Belluno. Commercio a braccia incrociate

14/11/2007
    mercoledì 14 novembre 2007

      Pagina 12 – Cronaca

        Fisascat, Filcams e Uiltucs mobilitano i lavoratori della grande distribuzione per il contratto

          Commercio a braccia incrociate

            Sciopero venerdì e sabato. E ai clienti: «Stop al carrello»

              BELLUNO. ciopero lavoratori del commercio, terziario e servizi ma anche «stop al carrello» della clientela, cioè il boicottaggio della spesa in una certa grande distribuzione che non vuole il rinnovo del contratto di settore scaduto. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil chiamano alla mobilitazione venerdì e sabato il personale degli iper aderenti alla Confcommercio e i consumatori.

                Venerdì in provincia sciopera la distribuzione all’ingrosso (dunque non diretta al pubblico e nel Bellunese interessa i lavoratori della Guarnier), sabato sarà il personale dei dettaglianti a incrociare le braccia.

                Il braccio di ferro ingaggiato da Filcams, Fisascat e Uiltucs anche in provincia di Belluno, riguarda in particolare la Confcommercio, che ha rotto le trattative nell’ultimo tavolo che si era aperto sul rinnovo del contratto. «Noi», hanno spiegato ieri i sindacalisti Milena Cesca, Dario De Biasi e Renato Candeago, «è la prima volta che vediamo la contropatre rompere le trattative. Senza tener conto del fatto che la stessa piattaforma è stata presentata sia alla Confesercenti che alle associazioni delle cooperative e con queste le trattative vanno avanti tranquillamente».

                Per questo il dito puntato è solo nei confronti della proprietà di certa grande distribuzione: da Billa a Famila, a Carrefour fino a Auchan.

                «Abbiamo chiesto un aumento contrattuale di 78 euro al 4º livello», spiegano i segretari provinciali di categoria, «poi miglioramenti su part time, contratti a termine e aprendistato, la riduzione della precarietà e una maggiore stabilizzazione dei rapporti di lavoro, ma Confcommercio si è rifiutata di accettare qualsiasi cosa: anzi ha abbandonato il tavolo, cosa mai vista». Un altro no dei datori di lavoro è sul rilancio dell’assistenza sanitaria.

                Confcommercio, dopo alcuni rinvii sulla piattaforma sindacale, ha deciso di dire no a tutto: «Ha sostenuto che la nostra piattaforma costerebbe il 9 per cento in più e che il costo del lavoro qui è il più alto in Europa. Quindi nessun aumento». «Noi non chiediamo la luna, sappiamo benissimo che ci sono dei problemi: vorremmo solo che la flessibilità non diventi ulteriore precarietà», spiega Milena Cesca (Fisascat). «E’ per ridare dignità ai lavoratori che è stato indetto questo sciopero e per fare in modo che si riapra il tavolo nazionale», continua Renato Candeago, Uilutcs.

                E per premere ancora di più sul settore, le categorie hanno coinvolto anche consumatori e clientela: «Stop al carrello è l’iniziativa con cui chiediamo alla gente di non fare la spesa in quei giorni», sottolinea Dario De Biasi, Filcams, «stiamo facendo volantinaggio ma anche assemblee nelle fabbriche tessili e metalmeccaniche perchè non facendo la spesa si incida anche su una diminuzione degli introiti nella grande distribuzione».

                (cri.co.)