani alti dei palazzi – ce ne sono già 40. Dalle centrali si potranno orientare gli obiettivi, zoomare, filmare. Le forze dell’ordine potranno garantire interventi più rapidi al minimo sospetto e comunque il materiale registrato potrà rivelarsi prezioso anche per le indagini. Il presidente del tribunale di Bergamo, Luigi Bitto, si è subito dichiarato favorevole: «Nulla di scandaloso l’intervento dei privati, anche se a titolo sussidiario – dice -. I vigilantes a Palazzo di giustizia in certi casi potrebbero essere chiamati a fermare qualcuno che dà in escandescenze, episodio non raro. Meglio che le forze di polizia si occupino di altre cose. Lo prevede la legge? E’ l’ordinamento giuridico che deve adeguarsi alle situazioni, non viceversa».
      «Gelosia» delle forze dell’ordine? «Per niente, questa è la direzione giusta, più occhi vedono e meglio possiamo difendere la città – risponde il questore, Salvatore Presenti -. Con gli istituti privati del resto siamo già sistematicamente collegati via radio. E l’attività sul territorio è il desiderio di ogni poliziotto».
Andrea Biglia


Lombardia