Benetton 1- Il maglione pesa in cassa

27/02/2003

          PLUS Sabato 22 febbraio 2003

          LA SVOLTA DEI BENETTON /1
          Il maglione pesa in cassa
          «Facciamo maglioni e continueremo a farli». A Ponzano Veneto non vogliono pensare neppure per un attimo di disfarsi della loro creatura, la Benetton group, che insieme a camicie e pullover li ha proiettati sui mercati di tutto il mondo. Nessun coinvolgimento con l’esborso debitorio per l’Opa Autostrade, lanciata per controllare la concessionaria con una quota superiore al 66,7% tramite Schema28. Tuttavia, il mercato è cauto, pensa che la famiglia non abbia più fiducia nel «core business» dell’abbigliamento casual e crede che prima o poi qualche asset potrebbe essere ceduto, scommettendo a fasi alterne su Autogrill e su Benetton group.
          Oggi gli occhi sono puntati su Edizione Holding, la cassaforte della famiglia
          con partecipazioni che vanno dalla ristorazione, alle autostrade, agli aeroporti, alle banche, agli immobili e giornali. Le prime indicazioni sul fatturato consolidato 2002 lo danno in linea con il 2001 (5,4 miliardi di euro escluso Autostrade). Speculare al 2001 anche la posizione debitoria che non verrà alterata dall’Opa, operazione che, comunque, verrà iscritta nei bilanci 2003.
          A questo si aggiunge il fatto che Edizioni Holding dovrebbe continuare a non consolidare il gruppo autostradale di cui verrà a detenere una quota diretta al massimo del 42% dal 18 per cento preOpa. Nessuna necessità, dunque, di
          fare cassa per ripianare al minimo i 4,3 miliardi di euro di debiti per raggiungere la soglia del 66,7%, debiti che rimarranno nella parte bassa della
          catena, in capo a Schema28.
          Le preoccupazioni però stanno tutte lì ovvero nel rallentamento della crescita di Benetton group. L’immagine understatment di qualche anno fa che li ha sempre portati a tenersi lontani dalle passerelle della moda, ora appare un po’ appannata. Cerca un rilancio l’ultimo messaggio pubblicitario «Food for Life» insieme alle Nazioni Unite, che campeggia sul sito del gruppo e destinato ad apparire in 30 Paesi.
          Se la pubblicità non fa più scandalo, sono i numeri oggi a preoccupare di più: la congiuntura negativa dovuta al calo dei consumi si sta facendo pesante e in Borsa il titolo sta perdendo smalto, scambiato a 5,525 euro, sotto il prezzo di collocamento del 1986. Ad aggravare il quadro, la considerazione che dal lancio dell’Opa su Autostrade - all’inizio di novembre -il titolo sia crollato del 34,5 per cento.
          Un sussulto emotivo del mercato che interpreta l’operazione come una mancanza di fiducia della famiglia verso il tradizionale «core business».
          Tuttavia, scommettere sulla cessione implicherebbe la salita non la discesa del titolo in Borsa. In realtà, a convincere poco gli operatori e gli analisti sono le prospettive del gruppo Benetton che sembra avere esaurito la sua forza propulsiva di crescita. Il fatturato 2002 è stato annunciato in calo del 5% (nel 2001 era stato di 2,09 miliardi di euro), con il 2003 previsto piatto in attesa della ripresa che potrebbe arrivare nel 2004. Pesa l’andamento negativo
          dell’attrezzo sportivo (Nordica, Prince, Rollerblade), «non più strategico»
          e in fase di cessione, ma che sul bilancio 2002 apporterà una svalutazione
          di 130 milioni di euro, contribuendo alla «limitata» perdita di esercizio,
          la prima dalla quotazione.
          A dispetto della congiuntura, il cash flow si mantiene su livelli positivi (attorno a 260 milioni di euro) senza subire ripercussioni per eventuali svalutazioni e con un debito che potrebbe essere leggermente cresciuto di 50 milioni di euro (vedi articolo qui a fianco). Nessuna indicazione sul dividendo che verrà deciso nel cda di fine marzo ma che potrebbe tenere conto dei flussi di cassa e delle riserve accantonate. In questa tormentata congiuntura, gli analisti si
          muovono con cautela: per Merrill Lynch e Bnp Paribas il giudizio sul
          titolo è «neutral».
          Generatore di cassa è anche Autogrill, 150 milioni di euro destinati a crescere nei prossimi anni, e con una forte esposizione verso gli Stati Uniti: il fatturato consolidato 2002 del gruppo ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro con una crescita dell’1,6% rispetto all’anno precedente (+ 4,2% al netto dell’effetto cambi).
          Su Autostrade restano le incognite del Cipe che deve ancora esprimersi sull’estensione del piano di investimenti da 4,7 miliardi e sui relativi
          adeguamenti tariffari, un passaggio non irrilevante visto che i ricavi sono
          rappresentati per l’80% dai pedaggi.
          Un ritardo che ha pesato anche in sede di Opa, ma su cui il management
          ha sempre detto di volere andare avanti, comunque. Sul progetto Mediterraneo – scorporo delle società operative e costituzione di una holding
          di controllo che potrebbe sbarcare in Borsa – nessuna scadenza.
          Bisognerà attendere l’eventuale decisione sulla fusione tra la Newco28 e
          Autostrade, prevista entro 12 mesi dalla conclusione dell’offerta.
          L’operazione rientra nei piani di Gilberto, che vuole ripagare gli oneri dell’acquisizione con il cash flow della società, superiore al miliardo l’anno.

Mara Monti