Bergamo. Supermercati, l’occupazione non cresce più

06/04/2005

    mercoledì 6 marzo 2005

    Pagina 33 – Economia

      Supermercati, l’occupazione non cresce più
      Allarme della Filcams-Cgil: la stagnazione dei consumi ha effetti negativi anche sul lavoro I tagli dei costi toccano anche il personale. Aperta procedura per la cassa integrazione al gruppo Unes

        Non in crisi, ma in una situazione di stallo. È la «fotografia» scattata dalla Filcams – il sindacato della Cgil che si occupa del commercio – alla situazione della grande distribuzione nella nostra provincia nel 2004. Si aprono nuovi supermercati e nuovi grandi centri commerciali, ma le vendite ristagnano e la situazione occupazionale – che per un decennio è stata rosea (il comparto ha assorbito buona parte degli addetti espulsi dalle ristrutturazioni e dalle chiusure nell’industria) – segna un po’ il passo.

        È evidente che la grande distribuzione risenta della crisi dei consumi, determinata dal forte calo del potere d’acquisto (complice, a Bergamo, un’inflazione molto elevata), in particolare per lavoratori dipendenti e pensionati. In più, vi è anche il fattore concorrenza interna: nuovi supermercati che aprono (in maniera anche un po’ selvaggia, almeno in certe aree della provincia) e hard-discount (con prodotti a prezzi più contenuti) che sfondano sul mercato, rubando clientela ai supermercati tradizionali.

        Così la grande distribuzione è costretta a ridurre i costi, a promuovere riorganizzazioni interne, a contenere al massimo il numero delle ore straordinarie, ad interrompere o a limitare il «turn-over», dicendo «no» al rinnovo dei contratti a termine e non sostituendo i lavoratori dimissionari. E si punta anche a ridurre il personale, come nel caso della Unes (che nella nostra provincia conta una dozzina di punti vendita) che ha avviato le procedure per l’avvio della mobilità e della cassa integrazione speciale per 146 dipendenti (11 nella nostra provincia).
        Il settore, dunque, per quanto riguarda vendite e consumi, risente della crisi generale. Nel 2004 in Italia le vendite dei prodotti alimentari sono calate rispetto all’anno precedente dello 0,5 % mentre quelle dei prodotti non alimentari dello 0,7%.

        E le previsioni per il 2005 non sono certo positive. «Le valutazioni e le condizioni economiche dell’Italia e della Bergamasca non fanno prevedere una crescita dei consumi – dice Paolo Agliardi, segretario della Filcams-Cgil di Bergamo -. E i dati dei fatturati delle grande distribuzione nel 2004 sono stati inferiori agli anni precedenti».

        Il gruppo Auchan (supermercati di Bergamo e Curno), con 557 dipendenti (17 in meno rispetto il 2003), nel 2004 ha avuto una riduzione del fatturato (deflazionato) dell’1,5%.

        All’Iper di Seriate, 471 dipendenti, il fatturato è calato del 6,13%, a quello di Brembate, 246 dipendenti (1 in meno del 2003), del 5% mentre all’Iper di Orio al Serio, 362 dipendenti (27 in meno del 2003), il calo è stato del 4,59%.

        Al Gigante di Bottanuco, 90 dipendenti (3 in meno del 2003), il fatturato è calato del 3,37% e all’Unes di Bergamo, 120 dipendenti (12 in meno del 2003), il calo è stato del 7% (senza contare la decisione sull’apertura della procedura di mobilità). In controtendenza la Gs, con 200 occupati, che ha incrementato di 8 unità il personale e del 2,8% il fatturato deflazionato. Questi i dati forniti dalla Filcams.

        «La situazione della grande distribuzione non è di crescita – spiega Agliardi – e la previsione sul 2005 è che ci sarà stagnazione. Il commercio si sviluppa sì con nuove aperture ma i consumi e le vendite rallentano, per effetto sia del calo del potere d’acquisto dei lavoratori, sia per la concorrenza dei discount e delle nuove aperture di nuovi supermercati. Il problema è che il commercio, dopo un decennio trascorso svolgendo questo ruolo, non è più in grado di assorbire completamente il personale espulso dalle ristrutturazioni aziendali nell’industria. Dunque vi è una certa preoccupazione, soprattutto per i giovani, per le donne e per i lavoratori con più di 45 anni, che in futuro potrebbero avere qualche problema a trovare posto in questo comparto».

        Agliardi punta il dito anche contro una mancata programmazione, da parte della Regione e della Provincia, della distribuzione sul territorio dei grandi centri commerciali. «Non è possibile – dice – che in un’area limitata come quella tra Romano, Cortenuova e Antegnate, vi siano tre grandi strutture: due già avviate e una terza, ad Antegnate, per la quale vi è il via libera della Regione (i lavori dovrebbero partire entro l’estate): un mega-centro di 12 mila metri quadrati su una superficie di 30 mila, con 110 negozi. Vi è un inutile spreco ambientale, una concentrazione eccessiva nel raggio di pochi chilometri che peraltro non fa aumentare i consumi ma crea solo problemi viabilistici. Tutto questo è indice di una mancata programmazione delle aree commerciali sul nostro territorio da parte della Regione e della Provincia».

        Quanto alle prospettive sull’occupazione nella grande distribuzione, per il segretario della Filcams, «il calo potrebbe continuare anche nel 2005, anche se potrebbe essere compensato da un travaso di lavoratori in altre realtà del commercio. Comunque non vediamo una crescita dell’occupazione, tutt’al più un mantenimento complessivo della situazione».

          P. S.