Benetton in uscita da Autogrill

11/03/2004



11 Marzo 2004

IN CAMPO CLESSIDRA, SODEXHO E DIVERSI FONDI. IN BORSA IL TITOLO SALE DEL 2,5% CON SCAMBI RECORD

Benetton in uscita da Autogrill
Mandato a Goldman Sachs, molte le offerte
    MILANO
    Una prima ammissione dopo settimane di voci, di indiscrezioni che circolavano in Borsa e che davano per scontato un prossimo disimpegno della Edizione Holding, cioè i Benetton, dall’Autogrill. Ebbene, ieri, dopo che in Borsa i titoli continuavano a salire, dai Benetton è arrivato un comunicato che, per la prima volta appunto, ammette che qualcosa sta per succedere. Niente di deciso, per ora, ma le parole sono parole: l’Edizione holding, si legge, ha allo studio operazioni varie per valorizzare la quota detenuta in Autogrill tra le quali anche un eventuale bond convertibile in azioni della controllata. Non solo. Quello che lascia capire quanto la cessione possa essere alle porte è la seconda ammissione della nota firmata dalla cassaforte di famiglia dei Benetton e cioè che è stato affidato «un mandato esplorativo a Goldman Sachs». Insomma, il dado è tratto e la Borsa, che ha spinto in alto del 2,54% il titolo Autogrill con scambi record (4,6 milioni i titoli scambiati ieri contro una media giornaliera nell’ultimo mese di 1,3) ci crede. Del resto, il perchè i Benetton abbiano bisogno di smobilizzare alcune loro partecipazioni, e tra queste la prima della lista è il 56,7% di Autogrill acquisito nove anni fa nel corso della privatizzazione della Sme, è presto detto. Tanto per cominciare non vogliono correre il rischio di vedersi penalizzati nella concessione di un’altro loro pezzo di impero, Autostrade, e visto che qualcuno potrebbe avere a che dire che i Benetton posseggano sia la rete autostradale che i punti di ristoro Autogrill, se s’ha da scegliere tra due cose i Benetton scelgono Autostrade. E poi ci sono gli onerosi impegni finanziari, tanti, costosi. C’è, per restare in tema di Autostrade, da finanziare l’opa parziale necessaria per blindare un controllo che oggi non è sicurissimo. E poi c’è da partecipare alla ricapitalizzazione di Olimpia, la cassaforte dove c’è la quota di controllo di Telecom (assieme a Tronchetti Provera, Gnutti e le banche), ricapitalizzazione alla quale è indispensabile partecipare per mantenere la presa sul gruppo Telecom.

    E poi ci sono gli investimenti nel core business, vale a dire nel tessile, origine di tutte le fortune di casa Benetton e che è in crisi anche a seguito della forte concorrenza scatenata dall’ingresso sul mercato di agguerriti competitor stranieri. Servono soldi, insomma. E servono scelte su cosa puntare e su cosa cedere. Autogrill, in quest’ottica, può essere ceduta visto che il marchio è forte, diffuso in 14 paesi, presente anche in America, concentrato sulla ristorazione in aeroporti, stazioni ferroviarie, autostrade. Di candidati all’acquisto, insomma, sulla carta ce ne sono, a cominciare dai francesi di Sodexho, stesso settore, identici interessi, il cui nome è emerso più volte tra le indiscrezioni sui papabili all’acquisto. L’unico dubbio è chi, in questo momento, abbia le risorse per affrontare un investimento comunque importante di un gruppo che nel 2003, sia pure penalizzato dal caro euro, ha fatturato 3,1 miliardi di euro con un margine operativo lordo di 417,8 milioni. Scartata, dagli analisti, l’ipotesi di bond convertibili considerato il pessimo momento del mercato dei bond dopo i casi Cirio e Parmalat, ecco che si fa strada l’ipotesi che a rilevare Autogrill possano essere i fondi con una cordata che, tanto per fare un esempio, potrebbe ricalcare quella che acquisì Seat. Si sa che il dossier Autogrill è allo studio di Clessidra, il fondo chiuso dell’ex amministratore delegato Fininvest Claudio Sposito. Il problema è il prezzo: le voci sussurrano di 15 euro per azione contro gli 11 attuali (con un guadagno del 35% per i Benetton).

    [a.z]