“Benzina” Tesoro in campo contro i rincari

05/03/2007
    lunedì 5 marzo 2007

      Pagina 4 – Economia

        Benzina, Tesoro in campo contro i rincari

          Dossier sui prezzi: "Razionalizzare la rete e più poteri all´Antitrust"

            Troppi distributori:
            dovrebbero scendere
            a 15 mila facendo
            entrare gli indipendenti

            ROBERTO MANIA

            ROMA – Offensiva del Tesoro contro le compagnie petrolifere. Un dossier elaborato dai tecnici del sottosegretario Alfiero Grandi sostiene che nel settore della distribuzione dei carburanti manca la concorrenza; che i prezzi della benzina e del gasolio sono inspiegabilmente più alti a confronto con la media europea; che, infine, il peso del fisco non è per nulla superiore rispetto ad altri Paesi simili al nostro come la Francia e la Germania. «Ci sono aumenti che non si giustificano e che talvolta sono addirittura eclatanti», dice Grandi. Non lontano da sabato scorso sono scattati gli ultimi incrementi, fino ad un picco di 1,249 euro al litro per alcuni marchi (Api, Esso, Ip e Total).

            Sotto tiro il processo di formazione dei prezzi. «I prezzi consigliati alla pompa – si legge nel dossier – sono pressoché identici per tutte le compagnie. Le quali – continua – giustificano il maggiore prezzo rispetto agli altri Paesi con i più alti costi di distribuzione, attribuibili sia all´orografia del nostro territorio, sia alla grande frammentazione della rete distributiva. Ma omettono di dire che esso è anche dovuto ai più alti margini che le compagnie realizzano sul mercato italiano i margini, ante imposte, delle compagnie in Italia sono i più alti d´Europa».

            Né si può attribuire la colpa al fisco. Parlano i numeri: secondo lo studio del Tesoro le tasse su un litro di benzina sono più pesanti del 4,1 per cento in Francia e dell´11,5 per cento in Germania. Cambia solo di poco se si guarda la tabella del gasolio per auto: meno 0,5 per cento in Francia e più 7,8 per cento in Germania. E il prezzo industriale è inferiore in entrambi i Paesi: meno 12 per cento in Francia e meno 11,8 per cento in Germania, per la benzina; meno 11,8 per cento in Francia e meno 10 per cento in Germania per il gasolio. E il peso dell´Iva è uguale in tutta Europa.

            Bene – secondo Grandi – lo sforzo del ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani per tentare di liberalizzare il mercato dei carburanti, ma forse non sufficiente, nonostante la sollevazione dei gestori. Da qui la proposta di coinvolgere ancor più l´intero esecutivo in una partita che tocca da vicino la stragrande maggioranza dei consumatori. L´idea di Grandi è, innanzitutto, di rafforzare i poteri dell´Antitrust, guidata da Antonio Catricalà, seguendo ciò che già accade nei comparti dell´energia elettrica e del gas. «L´Authority – sostiene il sottosegretario – interviene solo ex post, per accertare eventuali violazioni della concorrenza. È necessario, invece, agire prima, durante il processo stesso di formazione dei prezzi. C´è un buco normativo che deve essere colmato». E le compagnie devono sentire il fiato sul collo dei "controllori". A cominciare dall´Eni (utile record da 9,2 miliardi nel 2006), che per il 31 per cento appartiene al Tesoro. «L´Agip (controllata al 100 per cento dall´Eni, ndr) – dice ancora il sottosegretario – non può pensare solo agli interessi aziendali. Prima vengono quelli della collettività, cioè dei consumatori. E se non dovesse bastare una semplice moral suasion, bisognerà far sentire la voce dell´azionista di maggioranza».

            Un aspetto viene poi indagato con attenzione dai tecnici di Via XX settembre: quello relativo alla capacità di raffinazione delle compagnie, che finisce per trasformarsi in un´aggravante dei loro comportamenti in materia di prezzi. Oggi – secondo il Tesoro – le 17 raffinerie (gestite anche dalle compagnie) presenti sul nostro territorio sono in grado di produrre 100 milioni di tonnellate di petrolio a fronte di una domanda che sfiora le 95 tonnellate. Chiosano i tecnici: «Risulta del tutto evidente che sono proprio le compagnie che operano in Italia a "fare" il prezzo dei prodotti raffinati». Ricetta: separare l´attività di raffinazione da quella di distribuzione per ottenere trasparenza e concorrenza.

            Infine la distribuzione. Sono ancora troppi gli impianti di distribuzione (intorno ai 22 mila contro i 40 mila del 1970) mentre dovrebbe scendere a 15 mila, favorendo l´ingresso di nuovi operatori indipendenti e della grande distribuzione commerciale.