Bergamo. Bingo flop

23/03/2005

    mercoledì 23 marzo 2005

      Bingo flop, chiusa la sala di via Fantoni
      Dipendenti ormai da un mese senza lavoro, mentre la proprietà è irreperibile.
      «Eppure la clientela c’era» L’ex direttrice: lo stop per un debito con i Monopoli.
      I sindacati: troppi gli imprenditori improvvisati

      Maurizio Ferrari

      Chiuso. Improvvisamente, tra la sorpresa dei quasi 30 dipendenti. Dal 24 febbraio il Bingo Blu (la sua ragione sociale è Bingo Oro Srl) di via Fantoni, una delle sei sale bergamasche del famoso gioco che secondo i Monopoli sarebbe dovuto diventare il business del futuro, ha le saracinesche abbassate.

      Eppure, a sentire i lavoratori, non mancavano né giocatori, né incassi: la decisione di sospendere l’attività (si pensava solo per un breve periodo ma ormai è passato un mese), è arrivata come un fulmine a ciel sereno e ha coinvolto anche le altre sale a Modena, Mantova, Cremona e Verona che fanno capo alla stessa società, la Lm con sede a Porto Mantovano.

      «Un blackout che ha colto tutti di sorpresa – spiega Luigi Algieri, cassiere della Bingo Blu -, lasciandoci completamente spiazzati, senza stipendi dal mese di gennaio e con il forte sospetto che il lavoro sia sfumato per sempre. Quella scritta su una vetrina della sala che parla di chiusura "per motivi tecnici", non convince più nessuno anche perché, a Bergamo come a Cremona, Mantova, Verona e Modena, qualcuno ha provveduto a sostituire le serrature dell’immobile e tutti i dirigenti che stiamo cercando disperatamente di contattare, si sono resi improvvisamente irreperibili, cambiando tutti i loro numeri di telefonino».

      Così alla trentina di dipendenti tra personale di sala, della reception e del bar-ristorante non è rimasto altro che rivolgersi ai sindacati e aprire una vertenza: «È una situazione paradossale – spiega un altro dipendente, Giuseppe – i giocatori non mancavano, eppure di colpo ci siamo ritrovati prima in ferie forzate e poi senza lavoro. Nelle ultime settimane erano cominciate a girare voci circa alcune difficoltà finanziarie e di una possibile cessione della nostra sala alla Cirsa, il colosso del Bingo spagnolo, poi non se n’è più saputo nulla».

      Dopo la «febbre» iniziale, la supertombola del bingo si è presto rivelata un mezzo flop, con molte chiusure sul territorio nazionale a partire dal 2003. Paradossalmente la situazione a Bergamo va un po’ meglio, con due locali di punta, «Bergamo Gech» e il «Bingo World’s» di Stezzano, che continuano a fare incassi. «Anche perché la nostra chiusura li ha favoriti – spiega ancora Algieri -: Bingo Blu non andava male, avevamo un’affluenza giornaliera che superava le cento persone, con incassi che a volte toccavano i 20-25 mila euro per serata. Poi la legge antifumo nei locali ha fatto diminuire drasticamente le presenze».

      Abbiamo cercato di contattare qualche esponente della società nella sede di Porto Mantovano ma senza successo: a qualsiasi ora risponde sempre la segreteria telefonica. D’altronde è la stessa difficoltà che hanno avuto i sindacati delle cinque città interessate dalla chiusura delle sale bingo: «Gli infruttuosi colloqui intercorsi tra sindacato e la dirigenza dell’azienda, che da alcuni giorni risulta irrintracciabile – spiega ad esempio la Filcams-Cgil di Modena – hanno portato alla decisione di attivare tutte le iniziative sindacali e legali volte a tutelare i lavoratori. Quello che sembrava un settore destinato a fantastici risultati, economici ed occupazionali, si è rivelato invece un flop: da una parte, i costi del gioco hanno tenuto lontano una buona parte di potenziale clientela, dall’altra, sono troppi gli imprenditori improvvisati che operano nel settore».

      «Quella del bingo è una realtà recente – spiega Maria Teresa Vavassori della Fisascat-Cisl di Bergamo – che non ha avuto il tempo di consolidarsi, inoltre è poco sindacalizzata. Ora alcuni nodi vengono al pettine: ci sono anche sale di scommesse che sono in crisi, continueremo a monitorare la situazione, i lavoratori devono essere assolutamente tutelati».

        Alla fine siamo riusciti a rintracciare la signora Jolanda Llado, spagnola, fino a qualche giorno fa direttrice delle cinque sale in questione, ora dimissionaria: «Tutto è nato dal fatto che i Monopoli non ci hanno più venduto le cartelle in quanto vantavano un credito con noi. Ma questo accade più o meno con tutte le sale italiane, i pagamenti erano prorogati di 90 giorni. Alla fine però dalla direzione generale dei Monopoli ci è stato ingiunto di chiudere le attività e così abbiamo fatto. Ma non è vero che non è stato avvisato nessuno: c’è stata una riunione con tutti i responsabili delle cinque sale, abbiamo parlato con quasi tutti i dipendenti. Poi sono io ad aver cambiato la serrature alle sale, per timore di vandalismi o di furti. Capisco il disorientamento dei ragazzi, ma penso che la sala di via Fantoni, per la buona resa che aveva, potrà essere appetibile entro breve tempo da altre società di bingo: a quel punto i dipendenti potrebbero essere riassorbiti, visto che hanno già un’esperienza consolidata nel settore».