Benzina: liberalizzazione frenata e gli ipermercati tagliano i prezzi

15/09/2003


lunedì 15 settembre 2003


Cinque centesimi in meno al litro. Regioni in ritardo sui regolamenti
Benzina, liberalizzazione frenata
E gli ipermercati tagliano i prezzi
Ma solo 4 centri commerciali autorizzati alla vendita diretta

In Francia metà del mercato sfrutta gli sconti della grande distribuzione In Italia i tempi per le licenze sono lunghissimi
      MILANO – Avanti piano, quasi fermi. A cinque anni dall’entrata in vigore di un’apposita legge, e malgrado più di un intervento dell’Antitrust, la liberalizzazione della vendita di carburanti in Italia, con conseguenti ribassi dei prezzi di benzina e gasolio, sembra proprio non decollare. Il modello francese, quello a cui si ispira almeno una parte dei protagonisti di questo cambiamento annunciato e dove più della metà del mercato dei carburanti è saldamente in mano alle grandi catene di supermercati, si allontana sempre più. Eppure qualcosa si sta muovendo anche da noi. A Bussolengo, nella provincia veronese, ha aperto proprio la scorsa settimana, nell’area del parcheggio del centro commerciale Auchan-La Rinascente, il primo distributore italiano di carburanti con l’insegna Auchan. Caratteristica principale di questo distributore che fino a pochi giorni fa lavorava con il marchio Shell, è lo sconto offerto sia per la benzina che per il gasolio: 0,052 euro al litro (100 vecchie lire) in meno rispetto al prezzo di vendita raccomandato dalle compagnie petrolifere.
      Il giorno dell’inaugurazione è stata una vera e propria «corsa al pieno»: 9 mila litri di carburante venduto, più del doppio rispetto ai 4.000-4.500 litri erogati nell’arco di una giornata dal precedente gestore. «E questo è solo il primo passo – assicura Claudio Ghidotti, della direzione Gallerie di Auchan-Gruppo La Rinascente -. Siamo riusciti ad aprire il nostro primo distributore, nonostante le tante difficoltà poste dai regolamenti farraginosi di tante amministrazioni regionali. Come sempre, la nostra prima preoccupazione è stata quella di offrire il prezzo più conveniente ai consumatori. Il piano di sviluppo prevede di impiantare un distributore con il nostro marchio nella maggior parte dei 35 centri commerciali che già abbiamo in Italia. L’obiettivo è riuscire ad aprirne uno o due all’anno».
      Quello Auchan è il quarto distributore in Italia che non porta l’insegna di una compagnia petrolifera (e che vende benzina a prezzi superscontati): a rompere il ghiaccio è stato Carrefour – guarda caso un altro operatore francese della grande distribuzione – che ha esordito due anni fa all’interno del centro commerciale di Nichelino, nella cintura torinese, e al quale sono seguite le aperture all’interno degli ipermercati di Portogruaro e Massa Carrara. A questi si aggiungono poi una cinquantina di distributori, controllati però dalle compagnie petrolifere, che operando nelle aree di altrettanti supermercati offrono prezzi scontati. Questi numeri rappresentano comunque poco più di niente in confronto ai 23.400 distributori tuttora operanti in Italia e censiti dall’Unione petrolifera.
      Distributori di carburante della grande distribuzione sono presenti in tutta Europa. In Francia il 55,8% delle vendite totali di benzina e gasolio se lo dividono gruppi come Carrefour, Leclerc, Auchan, Casino, Intermarché e Système U. Ma in Italia l’entrata sul mercato di operatori diversi dalle compagnie, seppure prevista dalla legge 32 del 1998 che liberalizza il mercato, è di fatto ostacolata dai Regolamenti attuativi, demandati alle Regioni(finora 11 Regioni hanno provveduto alla definizione di questi regolamenti, tre delle quali li stanno riscrivendo). In certi casi si richiede la restituzione di due o tre vecchie licenze per poter aprire un nuovo distributore; in altri si pongono limiti relativi alle distanze tra un distributore e l’altro o vincoli su orari e turni dei nuovi distributori, col risultato che molte richieste si fermano sui tavoli delle amministrazioni regionali.
      Più che la dichiarata contrarietà dei gestori – che vedono a rischio il proprio futuro dal momento che la legge prevede un forte ridimensionamento delle attuali stazioni di servizio e che i nuovi impianti sono tutti automatizzati e self- service – alla fine è la burocrazia a frenare questa liberalizzazione.
Gabriele Dossena