Benetton sfida la crisi grazie al «casual»

21/01/2002





Benetton sfida la crisi grazie al «casual»
La Benetton gioca con determinazione la carta del retail, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo del core business rappresentato dall’abbigliamento casual, e avvia una drastica ristrutturazione per riportare sui binari della redditività la divisione sportiva, le cui perdite operative si dovrebbero ridurre di due terzi a circa 15 milioni di euro già dall’esercizio in corso per poi raggiungere il pareggio nel prossimo anno. Tale dinamica dovrebbe comunque essere più che bilanciata anche nell’immediato futuro dal positivo andamento del casual, ove è attesa la conferma dei positivi trend registrati negli scorsi anni: ros da primato e superiore al 20 per cento. Il tutto pur dovendo scontare gli oneri connessi allo start-up del progetto immobiliare a supporto del rafforzamento dell’area retail. Una vera e propria rivoluzione, che ridisegnerà il posizionamento di un gruppo presente sui cinque cointinenti con 5mila punti di vendita dislocati in 120 Paesi, ove operano oltre 2mila imprenditori in qualità di partner nella gestione dei negozi. Più in particolare, ricordano a Ponzano Veneto, il quartier generale del gruppo, sono già stati individuati 800 unità per le quali è previsto un salto dimensionale di rilievo. E ciò avverrà all’interno del progetto mirante ad ampliare l’area dei punti di vendita oggi esistenti, per portarli verso dimensioni in grado di permettere una proposta coordinata delle collezioni Il ruolo dei megastore. Nel contempo, procede a ritmo serrato e superiore alle previsioni il primo step del programma di apertura dei nuovi megastore. Un piano giunto oramai alle sue fasi conclusive, con l’apertura delle grandi superfici nei punti di maggior prestigio delle principali città del mondo. Ed è già scattata la fase due, quella cioè inerente le città di minor dimensioni e le aree meno pregiate dei grandi centri urbani oltreché i più moderni centri commerciali. Una scelta di grande valenza strategica in quanto permette di rafforzare il marchio a livello globale e perchè consente di ampliare la presa sul cliente, al quale viene offerta la gamma completa dell’offerta Benetton in ogni singolo punto vendita. E per soddisfare le esigenze del cliente sarà attuato un ulteriore sforzo anche sul fronte del ciclo produttivo per adeguarlo ai mutevoli gusti del consumatore mediante la riduzione del tempo di consegna delle nuove collezioni, oggi sceso a 15 giorni. Una serie di iniziative di grande rilievo, a cui saranno destinati investimenti complessivi nell’ordine del miliardo di euro per la sola componente immobiliare, di cui 600 milioni già spesi per la realizzazione del primo step del programma e cioè quello relativo agli oltre 100 megastore ubicati nelle aree più prestigiose delle principali città in tutto il mondo. Da rilevare che il progetto dovrebbe essere completato entro il 2004 con l’apertura di 300 punti vendita complessivi, di cui un terzo in gestione diretta. E le nuove iniziative, puntualizzano, raggiungeranno il pareggio gestionale in un arco temporale compreso fra i due e i tre anni, anche se il gruppo beneficerà dei margini industriali impliciti nelle vendite a tali negozi. La decisione sulla destinazione definitiva dell’ingente patrimonio immobiliare sarà invece rinviata al prossimo anno, quando il progetto di realizzazione del nuovo network sarà prossimo alla conclusione.
Il riassetto dello sport. Prosegue inoltre nel pieno rispetto del timing il programma di apertura dei punti vendita Playlife, che dovrebbero avvicinarsi a quota 200 entro la fine dell’esercizio in corso; rete destinata all’abbigliamento sportivo e agli atrezzi (pattini in linea, racchette da tennis, sci, scarponi e snow board). Un comparto che ha causato non pochi dispiaceri al gruppo di Ponzano, sia in termini di risultati sia per la penalizzazione infertale dal mercato in termini di capitalizzazione. Ed è anche per questo che il nuovo management ha deciso di intervenire con determinazione, avviando una ristrutturazione che dovrebbe ricondurre all’utile la divisione indipendentemente dall’aumento dell’attività. Questo in quanto il modello adottato prevede un intervento drastico sui costi al fine di renderli compatibili con una dinamica del mercato che si mantiene decisamente al di sotto delle aspettative. Le perdite dovrebbero di conseguenza essere ridotte di due terzi già dall’esercizio in corso e il pareggio essere raggiunto dal prossimo anno salvo il sopraggiungere di ulteriori crolli del mercato. Una condizione non eludibile, ma considerabile eccezionale se solo si pensa che i segmenti di business nelle quali il gruppo è attivo sono già crollati negli scorsi anni, dimezzando nella sostanza il numero dei pezzi venduti. È opportuno infine ricordare che il gruppo di Ponzano, come puntualizzano, manterrà il proprio impegno anche sull’attrezzo sportivo, oltreché sull’abbigliamento destinato al tempo libero, in quanto dispone di marchi leader nel mondo quali Nordica, Prince e Rollerblade, «pur essendo aperti alla valutazione di possibili opportunità strategiche, che includono ipotesi di alleanza o partnership» come ha recentemente dichiarato il presidente Luciano Benetton.
I risultati al 2001. Una serie di iniziative di assoluto valore strategico, i cui effetti si dispiegheranno appieno nei prossimi anni, ma già presenti nei conti in esame. Il 2001 dovrebbe infatti presentare un giro d’affari in crescita del 4% a circa 2,1 miliardi di euro, pur scontando una flessione di oltre il 15% a 320 milioni di euro della divisione sportiva, sulla quale pesa ancora il permanere delle difficoltà sul pattino. Continua invece il trend positivo dell’abbigliamento, che dovrebbe consuntivare un progresso del fatturato del 9% a circa 1.770 milioni di euro considerando anche la componente manifatturiera. Più in particolare il casual dovrebbe mettere in luce un progresso tendente al 10% grazie all’effetto volumi, che dovrebbero aumentare di quasi il 7% con oltre 110 milioni di pezzi prodotti, e quello relativo al mix, che vale circa tre punti e risulta originato dal combinato disposto rete vendita/prodotti. Le soddisfazioni revenienti dal core business dovrebbero inoltre estendersi anche alla componente reddituale, permettendo al gruppo di assorbire senza contraccolpi l’impatto dei 45 milioni di perdite operative attese dalla divisione sportiva.
La tenuta della redditività. Il consolidato dovrebbe infatti mettere in luce un ebit di circa 290 milioni di euro, contenendo la flessione al 6%, pur scontando gli oneri di start-up dei nuovi megastore e spesando le perdite dello sport. Il tutto merito le performance del casual, che dovrebbe archiviare il 2001 con un ros (ebit/fatturato) superiore al 21 per cento, portando a oltre 330 milioni il risultato operativo del comparto casual allargato al manufatturiero, che conferma un ros prossimo all’8 per cento. Valori, questi ultimi, a prima vista penalizzanti rispetto ai risultati complessivi. Ma ciò, ricordano, non corrisponde al vero in quanto tale attività è strategica e senza di essa il gruppo non avrebbe raggiunto e non potrebbe conservare il successo ottenuto anche in termini di soddisfazione del cliente. L’utile pre tasse dovrebbe invece collocarsi intorno ai 245 milioni rispetto ai 344 dello scorso anno. Contrazione ascrivibile essenzialmente al venir meno dei 100 milioni di proventi straordinari iscritti nel 2000 a seguito della cessione della Formula Uno e dopo aver spesato oneri finanziari aumentati del 7% a 45 milioni di euro. Crescita a sua volta ascrivibile all’incremento dell’indebitamento, che dovrebbe passare dai 540 milioni di fine 2000 ai 700 milioni attesi per il 2001. Il tutto in presenza di circa 300 milioni di investimenti, di cui 250 circa indirizzati alla componente immobiliare connessa all’apertura dei megastore nell’ambito del rafforzamento del retail. Il conto economico dovrebbe infine chiudersi con un utile di oltre 150 milioni di euro rispetto ai 243 del 2000. Una contrazione sulla quale si riflettono le riduzioni delle plusvalenze sopra ricordate e le perdita dello sport. Da rilevare al riguardo che l’impatto esatto della divisione sui conti consolidati è di difficile definizione in quanto la società è stata incorporata ed è quindi necessario considerare l’effetto fiscale, oltreché quello originato dalla ristrutturazione con i relativi oneri straordinari, fra i quali quelli connessi all’uscita di 200 dipendenti e alla riallocazione degli impianti produttivi. Iniziative dolorose, ma considerate indilazionabili per riportare la divisione sui binari della redditività. Le attese per il 2002. L’esercizio in corso dovrebbe presentare un giro d’affari tendente ai 2,2 miliardi di euro, con una crescita compresa fra il 3 e il 5 per cento, grazie allo sviluppo del casual, per il quale è atteso un aumento intorno del 6 per cento, e pur in presenza di un ulteriore, seppur lieve flessione del giro d’affari relativo allo sport. Ancora più significativi gli sviluppi attesi sul fronte reddituale, ove è previsto un incremento di quasi il 14% dell’ebit, atteso intorno a 330 milioni di euro. E se questi risultati saranno confermati, il ros dovrebbe migliorare di oltre un punto a circa il 15% anche perchè il rosso dello sport dovrebbe scendere intorno a 15 milioni di euro. Il conto economico, sulla base della stabilità del tax rate al 38%, dovrebbe infine chiudersi con un utile in crescita di oltre il 15% e collocarsi al di sopra dei 170 milioni riproducendo la dinamica attesa nell’utile pre tasse, che dovrebbe infatti collocarsi a circa 280 milioni dopo aver spesato oneri finanziari aumentati del 10% a circa 50 milioni in presenza della crescita da 700 a 800 milioni dell’indebitamento. Il tutto nell’ipotesi di contabilizzare investimenti sostanzialmente simili allo scorso anno e cioè nell’ordine dei 300 milioni di euro, di cui 250 nel comparto immobiliare.
Alberto Nosari

Sabato 19 Gennaio 2002