Bergamo. Soldi in cambio della firma, arrestato

16/07/2003


      mercoledì 16 luglio 2003
      Soldi in cambio della firma, arrestato
      Ambulante a immigrato di Chiuduno: «Tremila euro o niente documenti»

      CHIUDUNO «Vuoi che firmi il contratto in prefettura? Allora portami tremila euro. Altrimenti, niente permesso di soggiorno». È andata male a E. P., 50 anni, di Montirone (Brescia), fruttivendolo ambulante, arrestato per estorsione ai danni di un ventunenne indiano residente a Chiuduno: secondo l’accusa, costringeva a pagare cittadini extracomunitari per ottenere permessi di soggiorno. I carabinieri l’hanno colto con le mani nel sacco mentre prendeva le banconote, siglate prima dello scambio.
      Ora l’ambulante è in carcere, a Brescia, in attesa dell’interrogatorio di convalida. I carabinieri della stazione di San Zeno (Brescia) sono arrivati a lui grazie alla denuncia di un suo dipendente, un cittadino indiano di 21 anni residente a Chiuduno, che già in passato, per ottenere giustizia, si era rivolto al sindacato Filcams-Cgil di Bergamo. L’episodio che ha fatto scattare le manette all’ambulante sarebbe solo l’ultimo di una lunga serie di illeciti.
      Il giovane extracomunitario ha raccontato di essere arrivato in Italia clandestinamente nel maggio 2002 e poi, tramite un connazionale, di essere entrato in contatto con l’ambulante di Montirone. «Per assumermi e presentare domanda di regolarizzazione – ha denunciato il 21enne – mi ha costretto a versare una prima quota di quattromila euro tramite un intermediario, mio connazionale». Evidentemente non bastava: «Poi non ho mai lavorato, nemmeno un giorno. In compenso mi ha fatto pagare i contributi dovuti da settembre a novembre». «Sulla carta – spiega Mirco Rota, segretario Filcams di Bergamo – il giovane era dipendente a tempo indeterminato. In realtà non ha mai ricevuto un euro di stipendio. Ci siamo attivati per il recupero del salario dovuto». Nonostante gli inviti del sindacato e la convocazione all’Ufficio del Lavoro di Brescia, E. P. non ha cambiato condotta. Qualche giorno fa, quando dalla prefettura di Brescia è arrivata la convocazione per la firma del contratto e il rilascio del permesso di soggiorno, l’ambulante è tornato a farsi sentire: ha chiamato il suo dipendente e gli ha dato appuntamento. Il giovane indiano, però, ha mangiato la foglia e all’incontro si è presentato con un registratore. E. P. è cascato in pieno nella trappola e ha minacciato di non presentarsi in prefettura se non avesse ricevuto tremila euro in contanti. Il 21enne indiano ha fatto una colletta tra parenti e amici, ha raccolto il denaro richiesto ed è andato dritto dai carabinieri a denunciare l’accaduto, con tanto di audiocassetta. I militari hanno siglato le banconote per renderle riconoscibili e hanno detto al giovane indiano, che era accompagnato da un connazionale, di fare tutto secondo gli accordi presi con il datore di lavoro. Lunedì mattina l’incontro davanti alla prefettura di Brescia: E. P. e l’extracomunitario sbrigano tutte le pratiche, poi scendono e salgono in auto. Una decina di carabinieri segue tutti i loro movimenti. L’auto si ferma, E. P. consegna il permesso di soggiorno, l’indiano gli lascia in mano i contanti, poi esce dall’auto. È il segnale convenuto: arrivano i carabinieri e per l’ambulante scattano le manette.

      Paolo Doni