Bennet investe 500 milioni

21/03/2005
    domenica 20 marzo 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

    Aziende di famiglia / La crisi non ferma lo sviluppo del gruppo di Como

    Bennet investe 500 milioni

      V.CH.

      MILANO • « La crisi dei consumi non ci ha intimoriti, anzi abbiamo lavorato sulla razionalizzazione dei costi e nel 2004 abbiamo messo a segno un record di redditività che ci dà la spinta a investire nei prossimi anni » . Michele Ratti ( 40 anni, studi in Bocconi) amministratore delegato del gruppo distributivo Bennet, illustra con misurato entusiasmo i progetti del gruppo.

      «Non abbiamo nessuna intenzione di vendere— aggiunge —. Ho smesso perfino di incontrare i manager delle banche d’affari proprio per non alimentare voci infondate. Andiamo avanti da soli, abbiamo forze sufficienti per fare tanto e bene».

      E così il giovane Ratti annuncia un forte piano di investimenti. « Il 2004 è stato un anno contraddistinto dalla crisi dei consumi — spiega — ma noi vogliamo crescere proprio in questo momento. Entro il 2007 investiremo almeno 500 milioni di euro per realizzare 14 nuovi ipermercati e nove gallerie commerciali » . Nel 2005, in particolare, tre strutture in Piemonte, una in Lombardia ( Bergamo) e una in Emilia Romagna ( Forlimpopoli). Il gruppo Bennet ha un " testimone" d’eccezione: è stato Bernardo Caprotti in persona, patron di Esselunga, a riconoscerne la leadership di redditività nella grande distribuzione.
      «Siamo stati molto contenti — sottolinea Gianna Ratti, madre di Michele e presidente del gruppo Bennet— un riconoscimento commovente e inaspettato».

      Le vendite del gruppo Bennet nel 2004 sono state di 1.415,6 milioni con una crescita del 6,7% sul 2003, tenendo conto delle nuove aperture. Il risultato operativo ( Ebit) è stato pari a 111,4 milioni (+ 6,7%), il cash flow si è attestato sui 130 milioni (+ 5,6%) » . L’utile netto della società, che occupa poco meno di 7mila dipendenti, si è attestato sui 60 milioni di euro. Il gruppo oggi gestisce 44 ipermercati e 27 gallerie commerciali con 757 negozi, tutto di proprietà. « Continuiamo a comprare terreni per lo sviluppo — dice il giovane Ratti — sigliamo un compromesso ogni due mesi ».

      «Voglio essere molto cauto — aggiunge— ma qualche segnale di ripresa dei consumi c’è, oggi le vendite nette crescono del 5 6 per cento». E il giovane top manager spiega le ragioni dei risultati 2004. «Di fronte a uno scenario difficile abbiamo puntato tutto sulla redditività — spiega — razionalizzando i costi. Ci siamo accorti che la risposta alle promozioni non era efficace più di tanto. Anche a regalare i prodotti i consumatori non acquistavano e quindi abbiamo lavorato sui margini, razionalizzato la logistica e gli investimenti in comunicazione». Quella del gruppo Bennet è una storia singolare. « Ci hanno dati molte volte per venduti, al contrario siamo andiamo avanti con grande impegno— aggiunge Ratti —. Quello della grande distribuzione è un business difficile, ma gli imprenditori in molti casi sono molto più agili dei grandi gruppi».

      Michele è entrato nell’azienda di famiglia nel 1990 e ha preso le redini del gruppo una decina d’anni dopo in seguito alla scomparsa del padre Enzo.

      A fondare il gruppo furono quattro famiglie imprenditoriali del tessile all’inizio degli anni 60 a Como. Ratti ( seta), Bassetti ( camicie), Legler
      (denim) e Mosters (lana) si mettono insieme per realizzare un negozio che venda i loro prodotti. Nel giro di poco tempo i partner si rendono conto che il business commerciale è ben altra cosa rispetto alla produzione. « Mio padre Enzo è arrivato allora per risolvere i problemi e rilanciare l’azienda — racconta Michele —. Lo sviluppo è avvenuto con gradualità su vari fronti ».

      All’inizio degli anni 90 il gruppo spazia dall’ingrosso al dettaglio ed è concentrato in Lombardia. « Abbiamo iniziato a concentrarci sul settore degli ipermercati e dei centri commerciali— sottolinea Ratti — e abbandonato il resto. Molti ci criticavano ma questa scelta, insieme con la decisione di tenere la proprietà delle strutture immobiliari, ha premiato perché ha consentito di guadagnare in efficienza, in generazione di risorse fresche e in solidità patrimoniale. I vecchi soci dell’epoca sono usciti quasi subito, 40 anni fa. È rimasto solo Antonio Ratti, peraltro impegnato nella seta, che ha lasciato la nostra azienda intorno alla metà degli anni 90. Con i Ratti della seta siamo cugini, ma i nostri business viaggiano ormai separati».

        Il nome Bennet da dove deriva? « È un nome di fantasia, pura invenzione, però ha funzionato » conclude Ratti.