Bergamo: corsi di formazione per immigrati, rivolta nella Cgil

12/12/2005
    giovedì 8 dicembre 2005

      Pagina 27 – Cronaca

        IL CASO

          Le proteste dopo l´annuncio dell´iniziativa. "Pronti a restituire le tessere del sindacato"

            Bergamo, corsi di formazione per immigrati rivolta nella Cgil: "Pensate agli italiani"

              L´avviso è apparso sulla bacheca di una clinica

                dal nostro inviato
                CARLO BRAMBILLA

                BERGAMO – Ospedale di Bergamo, piano sotterraneo, bacheca della Cgil. I dipendenti dell´impresa di pulizie leggono, distrattamente, i comunicati sindacali. Tutti passano e, di solito, quasi nessuno si ferma. Ma da quando è stato appeso quell´avviso che annuncia il corso di formazione "Progetto più colore", terminato nei giorni scorsi, rivolto a 11 delegati extracomunitari (costo dell´iniziativa 110 milioni di euro), si formano piccoli crocchi di curiosi. E spuntano, a margine, per mano di iscritti al sindacato di Guglielmo Epifani, commenti degni dei più duri militanti leghisti. Frasi velenose. Del tipo: «Perché spendere tanti soldi per degli stranieri e non per i bergamaschi?» «Siate seri, pensate ai lavoratori di casa nostra». «Ai bergamaschi i soldi dei bergamaschi». «Prima l´Italia, poi l´Africa». Non solo parole. Tre dipendenti, iscritte da anni al sindacato, decidono, per protesta, di restituire definitivamente, la tessera.

                Maurizio Laini, segretario generale provinciale della Cgil, sdrammatizza: «Tre tessere restituite, su 93 mila iscritti, non mi sembrano una tragedia. Il nostro corso di formazione intensiva, durato tre mesi, per immigrati extracomunitari di diverse categorie, è stato un´iniziativa molto seria e importante. Che verrà esportata in altre province italiane. Gli immigrati sono il 17% dei nostri iscritti, ma mancano quasi completamente loro rappresentanti negli organismi direttivi. Abbiamo dovuto investire dei soldi perché è stato necessario pagare loro l´aspettativa per tre mesi».

                Ma anche dentro casa Cgil sembra difficile, qualche volta, far passare valori culturali di uguaglianza e solidarietà. «Certo il fatto che non si riesca ad apprezzare una scelta di investimento su chi rappresenta il futuro del mondo del lavoro bergamasco – commenta Laini – la dice lunga su come è messa dal punto di vista culturale, prima ancora che politico, la situazione a Bergamo». Cultura leghista trasversale? «Certo. Ma, per fortuna, solo in 3 casi su 93 mila».